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De’Andre Hunter: from Philly with love

deandre-hunter-virginia-cropped-500x667Nome: De’Andre

Cognome: Hunter

Città di nascita: Filadelfia, PA

Età: 21 (2 Dicembre 1997)

College: Virginia

Altezza: 201 cm

Peso: 102 kg

Ruolo: Ala piccola

Draft 2019: 4^ scelta assoluta, Los Angeles Lakers, girato ad Atlanta via New Orleans

bio

Ok Zion, la prima scelta, che conosciamo tutti. Ok Morant, che stiamo vedendo ottenere subito buonissimi risultati con la maglia dei Grizzlies. Ok RJ, l’altro di Duke, che sta combattendo contro i mulini a vento di New York (perché è risaputo che ci siano i mulini a vento a New York). Ma questo De’Andre Hunter, da dove è sbucato? Il primo elemento da sottolineare per capire De’Andre è la sua città natale: Philadelphia, The City of Brotherly Love, la città di Kobe, Maravich e Wilt, che non sono proprio gli ultimi degli scemi per quanto riguarda la pallacanestro. Philly è sempre stata un grande centro di “baskettabilità” (qui un articolo del mio collega Andrea sulle città cestistiche per eccellenza), tant’è che dalla storica Friends’ Central School di Wynnewood, che per chi non lo sapesse è ad un quarto d’ora dal centro di Philadelphia, sono usciti Hakim Warrick (NBA dal 2005 al 2013), Mustafa Shakur (Okc nel 2014 e qualche apparizione in Italia) e Amile Jefferson (ai Magic dal 2018, ma più G-League che altro). La carriera cestistica scolastica di Hunter subisce una super impennata nel suo anno da Junior, in cui totalizza 21.6 punti, 11 rimbalzi e 5 assist per partita, vantando anche la nomina a Pennsylvania Class AA Player of the Year. Nel seguente anno, quello da Senior, chiude la stagione a 23.5 punti, 9.8 rimbalzi, 3 assist e 2.5 stoppate per partita. Incredibilmente non viene classificato come Five Star Recruit, bensì come Four, e viene inserito al 72° posto tra le migliori promesse dell’high school e 14^ miglior ala piccola della 2016 high school class. Un affronto per Hunter, che nel frattempo rifiuta le avances di NC State (la North Carolina più “scarsa”) e Notre Dame, accettando la lettera di Virginia. Diventa quindi un Cavalier nel 2017, passando due anni importantissimi per la sua crescita cestistica e mentale, culminati col titolo NCAA della passata stagione. Il primo anno da Cavalier Hunter lo passa partendo dalla panchina in tutte le 33 gare, con una media di 20 minuti a partita. Notable mention il buzzer beater da tre punti per portare a casa la partita contro Louisville. La stagione ha preso una buonissima piega, e l’armata di Virginia vede il titolo da molto vicino, tant’è che ottiene il primato nel power ranking. Nell’ACC Tournament, però, il danno: Hunter si rompe il polso, che gli impedisce di partecipare all’NCAA Tournament. I Cavaliers escono al primo turno del torneo contro la sedicesima squadra della “classifica”, UMBC (che perderà al secondo round contro Kansas State, perdendo con uno scarto di 20 punt)i. Poco valgono ad Hunter i premi di ACC Sixth Man of the Year e ACC All-Freshman Team e le statistiche (49% dal campo, 38% da 3, 75% ai liberi. 9.2 punti, 3.5 rimbalzi e 1 assist per partita), quel trofeo voleva alzarlo.

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Così come accadde ai Tar Heels di North Carolina, che dopo essere usciti in finale nel 2016 conquistarono il titolo l’anno seguente, anche i Cavaliers divennero “la squadra in missione” del 2019. E Hunter, nell’anno da sophomore, è il primo violino di questa squadra, accompagnato dai suoi due alfieri: Kyle Guy e Ty Jerome, ormai esperti di NCAA essendo al loro terzo anno. Nuovamente Virginia è il primo nome che compare nel Power Ranking dell’NCAA Tournament, trascinata dalle prestazioni fenomenali di Hunter (38 partite su 38 dal quintetto, 32.5 minuti a partita, 52% dal campo, 44% da 3, 78% ai liberi, 15.2 punti, 5.1 rimbalzi e  2 assist a gara), che gli garantiscono anche i premi di NABC Defensive Player of the Year, First-team All-ACC, Third-team All-America AP, USBWA, SN e Second-team All-American da NABC. L’aspetto più importante però della sua carriera è la vittoria del titolo NCAA, che porta il suo nome sopra, vista la prestazione da 27 punti e 9 rimbalzi in finale, accompagnata da una super tripla a 12.9 secondi dalla fine del tempo regolamentare che varrà il pareggio, regalerà l’Overtime e la conseguente vittoria finale contro Texas Tech. Queste storie regalano sicuramente tante emozioni, ma le carriere non si basano solo su questo, bisognava pensare al grande passo in avanti: l’NBA. Il draft è solo una formalità, verrà scelto solo dopo i 3 mostri sacri citati all’inizio. Attualmente Hunter sta giocando in NBA con le seguenti medie: 10 punti 4 rimbalzi e 1.5 assist di media nelle 13 partite giocate dal rookie, ma con percentuali che fanno storcere un po’ il naso: 34% dal campo, 33% da 3 e 67% ai liberi. Sicuramente migliorerà, e con lui, vista la compagnia di Young, Atlanta sarà più che un’apparizione nei prossimi anni.

scheda tecnica

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Tra i pregi di questo talento cristallino va sottolineato l’impatto a tutto campo, sia in attacco che in difesa. Parlando del lato difensivo, la sua versatilità gli permette di chiudere molto bene l’attaccante sul perimetro ed in post. Nella metà campo offensiva è un maestro del gioco senza palla: dall’arco dei tre punti è molto efficiente ed efficace, ma sa segnare anche dal mid range, dal post e nel pitturato, anche se contrastato. L’abilità a rimbalzo è uno dei suoi assi della manica, ha fiuto per i rimbalzi, sa dove andrà la palla. Inoltre è dotato di ottime doti atletiche, che in NBA sono fondamentali. I punti critici del suo gioco si possono riassumere in una frase: “palla in mano”. Non riesce a creare azioni pericolose con la palla in mano e il suo ball-handling è da migliorare per gli standard NBA. Inoltre il suo rilascio è abbastanza lento al momento, dovrebbe migliorare nella velocità d’esecuzione. Nessuno gli chiede di essere come Klay, però…

In breve: il titolo di Virginia dev’essere solo il primo tassello di una grande carriera, ma miglioriamolo il gioco con la palla!

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 21 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente studente di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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