Jaylen Brown

Ad un passo dal Paradiso

Sarebbe un titolo niente male per il film sulla stagione dei Celtics 2017/2018, in particolare quelli che, dopo l’infortunio di Kyrie Irving si sono ritrovati a giocare i playoffs con una sorta di Under 20 (forte, fortissima, ma sempre Under 20) impreziosita da un paio di “fuori quota”, leggi Horford e Morris.

Il collante di tutto questo è chiaramente Coach Stevens, che nelle difficoltà della stagione, con proiezioni di lottery dopo 5 minuti dall’inizio della prima partita, e anno buttato dopo la “campagna acquisti” estiva, ha riportato la squadra almeno allo stesso risultato del 2017 (Eastern Conference Finals) ma con un’eccezione: stavolta i Celtics sono a 1 W dall’accedere alle Finals.

Gara 5 ci ha detto cose che già conoscevamo, e in particolare quanto cambia per Boston giocare o meno tra le mura amiche. Il record casalingo in questi playoffs è immacolato e potrebbe bastare mantenerlo tale. Infatti se anche i Cavs realizzassero un altro colpo di coda (dopo quello che ha riportato in parità la serie da 0-2 a 2-2) vincendo in casa gara 6, i Celtics avrebbero comunque un secondo match point sul parquet incrociato del TD Garden.

L’ondata James abbattutasi su Tatum & c. in gara 3, e in parte anche in gara 4 nell’Ohio, si è notevolmente affievolita, complice probabilmente la stanchezza di LBJ che continua a non trovare un apporto sufficientemente all’altezza (forse anche per colpe sue…) nel così detto supporting cast. LeBron ha chiuso con una prestazione “normale” (per lui) da 25-10-5, e forse proprio i soli 5 assist dimostrano come il coinvolgimento dei compagni non sia mai tale da supportarlo fino alla vittoria di una partita, figuriamoci di una serie o addirittura di un anello. Qualcuno – anonimo giocatore NBA – ha notato, e altri l’hanno riportato sui social media, che faccia e atteggiamento del #23 stanotte erano quelli di uno con la valigia pronta. Questo non credo assolutamente possa influire sul decidere per lo meno di provare a vincere o no. Anzi, lasciare nuovamente Cleveland con le ennesime Finals o addirittura con il 2° anello nella storia dei Cavs, sarebbe il finale sognato dallo stesso King James prima di molti altri. Quindi scartare l’ipotesi…rassegnazione.

Il fatto vero e concreto è che Boston è una squadra. Period. I Cavs molto meno, diciamo così… Degli ultimi arrivati nella giostra di fine mercato invernale non possono essere i 3 minuti di Hood (5 punti) o le prestazioni di Nance a far sì che si riscontrino miglioramenti tali da far sperare ai supporters in maglia vinaccia di poterne vincere ora due di fila, compresa la già citata gara 7 al Garden.

Del quintetto base, stanotte, solo Love oltre a James è andato in doppia cifra, con JR Smith a chiudere con 2 punti, Hill 7 e Thompson…1! Ma come, non era la soluzione vincente e richiesta (da Love) per fare quel salto di qualità che è mancato nel turno precedente con i Raptors, dove è bastato il “solo” James per aver ragione degli inconsistenti giocatori di Toronto (che forse per la provenienza della franchigia si…sciolgono proprio quando comincia a far caldo e le partite contano davvero, non come in regular season). Invece anche in queste ECF non è cambiato molto, se non nei due episodi della serie giocati nell’Ohio. Più giorni di riposo e l’urgenza di tornare nella serie difendendo il campo amico, e reagendo ai due schiaffoni ricevuti in precedenza dai giovani Celtics. Che, tifosi biancoverdi o meno, diciamocelo e diciamocelo anche ad alta voce: stanno facendo un autentico miracolo sportivo!celtics-cavs-1

Inutile girarci intorno: questi Boston Celtics non dovevano essere qui. Per non dire che non è proprio possibile – eppure così è – che si ritrovino ad una sola W dall’accesso alle NBA Finals, cosa che non succede dal 2010. In effetti una ricostruzione nemmeno lunghissima, se vogliamo, e che per questo lascia ancor più a bocca aperta di fronte al lavoro fatto, in palestra e dietro la scrivania, da Stevens e Ainge.

Tatum avrebbe giocato meno con Hayward disponibile? Chiaramente sì, ma avresti avuto l’ex Utah titolare e il prodigio da Duke ad arricchire la second unit e – perchè no – vista la crescita che comunque non sarebbe stata frenata dalla presenza del compagno #20, un “4 tattico” per i finali di partita. A me male male questa situazione non sembra. Ma Hayward non c’è. E non c’è neppure Irving, infortunio che ha spalancato le porte del quintetto a Rozier, altra sorpresissima, soprattutto per i meno attenti, tra le fila biancoverdi.

Personalmente ho considerato Scary Terry meglio di Isaiah Thomas già dalla scorsa estate, figuriamoci dopo un’annata e un finale di questo tipo. E attenzione perchè probabilmente non è ancora finita… Cosa deve fare però Boston per non dare il proverbiale calcio al secchio col latte appena munto? Deve essere se stessa, deve giocare il basket che gli ha insegnato Coach Stevens e che tanti estimatori sta trovando in giro per il mondo. Poi ragazzi: Stevens non ha ancora vinto nulla eh? Miracoli con Butler ok, ma la retina alle due Final Four in questione l’hanno tagliata gli altri. Lo scorso anno un’ovvia sconfitta con i C’s a questo punto della stagione, e oggi ancora qui, pronti ad affrontare squadre diverse ma entrambe nettamente superiori come i Golden State Warriors o gli Houston Rockets.

E i Cavs? Beh ripetere quanto fatto nelle gare interne della serie è il minimo che possano chiedere a loro stessi, anche perchè, al contrario, vorrebbe dire non avere nemmeno la chance di giocarsela in gara 7. Che sarà come già ripetuto al Garden di Boston, ma essendo pur sempre una gara 7, non è detto che l’esperienza di Cleveland non possa avere la meglio anche contro il pubblico del Massachusetts.

Eroiche gesta sono attese nelle prossime nottate, saranno quelle di LeBron vs tutti o quelle di Jaylen Brown, Ojeleye, Baynes e soci? Se a metà ottobre, e poi a fine marzo, non era ipotizzabile una scommessa azzardata su questi Celtics, ora forse lo è.Terry Rozier

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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