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Alla scoperta della piccola favola degli Charlotte Hornets

Eh già, se ad inizio stagione mi aveste detto che a fine Novembre avrei scritto un articolo sull’ottimo avvio di stagione degli Charlotte Hornets vi avrei preso per pazzi. A quanto pare, il caro Michael Jordan, con l’aiuto di James Borrego in panchina e di tutti i giocatori, volevano farmi scrivere questo pezzo. Le previsioni per la stagione 2019-2020 sono chiare: 17 vittorie e 65 sconfitte, ultimo record della NBA. Prima dell’inizio della stagione mi sarei trovato d’accordo con questa prediction, la squadra è quella che è, potrebbe combattere con Cleveland e New York per la prima scelta al Draft 2020. Terry Rozier non sembra essere un uomo-franchigia, a Boston giocava da panchinaro ed eccezion fatta per la serie di Playoffs di due anni fa contro i Milwaukee Bucks abbiamo visto poca roba. Per non parlare dei pessimi contratti degli Charlotte Hornets: Nicolas Batum quest’anno guadagnerà 25.5 milioni di dollari, quando nell’ultima stagione ha viaggiato a 9.3 punti di media. Ma al peggio non vi è mai fine: per esempio i 17 milioni di dollari di Bismack Biyombo, oppure i 15 milioni di Marvin Williams.

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Insomma, la squadra non prometteva affatto bene questa stagione, ma c’era da aspettarselo: Charlotte non è mai stata una franchigia vincente. Ad ogni appassionato di pallacanestro sicuramente verrà in mente l’immagine dei tifosi degli allora Charlotte Bobcats con il sacchetto in testa. I Bobcats edizione 2011-12 totalizzano la bellezza di 7 (avete letto bene, s-e-t-t-e) vittorie e 59 sconfitte, peggior record di tutti i tempi. Ma la storia di Charlotte è fatta anche di scelte sbagliate al draft: solo un nome, Michael Kidd-Gilchrist, seconda scelta assoluta del draft 2012, hype assurdo creato dalla stampa: 8.7 punti di media in carriera, nulla di fatto. Poi l’unica speranza della squadra di “His Airness” Michael Jordan, un signore con il numero 15 sulle spalle, Kemba Walker, il più grande Hornet di tutti i tempi. Kemba ha trascinato da solo, o quasi, a delle stagioni decorose. Con il 15, la squadra allora allenata da coach Steve Clifford raggiunge i Playoffs nella stagione 2015-16, con un record di 48-36 poi il nulla fino a quest’estate.

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Ora basta parlare del passato, dopo 14 partite nella stagione 2019-20 gli Charlotte Hornets guidati da Devonte’ Graham (se non sapete chi è ora ci arriviamo) hanno un record di 6-8, ottavi nella Eastern Conference e già a più di un terzo delle previsioni di inizio stagione. Non male, eh? Ora passiamo ai protagonisti di questa “impresa” nonostante siano solo 14 partite. Prima ho menzionato Devonte’ Graham, se la vostra reazione a questo nome è stata: “Chi?!”- non siete i soli. Graham è un prodotto dell’università di Kansas, scelto con la numero 34 al draft NBA del 2018. Nella sua prima stagione da professionista, Graham totalizza 4.7 punti in 46 partite giocate. Quest’anno, Graham viaggia a 18.3 punti di media a partita, con 7 assist ed il 41.5% da tre punti, candidato al Most Improved Player di prepotenza. Altro protagonista indiscusso e quantomeno inaspettato è P.J. Washington, rookie da Kentucky scelto alla 12 nel draft 2019. Il ragazzo si sta ambientando bene tra i grandi: 12.5 punti e 5.4 rimbalzi con il 51.6% al tiro non è per niente male per un 21enne alla prima esperienza da professionista. Ultimo protagonista di questa storia è il capitano, Terry Rozier, 16.4 punti di media, 3.9 rimbalzi, 4.6 assist e tanto carisma per l’ex Celtics, ambientatosi bene in quel di Charlotte.

Vi sono altri personaggi che hanno reso questa partenza degli Hornets così entusiasmante, come Miles Bridges, oppure lo stesso Biyombo, insomma, tutti si danno da fare. Sì, senza dubbio Charlotte ad un certo punto mollerà il colpo e finirà nelle retrovie della Eastern Confernce, lottando con Knicks e Cavs per le migliori scelte al draft. Ad ogni modo, penso che sia giusto raccontare questa piccola favola che stanno vivendo questi ragazzi giovanissimi, e chissà, magari un giorno formeranno una squadra competitiva.

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Valentino Aggio

Valentino Aggio

Aggio Valentino, 17 anni, stregato dalla palla a spicchi a 13 anni, quando ho visto un alieno su un campo da pallacanestro (il #6 di Miami). Tifoso Celtics innamorato del genio e sregolatezza di Rajon Rondo.

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