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5 Questions 2: Bruno Cerella per Slums Dunk

Secondo appuntamento con 5 Questions 2 e anche in questo episodio ho il piacere di presentarvi un ospite di altissimo livello: Bruno Cerella, due volte campione d’Italia con l’Olimpia Milano e vincitore della FIBA Eurocup con la maglia di Venezia, che indossa ancor oggi.

Bruno saresti un ospite potenzialmente interessante per parlare ore e ore di basket giocato, ma in questa sede l’obiettivo vuole essere tutt’altro. Il motivo per cui sei qui ed hai accettato il mio invito è quello di promuovere un’iniziativa ben più importante di una semplice partita di Basket, un progetto che racchiude lo spirito dello sport e lo mette a disposizione dei più bisognosi.
In due parole SLUMS DUNK.
Quindi, senza indugi, affrontiamo assieme le classiche 5 Questions.

1) Da Bahia Blanca alla baraccopoli di Mathare in Kenya, passando per il basket professionistico italiano ai massimi livelli. Come nasce l’idea di dar vita a Slums Dunk Onlus?

Slums Dunk nasce dell’idea di “ringraziare” lo sport per ciò che ha dato alla mia vita. La fonte di ispirazione è stato il libro “El despertar del líder” di Joan Marques, dal quale ho trovato gli stimoli per fare i primi passi. È così che, insieme a Tommy Marino, siamo stati in Kenya 15 giorni giocando a basket in diverse baraccopoli della città decidendo quindi di dar vita a un progetto sportivo che potesse aiutare le realtà più disagiate di questi paesi.

2) Il basket quindi come mezzo di aggregazione e sviluppo sociale. Come si sono approcciati al basket i giovani di Nairobi e cosa ti senti di dire invece ai ragazzi italiani in merito alla tua esperienza di vita?

Di sicuro, non essendo il basket il primo sport in Kenya (corsa e calcio i principali), abbiamo dovuto costruire le situazioni giuste per coinvolgere e far appassionare i/le ragazzi/e e non solo. Ad oggi contiamo 4 Basketball Academies (due in Kenya e due in Zambia) che puntano a migliorare le condizioni di vita delle persone creando dei progetti incentrati su educazione, salute e sport in collaborazione con tante Onlus o Fondazioni che si occupano di educazione scolastica e salute. L’approccio dei giovani è stato subito entusiasmante visto che abbiamo creato degli ambienti belli, sani e di sicuro interessanti per ragazzi che non hanno quasi niente da fare al di fuori della Scuola. Ai giovani italiani li inviterei a guardare il nostro video, in modo che possano dare valore a ciò che hanno ed essere consapevoli che non tutti, in questo mondo, possono godere della vita che offre un paese come l’Italia, dove le opportunità per un giovane sono tantissime. Lo sport deve essere uno strumento che ci porti ad esplorare tante parti di noi stessi e ci accompagni nella crescita personale.

3) Ormai sono più di quattro anni che Slums Dunk opera nella baraccopoli di Nairobi. Qual è il risultato migliore che avete ottenuto e pensate di espandere la vostra attività verso altre zone disagiate?

Slums Dunk è nato nel 2011, ma la prima Basketball Academy a Mathare (baraccopoli di 100 mila abitanti a Nairobi) ci ha dato la spinta per tutto il resto. Ad oggi come risultati tangibili abbiamo 35 ragazzi/e con borse di studio per merito sportivo. All’interno di Mathare non ci sono Secondary Schools e i nostri giocatori, facendosi vedere in campo, hanno preso borse di studio dalle scuole private di Nairobi per continuare il percorso scolastico. Poi ci sono tante cose a livello sociale che sono importanti ma intangibili e bisognerebbe vivere un po’ il progetto per comprendere di cosa è capace lo sport.

4) NbaLife.it si occupa principalmente della NBA e la Lega statunitense ci porta esempi di ragazzi che, partendo dal nulla, sono arrivati ai vertici del basket mondiale. Pensi che Slums Dunk possa regalare un sogno ai giovani di Nairobi seguendo le orme dei Mutombo, Antetokounmpo, Siakam?

Assolutamente si. Ne è già la risposta il fatto che  due, fra i ragazzi di Matahre, siano oggi in California a studiare nei college e a giocare a basket. Tutto ciò fa comprendere quanto lo sport possa creare opportunità nella vita delle persone. E questo è FANTASTICO!!

5) La domanda finale è d’obbligo. Come può, chi legge, aiutare a sviluppare e far crescere il progetto Slums Dunk Onlus?

Il bello di questo progetto è che cresce grazie al sostegno di tantissime persone. Invito a seguirci sui nostri social, ed invito le persone a coinvolgerci in eventi dove possiamo promuovere i nostri progetti, fare raccolta di fondi e materiale utili per continuare a portare avanti SLUMS DUNK !

Finisce qui anche la seconda puntata di 5 Questions 2 targato 2019 e, rinnovando l’appuntamento per i prossimi episodi, esorto tutti i nostri lettori a dar man forte al progetto SLUMS DUNK ideato da Bruno Cerella e Tommy Marino in modo da regalare un futuro a chi ne ha tanto bisogno. La redazione di NbaLife.it si mette a disposizione di voi lettori per promuovere sul nostro sito ogni vostra idea, iniziativa o progetto che possa dar man forte ai giovani di Mathare.
Quindi non esitate a contattarci anche sui nostri canali social.

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Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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