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Boston Celtics, tra delusione e possibili scenari futuri

Qualcuno potrebbe per cortesia scortare Kyrie Irving fino ai confini del Massachussetts e intimargli di non rientrarci mai più? Non vorrei doverlo rivedere dentro al Garden nemmeno con un’altra maglia, se possibile.

Ok, l’ho toccata piano, giusto per settare il tono di questo articolo. Del resto adesso sono molto più tranquillo rispetto a quando guardavo gara 5 con le braccia incrociate e digrignando i denti.

Momento onestà intellettuale

Giusto per chiarezza, ho sempre sostenuto e sono tutt’ora convinto che Irving sia il più forte giocatore di uno contro uno, specie sotto pressione, dell’intera Lega. Durant può tirare in testa a tutti, Antetokounmpo può farsi strada a spallate tra i difensori, LeBron può trovare il compagno libero se raddoppiato come se fosse un telepate, ma se parliamo dello specifico gesto tecnico di battere il tuo avversario tra palleggio, tricks, finte, contorsioni e angoli di tiro inimmaginabili, nessuno come Kyrie.

Fine del momento “onestà intellettuale”, adesso potete togliermelo dai … dagli occhi.

Com’è andata la stagione?

Male.

Se volete un po’ più di dettaglio, lo scorso settembre il popolo biancoverde attendeva la nuova stagione con trepidante attesa e (molto!) mal celata sicumera: abbiamo appena mancato le Finals negli ultimi minuti di gara 7 giocando con i ragazzini. Quest’anno i giovani hanno un anno di esperienza in più, tornano Irving e Hayward con più voglia che mai, abbiamo così tante (buone) scelte al draft che potremmo farci 2 squadre, il Re se n’è andato ad ovest e i nostri competitors diretti non sono credibili: Phila e Milwaukee sono simpatiche in stagione, ma tanto poi si è visto che quando si gioca per vincere sono in sudditanza psicologica evidente, Super Al le spegne lui. Toronto invece si è affidata per un anno al lungo-degente Leonard, che sta svernando lì in attesa di poter tornare al sole della California. Insomma, alle Finals quasi in ciabatte, poi certo non si può vincere contro quei mammasantissima dei Warriors, ma tanto è tutta esperienza che viene buona quando Durant andrà a cercare soldi e gloria altrove l’anno successivo.

Ecco, non giocatevi mai dei numeri che vi desse un tifoso Celtics

I 76ers hanno fatto un dubbio ma impressionante All In su questa stagione, Kawhi ha deciso di tornare un Top 3 della Lega e colmare da solo la caratteristica carenza di … sicurezza nei PO dei Raptors, Milwaukee con la sola aggiunta di un po’ di esperienza e del signor Budenholzer è diventata un treno inarrestabile; mentre Boston è semplicemente autoimplosa.

E’ tutta colpa di Irving?

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Ovviamente no.

A questo capolavoro hanno partecipato in tanti.

Al Horford è stato ottimo nei playoffs, buono dopo l’ASG, appena accettabile a gennaio, da bastonare con mazza chiodata nei primi 3 mesi di stagione. Evidentemente dovuto al poco impegno, tipico del veterano che si gestisce per essere in forma per i PO. Vero e comprensibile, ma forse questa non era proprio la stagione migliore per applicare quello che ormai è lo standard per tutti gli All Stars con un certo chilometraggio. Specie se sei il collante e il motore di attacco e difesa della squadra.

Hayward non è ancora se stesso dal punto di vista fisico e di confidenza nei propri mezzi e nel proprio gioco. Tutti si augurano per lui una ripresa tipo quella avuta da Paul George dopo il suo brutto infortunio alla gamba, ma se si spera che il risultato sia quello, bisogna anche accettare che per l’ala dei Thunder sia arrivato dopo 2 anni interi dall’infortunio, quindi se tutto va bene il miglior Hayward lo potremmo rivedere da metà dell’anno prossimo.

Tatum ha completamente sbagliato l’approccio alla off season passata, lavorando su cose non richieste dalla squadra invece di rinforzare quelli che erano stati i suoi elementi distintivi la scorsa stagione. L’anno scorso il gioco dei C’s partiva in genere da Horford, e Tatum doveva finalizzarlo con tiri ad alta percentuale dopo che l’attacco biancoverde aveva creato per lui un vantaggio. Il togliere le castagne dal fuoco in autonomia era richiesto solo occasionalmente, e le difese non avevano ancora messo a punto specifiche contromisure. Quest’estate invece Tatum (con l’aiuto del Mamba, che a noi Bostoniani piace vedere come determinantemente nocivo, ma potrebbe essere solo leggenda) ha lavorato principalmente sul suo uno contro uno, finalizzato in particolare all’arresto e tiro dai 5-6 metri, ovvero il tiro che oggi tutte le squadre rifuggono come la peste perchè a minor efficienza della tripla o del tiro al ferro. Questa ricerca ossessiva di una tipologia di tiri da non prendere e in generale il non essere cresciuto come ci si aspettava (magari anche in maniera illecita) rispetto allo scorso anno hanno portato ad una stagione deludente.

Brown non ha accettato il suo nuovo ruolo. Il ritorno di Irving e Hayward ha ridotto i suoi tocchi e il suo peso sull’attacco, rendendolo anche meno efficace su quei pochi tiri che gli rimanevano. Stevens l’ha spostato nella second unit, perchè fosse in un attacco in cui potesse avere più spazio, ma questo ha di conseguenza ridotto i suoi minuti. Nell’ultima parte di stagione si è adattato al nuovo ruolo e le cose hanno iniziato a migliorare, ma le prestazioni nei PO (nei quali è tornato ad avere un numero superiore di minuti, tocchi e tiri) hanno dimostrato come per Brown o si riesce a trovare un ruolo significativo, o è meglio programmare un futuro senza di lui, perchè non sarà disposto, anche giustamente, ad avere un ruolo di secondo piano.

Infine Rozier, autore credo della peggior stagione di contract year della storia (gran prova di intelligenza, tra l’altro, Terry!). La retrocessione dal quintetto alla panchina, e poi da gestore della second unit a mero tiratore sugli scarichi (per via del ruolo di point forward delle riserve disegnato da Stevens per Hayward) l’hanno messo in un contesto tecnicamente non adatto a lui, ma Scary Terry ci ha messo anche nel suo, con dichiarazioni e atteggiamento in campo inaccettabili per un professionista pagato milioni di dollari.

E quindi perchè sarebbe colpa di Irving? Lo vediamo con un esempio di … cultura generale.

The Replacements

Non so quanti di voi hanno visto questo film del 2000 (Le Riserve, in Italia) con Gene Hackman e Keanu Reeves.

E’ il classico film sportivo americano, che celebra l’epica dello sport come momento di rivincita sociale e di possibilità di sfruttare a fondo le seconde chance.

In pratica si parla di un lockout dell’NFL, quando per motivi economici i giocatori si mettono in sciopero e le squadre decidono di far scendere in campo una serie di ex giocatori falliti o altra umanità varia con qualche specifico talento riciclabile in una partita di football. Dopo i primi comici insuccessi le cose iniziano a girare e “Le Riserve” diventano una squadra che vince delle partite. Poi però all’inizio dei PlayOffs alcuni Pro decidono di tornare a giocare, e l’allenatore è costretto a togliere Shane Falco/Reeves per rimettere lo spocchioso quarterback titolare.

Il risultato è ovviamente disastroso, perchè le altre riserve semplicemente “non giocano per lui”. La stella della squadra, dotata di talento strabordante e chiaramente più forte del protagonista non si è guadagnato la loro fiducia, non gioca con loro ma gioca per sé, così gli altri si limitano a fare il loro compitino, il minimo sindacale, ma nessuno mette sul piatto quell’extra effort, quella disponibilità di sacrificare il proprio corpo alla causa che alla fine fanno la differenza.

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In gara 5, con Smart finalmente di nuovo in campo, viene fischiato un fallo dei Celtics su (credo) Middleton che andava in contropiede. Si era dalle parti di metà campo, ma Middleton continua verso il canestro per andare a segnare. Smart, non ostante l’arbitro avesse già fischiato, insegue Middleton, salta con lui e lo stoppa. Questa giocata è apparentemente uno sforzo inutile, uno spreco di energie senza beneficio, visto che il canestro non sarebbe stato valido lo stesso. Eppure Smart lo fa, per lanciare un messaggio chiaro: che lui ci tiene, che lui farà tutto quello che è in suo potere, anche contro il buon senso, per impedire che quella palla entri nel suo canestro.

Lui è Shane Falco.

E’ Kevin Garnett che salta per tirare via la palla da sopra al ferro dopo che l’arbitro ha fischiato.

E’ il Pride.

Irving invece è il quarteback professionista qualunque, un milione di volte più forte, ma che gioca per far vedere al mondo cosa sa fare lui, non per vincere quella partita.

E la squadra poi non gioca per lui.

Scenari futuri (3 quadri di un mondo che potrebbe essere)

1)Fantabasket con Monociglio

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Sono almeno 3 anni che Ainge punta a Anthony Davis (certo, non è proprio l’unico GM a farlo …). E’ fattibile che arrivi a Beantown? Diciamo che è difficile, anche perchè la Lotteria che porterà Williamson a New Orleans ha notevolmente rinforzato la posizione dei Pelicans: la stella del prossimo lustro è già in casa, quindi possono trattare con maggior forza perchè se va bene riescono a ottenere qualcosa di meglio nello scambio per Davis. Se invece va male, lo scambiano comunque per poca roba, ma in ogni caso il loro futuro è assicurato da Zion.

Prima invece non potevano rischiare di tirare troppo la corda e alla fine essere comunque costretti a scambiare Davis per meno, perchè il meno avrebbe significato tragedia per la squadra.

Senza fare proprio le pulci a livello di Dollaro, 2 potrebbero essere i modi in cui i C’s potrebbero arrivare al Monociglio.

La più semplice sarebbe fare un sign & trade per Irving, da spedire in Louisiana insieme a Tatum in cambio di Davis. In questo modo i Celtics potrebbero schierare un quintetto con Smart, Brown, Hayward, Horford e Davis. D’altro canto i Pelicans avrebbero Irving, Tatum e Williams, più magari qualcosa che può arrivare liberandosi di Holiday. Punto debole principale di questo scenario è la voglia di Irving di andare a New Orleans (essendo con l’opt out di quest’estate un free agent, non sarebbe costretto a rifirmare se non volesse andare a NO), ma il roster comunque di un certo livello potrebbe farglielo accettare.

In alternativa l’unico contratto di valore comparabile che i C’s potrebbero mettere sul tavolo sarebbe quello di Hayward (anche Horford ha l’opt out quest’estate), quindi per ottenere Davis dovrebbero impacchettarlo con un mare di prime scelte di quest’anno e del prossimo, ma potrebbe comunque in prospettiva essere un’opzione migliore (perchè più futuribile e più flessibile) per i Pelicans della manciata di giovani dei Lakers con pregi e difetti già noti (e i forti dubbi fisici su Ingram).

In questo caso il quintetto biancoverde sarebbe: Smart, Brown, Tatum, Horford e Davis.

In entrambi i casi ci sarebbe lo spazio per rifirmare Baynes, Morris e secondo me anche Rozier, se accetta un contratto non folle (e non credo che sul mercato ci sarà tanta gente disposta a svenarsi per lui, vista la brillante stagione appena conclusa).

Più talento, ma a che serve?

L’alternativa che al momento sembra più probabile, e che quindi ovviamente è quella che non vorrei mai si avverasse, è quella di fare di tutto per rifirmare Kyrie. Per tutta una serie di noiosissimi motivi legati al Salary Cap e ai Bird rights (se volete il dettaglio, leggete qui), se i Celtics non rifirmassero Irving non avrebbero a disposizione per altri free agents tutti i 21 mln lasciati liberi dalla point guard ma, in uno scenario ottimistico di Horford che rifirma per un periodo più lungo e accetta di fare uno sconto sul primo anno, al massimo 10-11. Questo vuol dire che di un top player al massimo puoi mettere sotto contratto lo zio, con quella cifra.

Il modo quindi per massimizzare il talento a roster per il prossimo anno è rifirmare Irving per un pluriennale e poi sperare che succedano tutte le seguenti cose:

  • I neuroni di Irving improvvisamente comincino a connettersi e gli facciano capire che essere il leader di un team vuol dire supportalo e guidarlo con l’esempio, non insultarlo e prendersi i meriti delle cose buone lasciando a loro tutte le colpe di quanto va male (e questo vale in spogliatoio, nelle interviste post partita e anche in campo)
  • Horford effettivamente accetti di rinnovare con sconto sul primo anno
  • Hayward torni al top della forma psico-fisica
  • Tatum continui a progredire, come se questa stagione non fosse mai avvenuta (e cancelli il numero di Kobe dalla rubrica del cellulare)
  • Brown accetti il suo ruolo da panchinaro, divenendo eccezionalmente efficente nei 20-25 minuti a disposizione
  • Stevens trovi una quadra tecnico-emotiva per ricostruire e tenere insieme questo spogliatoio

Possono succedere tutte queste cose insieme? Sì.

E’ probabile? Più o meno come che Yabusele vinca il prossimo MVP.

Grit & Grind

Adesso che a Memphis hanno sbaraccato, il ruolo di porta bandiera del grit & grind (ovvero del gioco duro, impegno massimo, accento sulla difesa e sul non mollare mai, per sopperire con la grinta e la cattiveria alla mancanza di grande talento) è rimasto vacante. Perchè allora non provare a fare una squadra che non avrebbe tutto il talento di quella descritta sopra, ma sarebbe una squadra di cui poter essere fieri?

Un quintetto con Smart, Brown, Hayward, Tatum e Horford, con Baynes, Morris e Rozier in panca, insieme ai 3 giovani (si spera) promettenti che arriveranno da questo draft, non sarebbe una bella cosa? Magari poi con i 10 mln di spazio salariale rimasti, un po’ di midlevel, si può provare a prendere un panchinaro con un po’ di punti nelle mani, o un giovane gazzellone che faccia da rim protector quando serve.

E’ chiaro che con una squadra così te la giochi in difesa, perchè arrivare a 110 punti tutte le sere sarebbe un’impresa titanica, e che l’obiettivo realistico potrebbe essere un’uscita dignitosa al secondo turno. Però, appunto, la parola chiave è “dignitosa”.

Poi magari Tatum ti diventa davvero il trentellista che sembra poter avere nelle corde, e allora ne riparliamo. Ma in ogni caso puoi gustarti una squadra che scende in campo tutte le sere dando tutto quello che ha. In una parola: Pride.

In ogni caso, IN DANNY WE TRUST

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Boston Celtics Introduce Kyrie Irving and Gordon Hayward

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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