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5 Questions to: Stefano Donati

Avere un obiettivo, studiare il modo per poterlo raggiungere fino ad arrivare a realizzarlo, con tenacia, determinazione e un pizzico di sana follia. Sarebbe questa la sintesi del viaggio newyorkese di Stefano Donati alla ricerca dell’incontro con il suo giocatore di basket preferito; ma perché fermarsi al riassunto quando disponiamo di cinque domande da rivolgere al protagonista di questa puntata di “5 Questions to”? Stefano e Frank (Ntilikina) nello splendido scenario del Madison Square Garden di New York ed uno striscione che ha fatto il giro del mondo in molto meno degli ottanta giorni narrati dal romanzo di Giulio Verne.

 

 

1) Stefano e il Basket, come nasce questo connubio?

Tutto nasce da una festa dello sport a Bagno a Ripoli all’età di 10 anni. Era un sabato pomeriggio e stavo andando dai miei amici ai giardini, quando sono stato fermato da un signore che mi ha invitato nel suo stand a provare a far canestro. All’inizio era strano maneggiare quella grande palla arancione (per me calciatore abituato ad usare i piedi, ma con il passare del tempo sono riuscito a prenderci confidenza e devo dire che me ne sono innamorato immediatamente. Sono stato invitato a fare una prova nei giorni successivi in palestra.  Non è stato facile decidere: praticavo calcio con buoni risultati con tutti i miei amici, però ero tentato anche da questa nuova avventura, cosi ho deciso di fare un anno di sacrifici ed ho scelto di praticare entrambi gli sport: calcio e basket. Passavo i miei giorni dalla palestra al campo da calcio e viceversa, sono arrivato a fine stagione stanco ma contento: ho scelto la palla a spicchi!!

2) Da Bagno a Ripoli alla Grande Mela per inseguire un sogno. Raccontaci da dove parte l’idea di affrontare le fatidiche 17 ore di viaggio più famose del web.

Erano le due ed ero sveglio in attesa dell’inizio della partita tra i Knicks e Sacramento quando “spippolando” sul mio ipad, sono stato attirato da una super offerta per New York. Non potevo perdere questa occasione, avrei potuto finalmente realizzare il mio sogno: assistere ad una partita NBA!!! Non ho perso tempo, ho prenotato aereo, treno, bus e naturalmente il biglietto per la partita NY – Orlando e da qui è partita l’idea dello striscione delle 17 ore di viaggio: la somma del tempo di tutti i miei spostamenti che avrei impiegato da Bagno a Ripoli (Firenze) per sbarcare nella Grande Mela !!!

3) C’è chi ha amato Michael Jordan, chi Kobe, chi ora farebbe carte false piuttosto di incontrare LeBron , Steph Curry o Harden. Tu Frank Ntilikina? Perché proprio Frank?

Il mio idolo è Steve Nash e lo rimarrà per sempre!!! Ma mi è sempre piaciuto seguire le partite di basket, oltre per lo spettacolo e il gioco, alla scoperta di giovani giocatori promettenti e Frank Ntlikina è uno di loro. Ho iniziato a seguirlo ai tempi di Strasburgo: il suo modo di giocare mi ha stregato ed ero sicuro che sarebbe finito in NBA. Infatti è stato draftato dai New York Knicks e la sua stagione da rookie è stata positiva.

4) E’ ora di scendere nei dettagli: prima partita dei Knicks contro Orlando per farti notare e seconda partita contro i Bucks per completare l’opera. Facci vivere le emozioni che hai provato prima, durante e dopo l’incontro con il tuo idolo.

Il giorno prima della partenza ho preparato lo striscione con tanta cura e l’ho messo nel bagaglio a mano per esser certo di non perderlo. Eccoci al fatidico 3 Aprile: mi presento all’ingresso del Madison Square Garden con largo anticipo, supero tutti i controlli e finalmente sono dentro al tempio del basket!!! L’atmosfera all’interno del palazzetto è indescrivibile: musiche, balli, giochi, luci, da 10 e lode. Dopo essermi ripreso da questa meraviglia, mi sono avvicinato alla balaustra del settore del mio biglietto e con tanta emozione tiro fuori lo striscione: mani e gambe mi tremavano ma la voglia di farmi notare da lui mi ha dato la forza di stenderlo . Mentre ero intento a seguire Frank durante il pre-partita sono stato avvicinato da un signore che mi ha chiesto di firmare una delibera perché mi avevano scattato delle foto che in seguito sono state pubblicate sui vari social media. La partita prosegue tranquilla senza grandi emozioni a parte un Rondo move di Frank che mi ha esaltato.

Finita la partita torno in hotel e curioso mi connetto subito a instagram e noto che la pagina ufficiale NBA aveva pubblicato un video in cui mi inquadravano e Frank era stato avvisato della mia presenza dal veterano Jarrett Jack. Cosi contento della bella esperienza ma non ancora soddisfatto, decido di riprovarci e acquisto il biglietto per la partita successiva contro i Bucks con la speranza di incontrarlo di persona. Arrivo al palazzetto alle 17.45, i cancelli aprono alle 18.00, e appena entro mi si avvicina un uomo della security che mi dà un pass post gara. Lì capisco che il mio sogno si sarebbe realizzato. Dopo la partita si avvicinano quattro persone tutte vestite di nero che mi scortano fino alla sala buffet, dove ci sono anche altri giocatori, compreso Michael Beasley. Aspetto qualche istante e poi arriva Frank. Un’emozione unica. Ci siamo fermati per una decina di minuti a chiacchierare, mi ha fatto molte domande e io ne ho fatte a lui. Al termine dell’incontro mi ha regalato le sue scarpe autografate e una maglietta pre-gara. Non ci potevo credere.

5) Di solito l’intervista in questa rubrica si chiude con l’analisi della stagione NBA e il pronostico sul risultato finale della stagione ma con te voglio fare un eccezione e focalizzare l’attenzione sul numero 11 dei NYK. Come consideri la prima stagione NBA di Ntilikina e quale tipo di parabola pensi possa avere la sua carriera nella Lega statunitense? Secondo te, potrà contribuire a riportare i Knicks ai fasti di un tempo?

La stagione di Frank la ritengo positiva, considerando che è uno dei giocatori più giovani della Lega, nonostante le statistiche non esaltanti. Dal punto di vista difensivo si è dimostrato uno dei migliori rookie e in attacco ha fatto intravedere qualche lampo del suo talento. Sicuramente ha grandi margini di miglioramento e rappresenta, insieme a Porzingins, la base del futuro su cui New York deve puntare. Gli auguro una carriera piena di successo, secondo me ha i numeri, spero tra diversi anni di poterlo rincontrare all’apice della sua carriera e ridere insieme ripensando al nostro primo incontro.

Davvero sensazionali lo spirito, la caparbietà e la volontà di Stefano nel perseguire il suo obiettivo, spirito, volontà che ci auspichiamo possano avere tutti coloro che abbiano in mente di realizzare il proprio sogno senza arrendersi alle prime difficoltà. Un grazie infinito a Stefano e alla disponibilità concessami per questa intervista e augurandogli di poter ritrovarsi con Frank quando il #11 dei Knicks sarà un campione affermato.

Vi porgo i miei saluti e quelli di tutta la redazione di NbaLife.it,  dandovi l’appuntamento al prossimo episodio di “5 Questions to”.

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Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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