Autopsia di una Bet persa

Quale giocatore non vorrebbe che il suo percorso bettistico schivasse gli ostacoli e le sconfitte come il migliore Albertone nazionale si divincolava tra i paletti a Madonna di Campiglio?

Forse qualche amante in senso romantico del Gioco potrebbe obiettare che sono le batoste a dare il vero brivido a chi ama l’azzardo, ma in fondo tutti, almeno per un momento, vorremmo sentirci unti dal signore ed entrare in un filotto di vittorie il più lungo possibile.

Se in questo momento siete in quella fase di luccicanza, non badate al mio pezzo e filate dritti a periziare i match della notte e segnatevelo tra i bookmarks per quando tornerete tra noi mortali, se invece le vostre agende almeno saltuariamente si sporcano con delle L, proseguite pure e, se lo riterrete opportuno, provate a seguire i miei consigli su come valutare proprio quelle scommesse con esito negativo.

Lecito sarebbe che voi mi chiedeste fin da subito: “Ma perché girare il coltello nella piaga? Ho già perso per un canestro inutile e ora devo pure rileggermi cronache e rivedere highlights per sentire di nuovo quell’impulso di spaccare mouse e monitor?!”.

In effetti la pratica potrebbe apparire un po’ alla DeSade ma la verità è che per crescere come scommettitori è molto importante, e difficilissimo, imparare per davvero dai propri errori e dall’altro è basilare riuscire a smaltire le tossine psicologiche che una bad beat, come la definirebbe un pokerista, lascia nel nostro animo. E nulla è più efficace che guardare le brutte memorie direttamente negli occhi per esorcizzare ogni possibile conseguenza e ripartire con serenità nell’eterna sfida al banco.

Per quanto riguarda gli aspetti più tecnici dobbiamo cercare di rispondere a queste fondamentali domande:

1) la valutazione del mercato, espressa dalla quota, era corretta o sbagliata?

2) le motivazioni che mi hanno spinto a giocare erano corrette o ho sottovalutato qualche aspetto della vicenda in fase di perizia? 

3) ho commesso degli errori che non siano di pura valutazione tecnica?  

Eviscerando queste 3 questioni, si potrà trovare una risposta certa al dubbio finale: in una situazione totalmente assimilabile, con le stesse condizioni di quota e di stake, è una giocata che rifarei? 

Cerchiamo di simulare questa autopsia insieme, un passo alla volta.

Il primo punto è il più difficile: chi approccia la materia senza particolare esperienza pensa che le quote siano sbagliate ogniqualvolta il campo dia un responso differente da quello previsto dai quotisti: ovviamente non è così.

Prendiamo una partita di pochi giorni fa: la vittoria dei Knicks sul campo dei disastrosi Rockets di questa prima parte di regular. A Houston mancava Howard, ma tra le due squadre come talento e prestazioni nelle ultime stagioni c’è davvero un abisso: non potevano che essere favoriti i texani, ma i book ci hanno preso in pieno nella quota, offrendo New York a “solo” 2,7, una quota di sicuro bella ma estremamente più bassa di quella registrata nelle ultime visite dei Knicks alla casa del Barba.

Una quota che era difficile da giocare anche per quegli scommettitori che si “sentivano” la possibilità di una sorpresa e che è stata centrata in pieno dai maghi di Las Vegas.

Se non è il risultato finale, cosa ci può far capire che la quota sia stata sbagliata dai bookies? Premettendo che si tratta di una mia valutazione del tutto personale, penso che quello che conta di più sia l’andamento complessivo della gara. Prendiamo anche in questo caso un esempio di qualche notte fa: la sconfitta dei Clippers contro Portland in Oregon. Circostanziamo la vicenda: i Clippers arrivavano dalla bruciante, ustionante rimonta subita dai Warriors da +23 la notte prima, c’era qualche dubbio su Paul che doveva chiedere al suo fisico un recupero non da poco e l’altra stella Griffin in questo momento sta giocando in modo disastroso soprattutto nei momenti che contano; opposti a loro i rinnovati Blazers di questa annata, perdenti rimontati nelle due precedenti gare on the road; i book vedevano 4 punti di handicap per Los Angeles, una quota a mio avviso totalmente sbagliata: nel corso della partita, solo per circa 4 minuti su 48 la squadra di CP3 ha avuto un vantaggio tale da superare l’handicap, tra l’altro tutti nel primo quarto. La partita è stata poi punto a punto, con Lillard capace di spezzare l’equilibrio con un paio di triple dal parcheggio.

La stessa notte i Warriors tornavano in campo in casa contro i Bulls, fermi da un paio di giorni dopo aver espugnato la casa dei Suns, senza D-Rose ma con un Butler in forma stratosferica ed una condizione generale particolarmente positiva. C’erano ben 9 punti di handicap ovviamente per i Warriors, la partita è finita di 12… ma fino a 40 secondi dal termine mai il vantaggio dei campioni uscenti era stato in doppia cifra. Per me anche in questo caso i book avevano toppato, sebbene il campo abbia dato un verdetto diverso.

Quando arriviamo alla conclusione che forse gli allibratori avevano sbagliato qualche stima, allora possiamo cercare di capire quale tipo di errore abbiano commesso e sperare che nel prossimo caso analogo ripetano la stessa valutazione, pronti a punirla o provare a farlo sfruttando i loro sbagli.

Rivolgiamo poi l’attenzione su di noi e sulla nostra perizia: abbiamo pesato bene le eventuali assenze? Abbiamo sottovalutato o sopravvalutato qualche aspetto?

Tutti voi sapete quante siano le sfaccettature da analizzare ed è impossibile ogni volta essere del tutto scientifici nella valutazione, anche perché un minimo di istintività è utile per scremare le giocate, ma può succedere che si ignori volontariamente un preciso aspetto pur di avvalorare la nostra giocata. Mi spiego meglio: a volte di primo impatto approcciando le quote del giorno una ci balza subito all’occhio, un colpo di fulmine. Poi si entra nello specifico e si cercano anche delle motivazioni tecniche a sostegno della propria scelta e quando non si trovano, o peggio se ne trovano di contrastanti, si tende a dar loro poco peso e cercare di restare sulla propria prima idea.

Come ho scritto poco fa ci sta di andare con il proprio istinto, ma non solo con quello: in caso di scommessa persa, cerchiamo di individuare quanto effettivamente si sia trattato di una perizia sbagliata o piuttosto di un tentativo di autoconvincimento e teniamone conto per la prossima scommessa, rimettendoci nei binari più tecnici quando le selezioni di pancia iniziano a fare cilecca.

Poi invece può essere che sistematicamente il nostro metodo di perizia tenda a sottovalutare una particolare voce: ci sta anche questo, se diamo lo stesso peso a condizione, calendario, precedenti, infortuni, motivazioni, miglia percorse, calore del palazzetto, prossime partite, trade o classifica rischiamo di perdere ore e ore davanti al monitor senza trovare una chiave di volta. Bene, se noi ne siamo consapevoli, allora rendiamoci conto che quando per troppe volte abbiamo perso per aver sottostimato uno dei vari punti dello studio, allora cerchiamo di essere pronti a rivedere il nostro sistema di decisione delle bet.

Infine dobbiamo concentrarci su nostri eventuali errori non in fase di perizia sportiva, ma dal punto di vista della scommessa:

Abbiamo esagerato nello stake?

Abbiamo giocato spinti dalla voglia di recuperare, quindi forzando il colpo e scommettendo un match che se fossimo stati più sereni avremmo passato?

Ci siamo fatti trascinare dal momento positivo? Senza renderci conto che basta un nulla per cambiare l’abbrivio positivo nel suo demoniaco opposto?

Eravamo sobri al momento della giocata ?

Ogni dubbio è lecito, soprattutto nel mio caso.

Questi sarebbero errori di natura diversa, magari figli di un momento non brillante o di una voglia di dar sfogo al nostro istinto di gambler. Tutto ci sta, non preoccupiamoci… ma cerchiamo di essere onesti con noi stessi per poter resistere sereni ad una sfida che mette a dura prova la resistenza dei nostri nervi e del nostro spirito.

Superate queste 3 prove possiamo con serenità esprimere una valutazione onesta sulla nostra giocata: se la quota era corretta, la nostra perizia sensata e le condizioni esterne ininfluenti, allora è una giocata che dovremo rifare, sperando banalmente in un esito diverso ma senza pensare di dover stravolgere il nostro metodo.

E lo dobbiamo fare con serenità, fiduciosi che la strada sia quella corretta e che sia solo questione di tempo prima che anche noi diventeremo caldi come quelli con il Golden Gate sulla canotta.

Luca Fontana

Luca Fontana

Luca Fontana, 32 anni, di Milano, da circa 10 anni cerco di far accoppiare il mio grande amore per lo sport , NBA e Tennis in primis , e la mia cara passione per le scommesse sportive nella speranza di venire premiato dalla buonasorte e di sbancare i bookmaker. Dal 2008 lavoro nel settore del gioco d'azzardo in Italia. Tendenzialmente non dormo mai, guardo tutte le partite che riesco e di solito con il biglietto in mano.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2019 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati