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Caron Butler: da pusher a campione NBA

Caron Butler ha giocato sedici stagioni nella NBA (881 gare), ha avuto una media di 14 punti a partita e 5 rimbalzi per tutta la sua carriera, è stato due volte selezionato per giocare la “partita delle stelle” e soprattutto è riuscito a raggiungere quello che ogni bambino sogna da quando prende in mano una palla a spicchi per la prima volta: il titolo NBA, l’Olimpo della pallacanestro. Il titolo lo vinse nel 2011, con i Dallas Mavericks battendo in finale i strafavoriti Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh in quella che si può definire la più grande playoff run degli ultimi dieci anni. Leggendo queste poche righe riguardanti questo giocatore potremmo tutti invidiarlo per la vita che ha fatto, ebbene non è sempre stato così per Butler.

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Caron Butler è nato il 13 Marzo 1980 a Racine, Wisconsin da una madre single, vive nel “South Block” di Racine, non il migliore dei quartieri. Nemmeno la famiglia è delle migliori: mamma è povera e fa più lavori per crescere il piccolo Caron ed il suo fratellino mentre i suoi due zii spacciavano droga, sono stati proprio loro ad introdurre Caron in questo mondo alla tenera età di 10 anni. Entrambi i fratelli della madre erano stati in prigione, questo li fece guadagnare lo status di leggenda per le strade, questo fu uno dei motivi che spinse Butler a spacciare droga. Per riuscire a fare più soldi Tuff Juice (come lo chiamavano in quartiere) era solito mescolare più sostanze, poi con i soldi che prendeva si comprava macchine, solitamente di spacciatori che erano in prigione.

Ma non è andato tutto liscio per Caron, infatti è stato arrestato più volte, e quello che ricorderà per sempre fu quando era solo un quindicenne. La polizia trovò dentro al suo armadietto una pistola e della droga, così lo portarono ad un riformatorio con una sentenza di un anno di carcere. Le cose non migliorarono là dentro e dopo una rissa con un altro ragazzo, Caron fu spedito in isolamento.

In un’intervista rilasciata anni più tardi Butler affermerà che quelle due settimane di isolamento furono le più dure della sua vita, e lì capì che era il momento di cambiare per rendere orgogliosa la sua famiglia e sé stesso.

Iniziò a lavorare da Burger King, solo per sei mesi mentre era in libertà vigilata. Andò un solo anno alla high school, dove vinse il premio come “giocatore dello stato” dominando chiunque si trovasse di fronte a lui, ma anche qui non andò tutto rose e fiori: un giorno di primavera la polizia perquisì tutto il quartiere di Butler, trovando in un garage 15,3 grammi di cocaina. Solitamente la polizia avrebbe mandato chiunque del quartiere in prigione, Caron compreso, visti i precedenti per spaccio. Invece tutti gli altri ragazzi andarono in prigione, tutti tranne Tuff Juice: un poliziotto credette alla versione di Butler e non lo arrestò, permettendogli di concentrarsi solo sul basket e sulla sua famiglia.

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Nel 2002 dopo aver frequentato l’Università del Connecticut, grazie al suo talento ed al supporto della comunità, Caron Butler fu selezionato dai Miami Heat con la decima chiamata del draft NBA e, dopo ben undici stagioni nella Lega ha pensato di ritornare dove tutto è iniziato: nel Wisconsin, giocando per i Milwaukee Bucks. Questa decisione ha significato molto non solo per Butler e la sua famiglia, ma per tutta la comunità del Wisconsin e di Racine in particolare. Anche durante la sua carriera NBA  le cose a casa non andavano sempre come sperato, lui stesso racconta che ha dovuto pagare molti funerali mentre giocava nella NBA, compreso quello del suo migliore amico.

Dopo il ritiro Caron è tornato più e più volte a Racine, è un esempio per tutta la comunità e per tutti quei bambini che vogliono uscire da quella realtà e diventare persone di successo proprio come Tuff Juice, uno spacciatore arrestato almeno quindici volte prima di raggiungere l’età di quindici anni, incarcerato per un anno e mandato in isolamento per due settimane. Questo è quello che lo sport può fare: salvare vite.

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Valentino Aggio

Valentino Aggio

Aggio Valentino, 17 anni, stregato dalla palla a spicchi a 13 anni, quando ho visto un alieno su un campo da pallacanestro (il #6 di Miami). Tifoso Celtics innamorato del genio e sregolatezza di Rajon Rondo.

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