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Della free agency, di Kawhi e di altre sciocchezze

BALLE

Nei giorni che viviamo, non spaventatevi se sembra che mi erga a fare un discorso serio parlando di costume e società -non è così, è un utopia leggere in giro notizie sportive ed analisi inerenti che abbiano un minimo di equilibrio. Dalle testate più serie, passando per gli account social “istituzionali” di giornalisti, analisti o (Dio ce ne scampi) insiders, diciamo addetti ai lavori, si legge veramente di tutto ed anche il contrario, spesso contemporaneamente. Parto dal calcio, poi arrivo al basket.
Non vi nascondo che, ultimamente, ho letto con divertimento sincero le teorie “momblanistiche” che volevano Guardiola allenatore della Juventus, e da supporter della Sampdoria seguo con interesse la contestazione contro il presidente Ferrero, volendo i tifosi con questa forzare la mano affinchè venda la società.

FATTI

fact_fake_news_agi_global_compactTutto bello, tutto legittimo se non fosse che non ci si pone mai una domanda, ed è qui che parte tutta la valanga, ma si sta commentando qualcosa di vero o meno? Nessuno se lo chiede, ed immancabilmente si scatenano, a commento della notizia o supposta tale, fazioni indemoniate che devono imporre la loro visione, la loro legge. Poco importa se si insulta o comunque si manca di rispetto a chicchesia. Ma questo è un’altro discorso. Per quel che ci importa qui, ma a rigor di verità, rispetto agli esempi di cui sopra: se anche la Juve avesse mai pensato a Guardiola è stato solo un sondaggio, ma a dirla grossa. Dove non fosse bastasto vincere la Premier League ed essere sotto contratto, il diretto interessato faceva di tutto per comunicare che mai se ne sarebbe andato da Manchester, ma il facinoroso, se imboccato a dovere, se ne sbatte di questi dettagli.

Per quel che concerne Ferrero, reo di non controllare quel che dice in occasioni pubbliche e poco rispettoso della storia della società che presiede, tutto verissimo, è d’altra parte pressochè inappuntabile nella gestione di questa, tant’è che se la società stessa è oggetto di trattative per la cessione (peraltro, non che ne importi, ma il papabile acquirente, Jamie Dinan, è uno dei [tre] proprietari dei Milwaukee Bucks) vuol dire che è amministrata bene e meritevole di un investimento superiore a 100 milioni di euro. E questo, non essendo evidenziato dagli operatori di stampa non importa a nessuno, meno che mai a chi lo contesta per antipatia. Quindi se ne evince che uno simpatico può far fallire le società, chissene…

COMMENTI

Quelli sopra sono i fatti, soprassiedo su rumors che vengono fatti sopra e relative reazioni, offrendovi solo una sinestesia in merito: un porcile puzza molto di meno. Della puzza però, mettiamocelo in testa, e qui si che parlo di costume e società, perchè vale in tutti gli ambiti, ne siamo responsabili noi preferendo il sensazionalismo alla notizia.

KAWHI

wojLa cosa interessante è che questa specie di morbo, (lo vogliamo chiamare il Morbo di Fake?) in verità consuetudine quando si parla di calcio nostrano, sembra essersi impadronito anche di media e social di oltreoceano in occasione della Free Agency Nba, con particolare focus nel caso della decisione di Kawhi Leonard. Quel che mi sembra conclamato è che nessuno: ESPN, Wojnarwsky, Charania (bravi a scovare la notizia, discutibili quando provano a fare analisi che deroghino dalle regole e situazioni salariali per andare ad interpretare comportamenti ed intendimenti dei giocatori) e compagnia bella ne sapesse niente,  o meglio, non sapesse niente di quel che succedeva in tempo reale, perchè durante la stagione due o tre cose erano successe, in particolare: è di metà agosto 2018 la notizia che i Los Angeles Clippers avevano “licenziato” (improprio, ma efficace per farvi capire. Diciamo che hanno fatto il possibile affinchè il contratto non fosse rinnovato da Fox Sports West) Bruce Bowen come color analyst, reo di avere criticato proprio il #2 a commento della trade che lo aveva portato ai Toronto Raptors; i sopradetti Velieri, inoltre, mandavano a buona parte delle gare dei Raptors dei propri rappresentanti, incluso Lawrence Frank che è President of Basketball Operations, cosa peraltro lecita anche se inusuale ma che altrettanto non deve essere passata inosservata, dato che i primi report targati Brian Windhorst sono datati Dicembre 2018.

Se poi ci atteniamo a credere a quanto è stato detto dal 1 luglio in poi, del “pitch” dei Clippers non sappiamo pressochè nulla (qualcosa comincia ad affiorare ora) mentre delle rassicurazioni che ha chiesto lo zio (Dennis Robertson) di Leonard a Magic Johnson nella famosa telefonata occorsa, o delle proposte fatte da Drake con la OVO records e menate di altro genere, le conosciamo a menadito come le tabelline. Facciamoci tutti insieme una domanda e diamoci una risposta..

TUTTI AI LAKERS

every_laker-0E quindi? Quindi siamo sempre lì, al momblanismo, se l’insider non sa nulla, se si brancola nel buio, il free agent va ai Lakers, dove vuoi che vada?
E’ un refrain che ormai va avanti da non so quanti anni: Kevin Love, DeMarcus Cousins, Russell Westbrook, Klay Thompson, Paul George, Kawhi Leonard. Dovevano essere tutti dei Laker secondo i soloni del breaking news. Lo è solo Cousins, con un tendine rotto nel frattempo ed a poco più del minimo salariale, forse perchè ci ha messo una buona parola Anthony Davis. Questa è la sciatteria che contraddistingue la categoria di insiders NBA, non tutti ma sicuramente buona parte, basti pensare che Cris Carter, cioè colui che doveva essere l’uomo con le mani in pasta nelle segrete stanze della famiglia Leonard, annuncia a poche ore dalla decisione:

confermando, a mezzo video che la decisione sarebbe avvenuta il giorno seguente (il 6) e che l’opzione più sensata che trapelava sarebbe stata quella del Lakers.
Patatrack poche ore dopo e tentativo goffo di “seguire l’onda” adducendo motivazioni a supporto dell’agreement, avvenuto in netto controtempo e con il contenuto spiazzante, a margine, della contestuale trade PG:

e

 

Grazie mille Chris, non che non ci fidiamo di te: ma dopo son tutti capaci, eh!

REALTA’

1052722440-jpg-0Quindi tornando al primo tweet di Carter e confrontandolo con i fatti:
_Kawhi la decisione l’ha presa il giorno stesso
_non ha scelto i Lakers
_Kawhi, nei giorni immediatamente precedenti, era tutt’altro che indeciso.

Si perchè, con buona pace di chi scrive “Jerry West did it again” che pure è vero, ma con una valenza diversa rispetto a quanto si vorrebbe far percepire, è Kawhi che si è scelto (o comunque ha dato il benestare a) Paul George quale seconda star, ci è andato (d’altronde le regole lo consentono…tampering, what?) a parlare, ottenuto il commitment è andato dai Clippers a dire:

“vengo da voi, dovete solo tradare per Paul George, che nel frattempo dovrebbe aver chiesto alla diringenza di OKC di agevolare. Fatemi sapere, ciao”

Ovvio che non sarà andata proprio proprio così, di sicuro con George non ci ho parlato io nè tantomeno i Clippers (che potrebbero essere però i fautori della formula KL+PG, chissà)…nel frattempo, proprio perchè oberato dagli impegni, Kawhi prendeva tempo con i Lakers, cambiando idea sulla sede dell’incontro (che doveva tenersi ad El Segundo, avvenuto  poi all’hotel Westlake Village Four Seasons) e sulle persone (Prima Pelinka no, poi Pelinka sì) che dovevano essere presenti. Toronto, che aveva l’ultimo pitch, aspettava, secondo me per niente fiduciosa, ma comunque costretta ad aspettare prima di muoversi col “piano B”.

Insomma non un timido muto ma uno scaltro uomo d’affari (ah, tanto per finire di sputtanare il tweet di Carte, non ha firmato per 4 anni ma per due, dato che nel 2021 diventa eleggibile per il Super Max Contract) che si è tenuto aperte seconda opzione e terza, fino a che la prima è diventata realtà. Non proprio seduto sul divano ad arrovellarsi il cervello perchè non sapeva cosa fare, come ci dicevano per sources

Luigi Pergamo

Luigi Pergamo

34 anni, nasco calciatore e calciofilo fino a che una domenica mattina di fine anni '80, facendo zapping, faccio la conoscenza di Magic e Kareem: le mie giovani certezze vacillano, più tardi cadranno. Da allora la malattia ha un crescendo esponenziale fino al punto in cui devo cominciare a parlarne e, poi, scriverne. Sposato e con un figlio (3 anni e tifa Bucks, boh) quando non lavoro lancio spingardate al ferro in palestra o al playground.

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