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Andrew Wiggins: the next big thing?

Andrew Wiggins – La scheda

University of Kansas Andrew Wiggins college basketball NBA DraftNome: Andrew Wiggins

Città d’origine: Thornhill, alla periferia di Toronto, Ontario (Canada)

Età: 19, nato il 23/2/1995

High school: Vaughan Secondary School (Ontario) e Huntington Prep School (Virginia)

College: Kansas Jayhawks

Altezza: 203 cm

Peso: 91 kg

Ruolo: ala piccola

Draft: 2014, scelta numero 1 dei Cleveland Cavaliers.

Bio

Andrew Wiggins è nato e cresciuto nell’ambiente pseudo bucolico ai margini di Toronto, lontano dai pericoli dei sobborghi delle città statunitensi da cui proviene la maggior parte dei talenti del basket Nba, Andrew Wiggins è figlio d’arte: infatti il padre Mitchell, americano, è un ex professionista, dalla discreta carriera tra Bulls e Rockets negli anni ’80 e una gloriosa parentesi in Grecia negli anni ’90, mentre la madre Maryta Payne-Wiggins, canadese, è stata un’olimpionica di atletica leggera.

Dati gli illustri natali, i cromosomi d’eccezione e un ambiente sano in cui svilupparsi era quasi inevitabile che Andrew Wiggins si dimostrasse sin dalla più tenera età come un futuro prodigio dello sport; in breve tempo il nostro ragazzo fa intendere di prediligere la palla a spicchi di papà Mitchell piuttosto che i 400m in cui eccelleva la madre Maryta, e finora la scelta sembra aver pagato.

Andrew inizia l’High School in Canada a Vaughan, ma per l’ultimo biennio si trasferisce ad Huntington nella Virginia Occidentale, per saggiare le sue capacità a confronto dei più quotati coetanei americani. E’ proprio in queste annate liceali che esplode il fenomeno Andrew Wiggins, grazie a schiacciate e balzi soprannaturali per l’età, un atletismo davvero incredibile ed evidenti margini di miglioramento sterminati, viene immediatamente etichettato come The Next LeBron. L’attenzione dei media è catalizzata da questo ragazzo canadese, che rivaleggia con Jabari Parker per il titolo di liceale più promettente degli States. Ad Huntington vince svariati premi individuali (nel 2013 Gatorade Player Of The Year, Mr. Basketball USA, Basketball Player Of The Year da Slam Magazine) e partecipa all’All American Game al Jordan Brand Classic, ben figurando nelle fila del team dell’Est.

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Nel frattempo ai Mondiali Under 17 del 2010 ed alla successiva rassegna Under 18 del 2012 aveva guidato il Canada alla storica conquista della medaglia di bronzo in entrambe le competizioni.

La scelta del college per la stagione 2013-2014 diviene cruciale, Andrew Wiggins è conteso dalle migliori università d’America, e infine finisce per cedere alla corte dei Jayhawks, fatalmente chiamati alla conquista del titolo NCAA, anche perché nel team si nasconde un altro diamante grezzo, quel Joel Embiid che incanterà tutti gli addetti ai lavori nel corso delle sue apparizioni sul parquet.

La stagione da freshman risulta più che buona, le cifre di 17,1 pts e 5,9 rebs lo pongono senza dubbio tra i migliori giocatori dell’anno, tuttavia si respira un velo di delusione al termine dell’annata (al di là della rovinosa e prematura uscita dal torneo NCAA). Ciò si spiega al netto delle aspettative enormi a cui Andrew Wiggins era chiamato a rispondere, forse eccessive in rapporto a quanto effettivamente il ragazzo può dare – perlomeno attualmente.

Vi sono stati lampi di luce abbacinanti come la prestazione da 41 punti l’8 marzo 2014 contro West Virginia, ma l’andamento è stato altalenante, alternando buone/ottime partite a uscite decisamente al di sotto del livello dai più pronosticato.

Ad ogni modo a giugno niente e nessuno avrebbe potuto negargli una delle prime tre chiamate del Draft 2014 (draft tra i più attesi di sempre), anche se la prima scelta pareva appannaggio di Embiid, con Andrew e Parker a giocarsi gli altri due gradini del podio.

L’infortunio del centro ex Kansas ha rimescolato le carte e ha (ri)catapultato Andrew Wiggins in cima alle preferenze per la prima scelta detenuta dai Cavaliers.

Il 26 giugno il pronostico è stato rispettato e Wiggins è stato selezionato da Cleveland, pronto a fare il suo debutto nella lega che da tanti anni lo indica come il prossimo crack della pallacanestro mondiale.

Scheda tecnica

Per parlare di Andrew Wiggins dal punto di vista strettamente cestistico è necessario scindere le capacità atletiche da quelle tecniche, poiché le valutazioni nei due campi risultano assai differenti e solamente con una loro sintesi finale si potrà comprendere quale tipo di giocatore si appresta ad incantare – almeno questo è l’auspicio –  le arene Nba.

Atleticamente si tratta di un giocatore che sembra atterrato sulla Terra da un altro pianeta, un alieno: 203cm densi di capacità acrobatiche eccezionali, doti circensi di elevazione, esplosività e reattività innate, velocità e rapidità in ogni movimento. Queste doti atletiche sono inoltre accompagnate da un’eleganza notevole, una grazia rara in un fisico ancora acerbo come il suo. In effetti il fisico è un punto di domanda: andrà certamente potenziato per reggere gli urti e i contatti con i colleghi Nba, ma i preparatori dei Cavaliers dovranno essere attenti a non disperdere in un mero concentrato di muscoli il patrimonio atletico di cui si è parlato poc’anzi; perciò se da un lato 91 kg sono pochi per i professionisti, dall’altro è palese, data la struttura longilinea, che non si debba esagerare in palestra.

Dal punto di vista tecnico il discorso è differente: Andrew Wiggins è tutt’altro che un portento in questo lato fondamentale del basket e dovrà lavorare sodo per far sì che il suo incredibile atletismo venga coadiuvato da altre indispensabili qualità, soprattutto in un ruolo come il suo in cui sono presenti interpreti sublimi (lo stesso Jabari Parker è indubbiamente più pronto e maturo da questo punto di vista).

Il trattamento di palla forse è piuttosto grezzo e poco fantasioso (si limita ad ottime spin-move e penetrazioni in cui sfrutta più che altro la rapidità eccezionale di cui è dotato), e – anche per questo motivo – le soluzioni in attacco in situazioni di isolamento sono ridotte, compreso un gioco in post ancora da costruire.

La meccanica di tiro è stilisticamente buona, ma i risultati tutt’altro che lodevoli (il 34% da tre è indicativo), inoltre dovrà adeguarsi alle distanze ed alle difese Nba.

La situazione in cui rende al meglio è indubbiamente quella della transizione, nella quale può esplodere tutti i suoi cavalli ed involarsi a canestro con irrisoria facilità, mentre, come anticipato, a difesa schierata i margini di miglioramento sono ampissimi e lo potrebbe aiutare il fatto di avere un buon playmaker classico al suo fianco (cosa che ad oggi, pur con tutto il suo talento, Irving non è).

Nella metà campo difensiva si fa valere grazie a piedi e mani velocissime, ma è in difficoltà nella marcatura statica dei pari ruolo più potenti fisicamente, un aspetto da non sottovalutare in ottica Nba.

Punti di forza

  • Doti atletiche assolutamente fuori dal comune, è probabilmente il rookie più impressionante dai tempi di LeBron James.
  • Upside illimitato, è un talento raro e può migliorare ovunque e divenire un all around di livello altissimo.
  • Attaccante per natura, ma tutto sommato altruista e ben disposto verso i compagni di squadra.
  • Ottimi istinti da rimbalzista.
  • Potenzialmente può diventare un giocatore più decisivo nella metà campo difensiva rispetto a quella offensiva.
  • Giocatore ideale per entusiasmare le folle, una delle qualità che distinguono i fenomeni dai buoni giocatori.

Punti di debolezza

  • Talento sì raro, ma ancora allo stato “brado”, deve essere sgrezzato e indirizzato, non sembra Nba ready  come altri compagni di draft.
  • Dal punto di vista tecnico non è dotato di qualità cristalline.
  • Fisico da irrobustire e personalità da testare, sottoposto alle pressioni dei media non sarà semplice.
  • Limitate capacità di lettura del gioco (la selezione di tiro stessa è rivedibile) e di essere importante anche lontano dal pallone.
  • Alla luce delle basi da cui parte è improbabile che possa divenire la prima punta offensiva di una squadra.

Best case scenario: Andrew Wiggins, al di là dei proclami sull’essere il presunto erede di LeBron, nella migliore delle ipotesi sembra poter aspirare a divenire lo Scottie Pippen del futuro, e non sarebbe affatto un ripiego!

Worst case scenario: qualora Andrew Wiggins dovesse parzialmente deludere le attese, potrebbe raccogliere un’eredità più modesta, come quella di Andre Iguodala o di Shawn Marion, giocatori comunque adorati dagli allenatori per il loro essere in grado di fare qualunque cosa – e bene – sul parquet, pur non eccellendo in nulla a livello di superstar.

Qualora dovesse deludere totalmente le attese, e ci auguriamo che ciò non avvenga, potrebbe passare per l’ennesimo super-atleta tanto abile nelle giocate sopra il ferro quanto inconsistente nel corso della partita; il prototipo degli Harold Miner o dei Desmond Mason.

Marco

 

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