Draft Lottery Basketball

Considerazioni post-lottery

La clamorosa “rapina” di Cleveland alla Draft-Lottery del 20 maggio ha completamente rivoluzionato gli scenari della vigilia e ha avuto delle ovvie ripercussioni anche nelle riflessioni generali che si possono fare proprio a posteriori della lotteria.

Ora ciascuna franchigia ha la sua posizione nella griglia che il prossimo 26 giugno assegnerà i 60 migliori prospetti a livello mondiale ed ogni general manager (in qualche caso ascoltando le direttive del coach, ma frequentemente non è stato così) sta elaborando la strategia che ritiene vincente: chi scegliere del trio Wiggins-Embiid-Parker? Scambiare la pick in una trade per un giocatore già affermato? Puntare ad un diamante grezzo con upside sconosciuto oppure ad uno già pronto ma con minor potenziale? Questi sono soltanto alcuni degli innumerevoli interrogativi che stanno arrovellando le menti di GM, presidenti, allenatori o semplici tifosi ed appassionati.

Ad ogni modo cerchiamo di individuare  i temi salienti che ci accompagneranno alla fatidica notte del draft, partendo da qualche considerazione sull’evento che ha preceduto la lotteria, il Draft-Combine svoltosi nelle scorse settimane a Chicago; un appuntamento dal quale si sono assentate le tre stelle Wiggins, Parker ed Embiid (assenze per altro ampiamente preventivabili), ma che ha ugualmente avuto i suoi motivi di interesse.

Al di là delle effimere prove balistiche di spot-up shots e similari (le quali potrebbero tranquillamente essere abolite in luogo di più utili sfide 1 vs 1 strategici o di prove di tiro maggiormente indicative dei piazzati in libertà), i veri motivi di interesse, come capita in ogni combine, sono state le misurazioni ufficiali: altezza (con e senza scarpe da gioco) e peso, wing span o apertura alare, prove di rapidità e di velocità, prove di salto da fermo e in movimento, queste misurazioni o esercitazioni fisiche hanno fornito dei dati atletici interessanti per GM e scout NBA, riservando alcune sorprese. In primis hanno destato scalpore Noah Vonleh, il lungo da Indiana, per la sua incredibile wing span (7’4’’ abbondanti), Zach Lavine ed Aaron Gordon (eccezionali le sue prove di agilità e di salto) per l’atletismo strabordante, ed un insospettabile Doug McDermott protagonista di ottimi risultati nelle prove di rapidità e velocità. D’altra parte ha stupito negativamente la percentuale di massa grassa superiore al 10% di Marcus Smart (comunque atteso nei top 10 del draft), combo-guard (o magari combo-tank vista la stazza impressionante) da Oklahoma State, anche se la preparazione alla ventura stagione NBA certamente farà rientrare tale dato a valori più consoni ad un professionista.

Uno dei giovani più interessanti, previsto addirittura tra la quarta e la quinta chiamata, è l’australiano Dante Exum, avvolto da un certo alone di mistero che la Combine ha parzialmente scelato: Exum è un play di ben 198 cm, leggero e velocissimo, con una notevole wing span pari a 6’10” e, più in generale, valori fisico-atletici che lo avvicinano ad un’ala piccola piuttosto che ad un playmaker. L’altro grande nome presente a Chicago, Julius Randle, un “Ercole” che ha smentito gli scettici riguardo al rapporto tra la sua altezza relativamente modesta per un’ala grande (206cm) e la sua wing span (prima della misurazioni ufficiali era tacciato di avere braccia troppo corte per avere un impatto pro a livello di steals e stoppate): infatti ha registrato una apertura di braccia di 7 piedi, più che dignitosa per la sua altezza ed il suo peso (ben 113kg).

Proprio durante queste giornate di rilevamenti nell’Illinois è comparsa in rete – con una tempistica niente affatto casuale – una immagine che ha fatto immediatamente il giro del mondo, ritraente un Andrew Wiggins tirato a lucido ed impegnato in un impressionante salto da fermo, la quale è divenuta oggetto di speculazioni tra gli addetti ai lavori che hanno tentato improbabili stime “ad occhio” e nel frattempo l’hype per Wiggins subiva un ulteriore accelerazione, per la gioia del suo agente Bill Duffy.

Dopo aver sviscerato i temi principali della Combine, è opportuno dar voce ai rumors che si sono rincorsi a seguito della Lottery: tra voci di trade e di scambi di pick alla fatidica notte del draft, voci di corridoio, workouts in cui si stanno esibendo i giocatori a cospetto di franchigie selezionate e diverse altre tematiche che ci accompagneranno al 26 giugno.

David Griffin, general manager dei Cavs, è ora alle prese con la patata bollente della first pick, una responsabilità ambitissima quest’anno più che nei precedenti, ma che in Ohio nessuno si sarebbe atteso, e adesso si dovrà decidere se puntare ad uno tra Wiggins, Parker ed Embiid, oppure scambiare la scelta in un lussuoso pacchetto comprendente magari Waiters e Varejao per arrivare ad un grande nome già affermato come il tanto desiderato Love. Senza dimenticare che accaparrarsi Love (liberando contemporaneamente il cap) vorrebbe dire avere delle carte assai valide per tentare il clamoroso ritorno del figliol prodigo LeBron, ed un ipotetico trio Irving-Love-James si candiderebbe immediatamente al titolo. D’altro canto mantenere la prima scelta costituirebbe ugualmente un notevole upgrade rispetto alla desolazione degli ultimi anni, però si punterebbe ad un progetto più a lungo termine, accantonando i sogni di gloria per il 2014-2015.

Le situazioni di team in profonda ricostruzione come Bucks, Sixers, Magic e Jazz sono decisamente più fluide, dato che sono infime le possibilità che esse scambino le proprie scelte e non proseguano nello loro linea verde; mentre sarà un terno al lotto fino all’ultimo istante cercare di capire quali giocatori selezioneranno (ferma restando l’improbabilità che, ad esempio, i Jazz scelgano alla 5 Exum, qualora fosse ancora libero, poiché in cabina di regia hanno già il buonissimo Burke).

La nebbia – e la delusione post-Lottery – avvolge invece le due franchigie più vincenti della storia della NBA, Lakers e Celtics, detentrici rispettivamente delle scelte 6 e 7, ed in un draft talmente ricco di talento da scomodare paragoni con i mitici 1984, 1996 e 2003, rischiano concretamente di portarsi a casa dei talenti rari (si parla insistentemente di Smart per LA e di Vonleh per Boston)  pur se forse non al livello dei primi tre o quattro. Tuttavia trattandosi di Lakers e Boston – reduci per di più entrambe da un’annata disastrosa – la pazienza non è la miglior dote di queste piazze e sbagliare scelta è un azzardo che non possono permettersi, ma allo stesso tempo una sesta ed una settima scelta non sono merce di scambio sufficiente (anche perché soprattutto ai Lakers mancano assets appetibili da altre squadre) per mirare ad un campione. Quindi per le decane della pallacanestro USA si prospetta un lungo giugno denso di riflessioni.

Un’altra questione che terrà banco fino a fine mese sarà certamente quella riguardante lo stato di salute della schiena di Embiid (probabilmente il giocatore che affascina di più tutti i GM della lega per il potenziale infinito che sembra celare), il cui infortunio lo scorso marzo lo ha costretto a saltare il torneo NCAA da freshman con i Jayhawks. Ad oggi le rassicurazioni sulla sua completa guarigione giungono da più parti e lo stesso Joel afferma di sentirsi al 100%, pur se la storia insegna (ogni riferimento ad Oden non è casuale) che con i lunghi apparentemente fragili al draft è necessario essere cauti. Ad ogni modo i workouts che Embiid sta svolgendo in questo periodo – limitandosi volontariamente solo a Cavs, Bucks e Sixers – stanno rivelando un eccezionale stato di forma tecnico-fisico, motivo per il quale la maggior parte degli esperti lo pronosticano come la futura prima scelta assoluta, sbaragliando la concorrenza di Jabari Parker e soprattutto del suo ex-compagno a Kansas Wiggins.

Marco

 

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