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The basketting sisters

Ci avviciniamo a grandi passi, il prossimo 21 agosto, al compleanno centenario di Jean Dolores Smith BVM, al secolo sister Jean, classe 1919. Sister Jean assurse agli onori della cronaca in occasione della March Madness 2018, quando, nella sua qualità di cappellano della minuscola Università di Loyola, Chicago, “accompagnò” i suoi ragazzi, i Ramblers, fino alla finale del Campionato NCAA. Sister Jean era solita infatti rivolgere, nel prepartita, alla squadra radunata in cerchio, le sue osservazioni tecniche e spirituali, seguite da una benedizione e da un tifo… indiavolato per il resto del match.

L’impresa di Loyola, qualificata per la Final Four, e le frizzanti interviste post-partita hanno alimentato la leggenda di sister Jean, divenuta in quei giorni un personaggio di fama nazionale. “Internazionale, prego”, rispondeva lei, con evidente autoironia, al giornalista che glielo faceva notare. Capito il tipetto?

Già avevamo scritto del peculiare legame tra la crescita del basket negli Stati Uniti, nei primi decenni del Novecento, ed il cattolicesimo; di come la “economica” (rispetto a baseball e football americano) disciplina dei cesti fosse lo sport ideale per i migranti, soprattutto italiani, irlandesi e polacchi. E di come, in ragione di tale storico retaggio, i College cattolici, sebbene muniti di molte meno risorse e possibilità di quelli d’origine protestante, ancora oggi non disdegnino di fare capolino nella fase finale della NCAA, in proporzione straordinariamente superiore a quanto i valori, numerici ed economici, potrebbero consentire.

Questa bellissima storia, evidenziata da un recente studio di una professoressa della prestigiosa Hofstra University di New YorkJulie Byrne, si intreccia con la pionieristica vicenda degli ordini monastici cattolici femminili negli Stati Uniti, di cui sister Jean rappresenta solo la punta dell’iceberg.

Le suore cattoliche rappresentano un punto fermo nell’immaginario storico del Paese a stelle e strisce per la loro costante opera di aiuto, educazione, elevazione delle classi meno abbienti, servizi sociali, lotta per i diritti civili. Non a caso, due dei film hollywoodiani di maggior successo che le hanno come protagoniste, The blues brothers e Sister Act, le descrivono impegnate proprio in tali attività. La pinguina, “severa ma giusta” educatrice di Jake ed Elwood Blues, o la eccezionale Madre Superiora Maggie Smith sono archetipi di personaggi straordinari quali ad esempio suor Blandina, di recente assurta agli onori degli altari.

Suor Blandina, al secolo Maria Rosa Segale, immigrata con la famiglia a quattro anni dalla Liguria agli States, viaggiò eroicamente per mezzo West fondando scuole ed orfanotrofi; cercò di umanizzare Billy the Kid, la lunga amicizia col quale le permise di salvare in più occasioni vite umane. Teneva testa ai banditi come ai tentativi di giustizia sommaria tipici del selvaggio ovest, facendo desistere i cittadini da linciaggi ed esecuzioni facili. Assistendo con assiduità i carcerati, si batté prima per gli ispanici e poi per i nativi americani e per i loro repressi diritti, come per la libertà di insegnamento. Chiuse la propria vita a Cincinnati, in ausilio all’estrema indigenza degli immigrati italiani. Protagonista di una puntata della storica serie CBS «Death Valley Days», nel 2014 la Diocesi di Santa Fe ha annunciato l’apertura del processo di beatificazione.

Da suor Blandina a suor Jean, le esuberanti “sorelle” americane hanno contribuito alla crescita del Paese a stelle e strisce, proseguendo la loro identità di vicinanza agli ultimi, affermata fin dalle prime fasi della costruzione della società americana di fine Ottocento, con le grandi battaglie per i diritti civili degli anni Sessanta del Novecento.

Non è sconosciuto il legame tra il basket e i diritti civili. La Disney ci fece anche un epico film, Glory Road, nel quale si descriveva la storia vera dei Texas City Miners e della loro vittoria, nella stagione 1965/66, con una squadra composta in maggioranza da giocatori di colore, prepotente incentivo alla promozione appunto della parità fra bianchi e neri.

Quello che forse non si sa è che le famosissime circostanze consacrate in Glory Road hanno un illustre antesignano. Che riguarda proprio l’Università di Loyola ed il contributo decisivo di tante suore, non solamente le Sisters of Charity of the Blessed Virgin Mary, di stanza a Loyola e di cui sr. Jean è membro attivo.

I Ramblers, nel 1963, vinsero il campionato nazionale giocando con quattro african americans nel quintetto base. Coach George Ireland rompeva così la regola non scritta del basket universitario, che, quanto a giocatori di colore in campo, recitava “two at home and one on the road”: al massimo, due in casa e uno in trasferta.
La “politica” del Loyola College (“Loyola”, per inciso, è richiamo diretto ed esplicito a “Sant’Ignazio di Loyola”, fondatore dei gesuiti) non poteva passare inosservata, e divenne un caso nazionale in occasione dei Quarti di Finale del torneo NCAA. I Ramblers affrontavano la squadra all-white dell’Università del Mississipi (ahia…). I vertici dell’Università bianca cercarono in tutti i modi di evitare la partita, ma la pressione dell’opinione pubblica, dei Loyola Ramblers e degli stessi giocatori del Mississipi, portarono alla storica sfida, in un clima di comprensione e di grandissimo rispetto in campo, da parte dei players universitari del Mississipi per primi. Ancora oggi quel match, vinto dai Ramblers, viene ricordato con il nome di “Game of Change”.

E le suore? Beh, le Sorelle della Carità della Beata Vergine Maria divennero parte attiva del Loyola College solo nel 1991, quando la loro Clarke School di Chicago venne inglobata nell’università gesuitica. Ma possiamo pensare che condividessero la politica del Loyola, tanto che sister Jean richiamò proprio questo episodio in una delle sue “catechesi pre-partita” della Final Four 2018.

Ma soprattutto fu in quell’estate 1963 che le monache si fecero sentire. Uno dei club femminili cattolici del Campus si era dato un regolamento ispirato alla segregazione razziale. Gli altri studenti di Loyola, richiamandosi a Martin Luther King ed al nuovo corso incipiente, organizzarono una protesta pubblica. Sarebbe stata gradita agli insegnanti…?
Il giorno della protesta, il 1° Luglio 1963, al corteo si presentarono sette suore francescane. Tutte bianche.
La loro partecipazione non solo legittimò la protesta all’interno del College, ma conferì all’evento portata e rilievo nazionale.
Nel 1965 le Sisters of charity parteciparono alla “Selma to Montgomery March”.
Era iniziata la grande stagione dei diritti civili.

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Matteo Fortelli

Matteo Fortelli

Nasce nel 1977 - prima stagione della Pallacanestro Reggiana in biancorosso - con sei mesi esatti di vantaggio su Emanuel Ginobili. Nel prosieguo, si accontenta di pareggiarlo nel numero dei figli. Catechista, avvocato, fanatico acritico di tutto quanto venga da Reggio Emilia, trova bellissima la definizione del basket come "l'unico sport che guarda verso il cielo". Romantico sostenitore delle bandiere come Manu, il turbinoso mercato NBA, dove cambiano squadra anche le città, è il peggiore fra i suoi incubi.

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