LeBron James

Cavs: man to man set

David Blatt avrà per la seconda stagione consecutiva l’onore e l’onere di gestire un roster molto variegato. Dall’alto del “titolo” di vice-campioni NBA i Cavaliers si ripresentano ai nastri di partenza della nuova, imminente stagione, con inalterate velleità di arrivare al primo storico anello della franchigia dell’Ohio. Quando hai tra le tue fila LeBron James non può essere altrimenti.

Insieme al “Prescelto” però l’ex coach del Maccabi Tel Aviv ha la possibilità di schierare in campo quintetti molti diversi tra loro, e per questo le opzioni rimangono molteplici. Un discorso è il James che gioca da esterno come costruttore di gioco, anche nella posizione di point forward, un altro è quando LBJ viene schierato da 4. Nel set che vediamo oggi il #23 può interpretare entrambi i ruoli, sfruttando anche da ala grande le sue irripetibili caratteristiche fisiche e tecniche messe a disposizione dei Cavs.

Set up

01Lo schieramento iniziale prevede 1 con palla in punta, 2 e 3 a ricoprire le posizioni di ali mentre 4 e 5 partono dalla posizione di post basso, per muovere poi verso i gomiti dell’area e consentire così alla squadra di iniziare il gioco offensivo da una classica situazione denominata spesso “Horns up”. Nel frattempo 2 e 3 si abbassano negli angoli dove possono fin da subito ricevere palla per un tiro piazzato.

 

 

 

 

 

 

 

021 si porta in palleggio verso un lato del campo: il suo movimento è la chiave che determina lo sviluppo del gioco. Nel diagramma vediamo come 3, rimasto sul lato debole, sfrutti il blocco “stagger” creato da 4 e 5 per uscire verso la posizione di punta e ricevere palla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

033 riceve quindi palla e se non può concludere in autonomia attende il contemporaneo taglio di 2 lungo la linea di fondo. La guardia sfrutta a sua volta il secondo blocco “stagger” creato da 5 e 4 per uscire, ricevere e tirare sul lato opposto. Chiaramente su tutti questi tagli – con l’attenzione della difesa dedicata prima a 3 e ora a 2 – i bloccanti devono essere pronti a girarsi verso la palla e il giocatore che ne è in possesso a servirli appena dovessero trovarsi liberi o accoppiati con un mismach favorevole dopo un eventuale cambio difensivo.

 

 

 

 

 

041 e 2 occupano nuovamente le posizioni di ala. 5 porta invece un blocco sottocanestro per 4 con l’intento di favorirne il movimento verso il post basso opposto. Anche in questa situazione 4 deve poter essere un bersaglio “credibile” per 3 nel ricevere palla durante il suo movimento per una conclusione da sottocanestro.

 

 

 

 

 

 

 

 

05Sul passaggio di 3 a 1, 5 taglia verso il post-alto. La situazione è applicabile soprattutto con in campo Mozgov che da quella posizione può impensierire la difesa, o in un quintetto piccolo con James da 4 e Love da 5: in questo caso i Cavs diventano pericolosissimi dato il tiro da fuori dell’ex T-Wolves e le capacità in post-basso di LeBron.

 

 

 

 

 

 

 

 

06Da qui le opzioni sono molteplici: 1 può passare in post-basso a 4 che se la gioca 1vs1 spalle a canestro o serve, sul raddoppio difensivo, 5 in lunetta o su un suo eventuale taglio a canestro, così come può riaprire per 1 se il raddoppio dovesse essere un “double down” (guardia che scende a raddoppiare il lungo). Se invece la palla viene passata da 1 a 5, sarà 4 ad effettuare un così detto “duck-in” con il compagno in post-alto che funge da sponda per servirlo sottocanestro.

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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