wt7pa3mbvqgd4va5n8ze

Atlantic Division: Preview – il Bigino dell’Eastern Conference

L’Atlantic è una sorta di bigino della Eastern Conference. Uno potrebbe anche seguire solo questa, e praticamente non perdersi nessuna tematica importante di questo lato di America per la palla a spicchi. Certo, ci sarebbe la notabile eccezione del Greco del Wisconsin, interessante già solo per il fatto di esistere, ma se ne facciamo una questione di rilevanza verso maggio e giugno, difficile che nella patria delle Harley Davidson abbiano qualcosa da dichiarare.

Abbiamo il tanking sfrenato (NY), il tentativo ben fatto (ma destinato a fallire) di tornare rispettabili (Brooklyn) e tutte e 3 le reali contenders per il titolo di campioni dell’Est, ovvero Boston, Phila e Toronto. Tutto il resto della Eastern, come si dice, fa “volume”.

New York Knicks: Stand by

gg7nf60yyitn5egfj1zvigpuh

La stagione (oddio, la squadra, a dirla tutta) dei Knicks ruota chiaramente intorno a Porzingis, l’unicorno che potrebbe nei loro sogni riportarli sulla mappa del basket che conta. Rotto il crociato lo scorso febbraio, il lettone potrebbe tornare dopo Natale, ma potrebbe anche prendersi un anno sabbatico perchè, come lui stesso ha detto al Media Day, “non esiste un protocollo di recupero noto per uno fatto come me”. Inutile dire che l’unico atteggiamento possibile per la franchigia è “prego, signor Kristap, come dice lei”: nessuno, dopo il pesante rischio di perderlo corso nell’era di Phil “a un passo dal premio di GM del decennio” Jackson, si azzarderebbe a affrettare il suo rientro e in qualche modo indispettirlo. Se poi tornasse quest’anno, resterebbe comunque da vedere in che forma, con che tempi per tornare al top, e con che rischio di reinfortunarsi, visto che il lungagnone sembra piuttosto soggetto agli infortuni, e soprattutto molto lento nel recuperare dopo.

Con lui in forma da Natale i Knicks potrebbero giocarsi un ottavo posto ai PlayOffs, ma del resto chi non potrebbe ad est? Con lui a mezzo servizio o assente invece le sirene del tanking si faranno sentire pesantemente. E allora chi meglio di Kanter e Hardway Jr per garantire qualche buona cifra, qualche bella giocata, e la certezza di perdere pur facendo finta che stai provando a vincere?

Ntilikina dovrebbe avere grande spazio in regia, perchè una stagione senza obiettivi è l’ideale per far fare esperienza ai giovani. Anche se un play le cui caratteristiche migliori sono nella propria metà campo faticherà a incidere (o anche solo ad essere motivato) in una squadra di obiettori di coscienza che vivono la difesa come la conta prima di giocare a nascondino. A fargli concorrenza Burke e Mudiay, entrambi alla quintordicesima “ultima occasione della carriera” per far vedere che possono ritagliarsi un posto in questa lega. L’assenza di Porz dovrebbe anche creare praterie per Knox, il top pick di NY, che ha convinto in Summer League, e comunque se l’alternativa è Hezonia, comunque non può che andare bene.

Quintetto: Ntilikina, Burke, Hardway (o L. Thomas), Knox (ovviamente Porzings, se disponibile) e Kanter. Yeeppa!

Proiezione: Se non ci fosse Atlanta, che ha preso la questione tanking veramente molto seriamente, potrebbero essere la squadra peggiore dell’est. Il rientro di un PorzinGod non tardo e in stato accettabile aprirebbe invece possibilità infinite. Starei con il piano A.

Brooklyn Nets: tutto il resto è noia

6332_brooklyn_nets-primary_on_dark-2013

Temo di non avere grosse cose in più da dire rispetto all’anno scorso. La squadra è ben allenata, il morale della ciurma è alto per essere un gruppo di persone che vive in gulag senza speranza da un decennio, Russel è la stellina che, se le cose andassero veramente bene, protrebbe trasformarsi nell’uomo franchigia che li porterà sul limitare del PO per il prossimo lustro. Hollis Jefferson e la sorpresa della scorsa stagione Dinwiddie sono 2 giovani affidabili ed economici, mentre Carrol potrebbe lasciare la squadra (insieme al suo contrattone) con destinazione “contender a cui manca un 3&D” (ma non ha la possibilità di prenderne uno di prima fascia), in cambio di “qualcosa interessante in prospettiva”. Per il resto, la buona volontà e il fare tutto per benino non basta per ritagliarsi un posto al sole in una lega competitiva e iperorganizzata come la NBA, quindi anche per questa stagione si darà del tu al fondo della classifica.

Quintetto: Dinwiddie, Russel, Hollis Jefferson, Carrol, Allen

Proiezione: circolare gente, circolare, non c’è niente da vedere …

Toronto Raptors: tutte le mie fiches

5082_toronto_raptors-primary_on_dark-2016

I Raptors hanno fatto una scelta coraggiosa. Ma a ben vedere anche un po’ parac … calcolatrice.

Solo un anno fa avevano impegnato tutti i loro soldi per i successivi 3 anni sul gruppo attuale, allineando le scadenze contrattuali di DeRozan, Lowry e Ibaka, in modo da garantirsi 3 anni di dorata e tranquilla semi-rilevanza, con visite puntuali ai PO e la garanzia di passare spesso un turno o due. Titoli possibili? 0. Però, per l’unica squadra oltre cortina, con 0 storia cestistica, clima poco invitante e tasse più alte che in un qualsiasi stato degli US, il patto poteva essere più che accettabile.

Poi però l’essere stati piallati dalla peggior squadra con LeBron dai tempi di quando era rookie li ha fatti ricredere. Forse il nuovo e neo eletto uomo franchigia non era così uomo franchigia, e a parte buone statistiche in regular season e atteggiamento da professionista serio non poteva dare. E allora cambia il piano. Si mette tutto sul tavolo su questa stagione, in cui l’est è più aperto che mai, orfano del Re e con i pretendenti al trono (Boston e Phila) ancora ad ultimare il loro rebuilding. Fuori DeRozan (che è secondo solo a Blake Griffin come durata effimera nel ruolo di uomo franchigia) e dentro Danny Green e Kawhi Leonard. Il primo è grasso che cola, giocatore più che rispettabile e con un ottimo contratto, per essere solo un filler nella transazione. Il primo invece era con merito nei discorsi dei Top5 NBA solo 12 mesi fa. Certo, scade quest’estate, è inattivo (almeno a livello di partite “vere”) da 15 mesi, e ha distrutto in 10 mesi l’aura di giocatore e professionista serio che si era costruito in una carriera. Però, se sano e motivato, è un upgrade incredibile rispetto a DeRozan. Miglior difensore (diciamo che Leonard in difesa sta a DeRozan come Charlize Theron sta a Rosy Bindi), miglior difensore da 3, miglior passatore. Il dubbio è che fuori da un sistema organizzato come quello degli Spurs possa essere meno efficace, e in uno contro uno dal palleggio, pur non essendo affatto male, è un po’ peggio dell’ex Raptor. Ma nel complesso Toronto ci guadagna. Inoltre una difesa che può schierare Green, Leonard e Anunoby, in grado di cambiare in ogni momento e su chiunque, può far salire parecchio il ranking dei Raptors, che non erano certo famosi per la loro efficacia nelle propria metà campo.

Questa squadra può giocare per arrivare alle NBA Finals. Se poi Kawhi decidesse di restare e rifirmare in estate, i Raptors continuerebbero con un nuovo (e ben migliore) uomo franchigia e con ben altre prospettive di rilevanza. Se invece se ne andasse, i Canadesi potrebbero serenamente smantellare la squadra, scambiando Lowry e quel poco altro di pregiato che hanno in cambio di scelte e giovani, per tornare ad una squadra economica e preparare dal tanking la prossima ricostruzione.

Insomma, tutto bene (in entrambi i casi), al netto di quei 2 piccoli SE che cui accennavo prima, ovvero SE Kawhi è sano e SE è motivato. Su questi 2 punti al momento nessuno può vantare certezze. E senza un apporto corposo di Leonard in questa stagione (e quindi, presumo, nessun rinnovo in estate) i Raptors avrebbero scambiato DeRozan per Danny Green. Bene, ma non benissimo.

PS: vendesi ottimo centro Lituano, usato poco. Prezzo trattabile

Quintetto: Lowry, Green, Leonard, Anunoby, Valanciunas

Proiezione: dando per buono il miglior Leonard, potrebbero arrivare primi ad Est in regular season, ma li vedo comunque un gradino sotto i Celtics e circa a parimerito con i Sixers come seconda forza della Conference.

Philadelphia 76ers: i dolori della crescita

7034_philadelphia_76ers-primary-2016

Il core resta di tutto rispetto: Embiid, Simmons, Redick, Covington, Saric sono molto di più di quanto serva per eccellere ad est.

Embiid ha terminato una stagione praticamente intera senza infortuni significativi, e ha confermato un potenziale offensivo e difensivo ammaliante. Unico neo potrebbe essere la figuraccia rimediata contro Horford gli scorsi PO, quando in difesa dovevano nasconderlo su altri o toglierlo dal campo, perchè semplicemente non poteva contenere i danni dell’ala biancoverde. L’esperienza dovrebbe aiutarlo a migliorare, e soprattutto dovrebbe imparare a far pagare maggiormente l’accoppiamento in attacco: diciamo che c’è tanta strada da fare, ma le prospettive sono molto incoraggianti. La perdita di Elyasova e soprattutto Belinelli potrebbero farsi sentire (un plotone di tiratori da 3 intorno a Ben Simmons è sempre una bella cosa), anche se almeno in parte il neo acquisto Wilson Chandler potrebbe farne sentire meno la mancanza. La vera incognita della stagione rimane Fultz: gestito come peggio non si poteva (anche per evidenti colpe del giocatore) lo scorso anno, bisogna vedere se quest’anno diventerà finalmente il giocatore che tutti si aspettavano, o se si trasformerà nel più grande abbaglio di tutti i tempi. In ogni caso, fossi nella dirigenza di Phila, il pieno recupero tecnico e soprattutto psicologico di Markelle sarebbe il mio obiettivo numero 1 della stagione, anche superiore al risultato finale.

L’altro obiettivo importante è lavorare per sviluppare il tiro da fuori di Simmons. Nella sua stagione da rookie è stato uno dei migliori play della lega, in difesa fa paura e, al netto del crollo nella serie contro Boston, ha dimostrato per un anno intero una maturità e freddezza nel gestire le situazioni che non dovrebbero appartenere ad un rookie.

Quintetto: Simmons, Redick, Saric, Covington, Embiid (si potrebbe anche valutare un quintetto più “standard” che preveda Simmons come point forward e Fultz o McConnell come play)

Proiezione: Buona stagione regolare, probabilmente con piazzamento finale dietro i soli C’s e Raptors.

Boston Celtics: comunque bene, ma tanti punti da chiarire

2723_boston_celtics-primary_on_dark-1997

L’anno scorso sono andati a 5 minuti ben giocati dalle Finals. Con Tatum al primo anno e senza Hayward e Irving.

E’ chiaro quindi che quest’anno, complice anche l’autoesclusione di LeBron, l’unico obiettivo che si possa ritenere soddisfacente per questi Celtics è l’approdo alle Finals. Poi quelli della Baia dovrebbero spegnere le luci, a meno di autoimplosione dovuta a un Durant sempre più “nemico di tutti”.

Personalmente ritengo l’obiettivo decisamente alla portata del team di Stevens, anche se prima ci sono una serie di punti piuttosto scottanti da indirizzare per bene.

Kyrie Irving: non mi dilungherò ulteriormente sull’…..imprevedibilità del ragazzo, tanto ormai sapete che c’ha i totani che gli nuotano nel cervello, quindi non voglio ripetermi. Il primo dubbio su di lui riguarda il suo futuro: farà parte del progetto a lungo termine dei biancoverdi? Lui ha sapidamente iniziato a dichiarare che non è che proprio sia entusiasta di rifirmare con i Celtics, ma che tutto considerato non vede alternative migliori e quindi dovrebbe farlo: Danny Ainge scambierebbe sua madre (proprio la SUA, non quella di Irving) per molto meno.

Tanto più che i Celtics hanno più prime scelte di quante ne possano effettivamente tenere a roster e sul mercato aleggia la forse-disponibilità di Anthony Davis, cosa che colloca Irving (ma secondo me anche QUALSIASI altro giocatore dei Celtics) nei pressi di un pacco regalo con direzione New Orleans.

Anche se uno scambio non si dovesse fare, Irving rifirmasse, si comportasse per benino per sempre, e per sovramercato ammettesse anche che quella della terra piatta era una … boutade, in ogni caso ci sarebbe un problema. Pur migliorato come attitudine, Irving rimane un difensore sottomedia, cosa particolarmente nefasta nell’NBA di oggidì, dove è ormai diffusa l’orrenda (per il gioco stesso) abitudine di generare uno scambio tramite blocco, che porti il proprio miglior attaccante contro il peggior difensore avversario. Una catena è forte quanto il suo anello più debole, e se la difesa dei C’s è forte quanto Irving, c’è un problema. Senza arrivare al colossale (difensivamente, non in attacco) Smart, già Rozier ha dimostrato di poter essere un’accettabile imitazione di Irving in attacco, garantendo però ben altro tenore difensivo: siamo quindi sicuri che con Kyrie i Celtics siano complessivamente più forti, e che se lo possano permettere nei finali di partita? E non voglio nemmeno pensare alla sua reazione se Stevens gli preferisse Smart nei finali …

L’altro problema può nascere, con il ritorno di Hayward, dalla definizione del quintetto, o comunque di chi gioca quando conta. Opinione diffusa è che Stevens sceglierà di andare piccolo, spostando Horford in 5, Hayward in 4 e confermando Tatum, Brown e Irving nelle 3 posizioni naturali.

Quintetto semplicemente fantastico, ma con gravi problemi a rimbalzo e decisamente sottodimensionato come chili e centimetri. Inoltre i punti dalla panca potrebbero arrivare solo da Rozier e Morris, un po’ poco per una squadra con grandi ambizioni.

Alternative però non se ne vedono, perchè per mettere in quintetto il pur positivo Baynes, bisognerebbe decidere chi togliere: non Hayward, per anzianità e per capacità, ma forse nemmeno Brown, perchè nè HaywardTatum potrebbero con continuità garantire buoni risultati contro i piccoli avversari. Specie quando, per non esporsi con Irving, l’altra guardia dovrebbe prendersi il piccolo più pericoloso degli avversari: Tatum (o Hayward)continuativamente su Westbrook, o Harden, o Curry, proprio non lo vedo.

D’altro canto anche a voler panchinare Tatum, non è facile retrocedere in panca la tua prima opzione offensiva della squadra che è andata in finale di Conference 4 mesi fa. Probabile insomma che si vada piccoli, ma Stevens dovrà trovare in corso d’anno le giuste alchimie difensive e a rimbalzo per far stare a galla una squadra così poco convenzionale e sbilanciata, senza nemmeno un rim protector.

Ruolo che per altro potrebbe cominciare a ricoprire (o almeno provarci) il rookie di quest’anno, Williams, che di questa caratteristica fa proprio il suo punto di forza.

Quintetto: Irving, Brown, Tatum, Hayward, Horford

Proiezione: gli adeguamenti di cui parlavo prima richiederanno tempo, e la voglia di non arrivare stanchi o rotti ai PO pure, quindi arrivare secondi o terzi in regular season potrebbe essere più che probabile. Rimangono comunque la più credibile candidata ad un biglietto per le Finals.

Vae Victis

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Editore ENBIEILAIF - Nacho Symbolic Associazione Culturale
P.IVA - COD. FISC. 03383520545
Direttore Responsabile testata on line: Luca Fiorucci
Server Provider: Aruba
Registro Stampa Tribunale di Perugia N°9 27/05/14
Email: info@nbalife.it

© 2018 Copyright NbaLife.it, tutti i diritti riservati