BaronDavis

Once were rookies: Baron Davis

Nome: Baron Davis
Città d’origine: Compton (Contea di Los Angeles)
Età: 20, nato il 17/4/1979 (oggi 35 ed ormai ex giocatore)
High school: Crossroads School (Santa Monica, California)
College: UCLA
Altezza: 191cm
Peso: 96 kg (oggi probabilmente “qualcuno” in più)
Ruolo: point guard
Draft: 1999, scelta numero 3  degli Charlotte Hornets.

Bio

Prodotto dei migliori playgrounds losangelini, Baron è un bimbo prodigio della pallacanestro, conosce il pallone a tre anni e non se ne separerà più, facendolo divenire la più naturale estensione delle sue mani. Ragazzo intelligente, cresciuto perlopiù dai severi nonni Luke (colui che gli costruì il primo canestro nel cortile dietro casa) e Lela, si applica nello studio e rimane alla larga dalle più comuni problematiche giovanili (droga, alcolismo, gangs ecc…) degli afroamericani di famiglia non ricca. Esempio autentico di basket-dipendenza, oltre che dotato di un talento purissimo, Davis, fin dalla pre-adolescenza, si crea una certa fama nei campetti della Città degli Angeli e alle miriadi di tornei estivi i quali partecipa è tra i giocatori più intriganti, destando l’interesse degli addetti allo scouting giovanile.

La carriera da liceale a Crossroads – un prestigioso liceo privato di Santa Monica –  è scintillante in un crescendo rossiniano (l’ultimo anno guida la sua squadra allo stellare record di 31 vittorie ed un’unica sconfitta, e viene insignito del titolo di MVP di tutti i licei del Sud della California), si afferma come un playmaker con pochi eguali: veloce, esplosivo, coraggioso e con una visione di gioco degna dei più grandi interpreti del ruolo.

Baron è legatissimo alla sua terra natale, perciò quando deve compiere la fatidica scelta del college, nonostante abbia offerte da tutte le migliori università degli States, ha soltanto un nome marchiato nella mente: UCLA. All’università di Los Angeles disputa una grandiosa prima annata con 11,7 pts (52,5% dal campo), 5 asts, 4 rebs, 2,4 stls a partita, vincendo il premio di Freshman of the Year, confermando le proprie eccezionali qualità tecnico-atletiche e un upside illimitato, ed inevitabilmente facendo risuonare le prime prepotenti sirene dall’NBA.

Tuttavia non è ancora tempo di basket PRO, perché il ginocchio di Davis cede durante il torneo NCAA del 1998, l’esito è nefasto: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, infortunio che a quell’età potrebbe pregiudicargli la carriera, ma Baron ha un carattere indomito e non si abbatte, passa l’estate a recuperare e a prepararsi per il rientro sul parquet nella stagione successiva, ancora a UCLA.
La riabilitazione ovviamente è lenta ed accurata, perché con un prospetto del genere sarebbe folle correre il minimo rischio, comunque Baron riesce a tornare in campo e a guidare i Bruins per 27 partite, concludendo l’anno da sophomore a 15,9 pts (48,1% dal campo), 5,1 asts, 3,6 rebs, 2,5 stls di media, delle cifre di tutto rispetto per un giocatore reduce da un gravissimo infortunio.

Le porte della NBA finalmente appaiono spalancate per accoglierlo e si dichiara eleggibile per il draft del 1999, accreditato da tutti come una lottery-pick, addirittura un papabile top 5 ed uno dei giocatori dal talento più puro degli ultimi anni.
A giugno sono gli Charlotte Hornets a selezionarlo con la terza scelta assoluta, dietro ai super quotati Steve Francis (scelto dai Vancouver Grizzlies e subito dirottato ai Rockets) ed Elton Brand (prima scelta dei Bulls).

Scheda tecnica

Baron è una point guard esplosiva e atletica come se ne sono ammirate poche nei college americani: fisicamente possente, primo passo devastante, una capacità unica di arrivare al ferro con imbarazzante facilità e tremenda potenza (da liceale ha vinto lo slam dunk contest al McDonald’s All American Game), lanciato in transizione è inarrestabile e, nonostante la tendenza sospetta al sovrappeso, estremamente veloce in ogni situazione di gioco. Nella NBA pochissimi playmaker dispongono di un fisico tanto potente, per taglia potrebbe ricordare Jason Kidd, ma l’atletismo strabordante lo accomuna più al compagno di draft Steve Francis.
Tecnicamente si tratta di un giocoliere dalle innate doti di passaggio e ball-handling (il suo crossover è ubriacante), classe sopraffina e visione di gioco di livello superiore; mentre per ciò che riguarda le caratteristiche balistiche siamo di fronte ad un tiratore ondivago e dalle scelte discutibili (pur dotato di un discreto mid-range game), specialmente dalla linea dei tre punti in cui deve assolutamente migliorare per completare il suo gioco, senza tralasciare le imbarazzanti percentuali ai liberi (59,6% nell’ultimo anno ai Bruins), l’altro aspetto sul quale dovrà lavorare fin da subito. L’impressionante forza fisica spesso gli consente di abusare dei diretti avversari, costretti a marcature da incubo, uno scenario che potrebbe facilmente ripetersi anche al piano di sopra; inoltre difensivamente Baron rischia di diventare un fattore pari se non superiore a quello che già è nella metà campo offensiva, dal momento che il suo connubio di velocità, forza, intuito e scaltrezza gli permette di annullare i play avversari, rubare moltissimi palloni e soprattutto nasconde un potenziale ancora largamente inesplorato, l’NBA non potrà che scoprirlo e raffinarlo.

Punti di forza

  • Mix sconosciuto di esplosività, rapidità e forza fisica da una parte e tecnica, visione di gioco e fantasia dall’altra.
  • Upside illimitato, margini di miglioramento in quasi ogni aspetto del gioco e un materiale adamantino su cui lavorare.
  • Leadership naturale, carisma e coraggio nell’effettuare scelte ardite nei momenti topici delle partite: concrete possibilità di divenire il trascinatore di una franchigia NBA.
  • Arma offensiva spettacolare e totale, un talento infinito, ma potenzialmente un difensore altrettanto eccezionale (ed un rimbalzista notevole per la posizione), una rarità assoluta.

Punti deboli

  • Fragilità fisica preoccupante: essersi rotto un crociato a 19 anni, per il suo stile di gioco intenso e incline al rischio, lo potrebbe condizionare nei contatti ben più duri che dovrà affrontare nella NBA.
  • Forma fisica non sempre impeccabile e tendenza ad incamerare facilmente chili in eccesso.
  • Tiratore inaffidabile dalla lunga distanza e ai liberi, e, più in generale, selezione di tiro discutibile in alcuni frangenti.
  • La consapevolezza delle sue straordinarie abilità di passatore lo rende, a volte, troppo sicuro di sé stesso e lo mette a rischio di commettere turnovers banali.

Best case scenario: un Jason Kidd più atletico e meno equilibrato, oppure un Gary Payton (particolarmente per il potenziale difensivo) dallo stile di gioco più emozionante.

Worst case scenario: Damon Studemire molto più atletico.

Future case scenario: Marcus Smart sembra un mini Baron Davis, anche se gli mancano la classe ed il talento puro del Barone.

Marco

 
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