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3&D stagione 2018-2019: una vittoria inaspettata

Nell’era moderna acronimi ed abbreviazioni stanno sempre di più prendendo piede nel linguaggio parlato. Provate ad andare dal benzinaio, magari di lunedì mattina, dicendo: “Mi faccia per favore 30 euro del Gas Propano Liquido”. O restando in tema cestistico, quanti telecronisti usano l’acronimo MVP (Most Valuable Player, il giocatore che più si è distinto) a fine partita? In questo articolo tratterò ovviamente un acronimo, altrimenti l’introduzione sarebbe un attimo superflua, in particolare i 3&D. Quanti di voi si riconoscono nei 3&D? A quanti è stato affibiato questo ruolo, anche nelle Minors?

Passo indietro. Iniziamo a definire il tipo di ruolo, sempre che di ruolo si possa parlare, partendo dall’acronimo: 3 sta per 3, tre punti. Si parla di un giocatore che predilige il tiro da 3 punti. D sta per Defense. Il giocatore, oltre che tirare da 3 punti, deve saper difendere. La & americana lega il tutto e dà all’acronimo la caratteristica figa (o cool) tipica degli acronimi americani (esempio: AT&T, American Telephon & Telegraph).

Caratteristiche imprescindibili per essere un 3&D, quindi: Tiro da 3 punti + Difesa. Sorge spontanea la domanda: prendendo tutte le statistiche fornite dai siti di basket americani (Quelle per questo articolo sono prese da Basketball Reference), come si fa ad individuare un 3&D nella miriade di giocatori NBA? O meglio, il tiro da 3 è quantificabile, si infatti filtra banalmente per 3P ed è fatta, ma il fattore Defense?

Non essendoci una linea guida per i 3&D americana, proviamo a costruire la nostra mappa dei 3&D della stagione NBA 2018-2019, con le nuove linee guida fornite da NBAlife.

Prequel a costruzione del file excel: vi limito al necessario le fasi di costruzione del foglio Excel sul quale baso l’analisi statistica. In brevissimo ho cercato le statistiche della scorsa Regular Season di tutti i giocatori della lega su Basketball Reference (Sigla da ora in avanti: BR), copiato il tutto in un foglio Excel e riordinato i dati.

Primo filtro: Mi sono detto, Bonzie Colson di Milwaukee merita di restare in classifica, avendo giocato solo 8 partite? Ovviamente no. Il primo filtro inserito è relativo alle partite giocate. Ho ritenuto “validi” i giocatori che hanno disputato almeno 42 partite, la metà della stagione NBA.

Secondo filtro: Un 3&D che si rispetti non è la stella della squadra, perciò non ha a disposizione mille miliardi di tiri a partita. Viene in nostro aiuto l’indice USG% (esatto,un’altra sigla). Questo indice statistico si riferisce alla percentuale di giocate/possessi, sul totale dei possessi disponibili, utilizzata da giocatore in questione quando è in campo. Più difficile a dirsi che a esemplificare: più è altro l’USG%, più tiri/azioni si prende il nostro uomo. Harden ha chiuso la stagione con il 40,5%, James con il 31,6 %, PJ Tucker con il 9,5%. Per filtrare i risultati, ho ritenuto valori di USG% accettabili minore o uguali a 19, la media della lega.

Ora che abbiamo una lista scremata di giocatori, bisogna colpire nel segno ed andare ad individuare il nostro miglior 3&D.

Come prima cosa, prendiamo in considerazione il fattore triple. Quante triple minimo per partita dovrebe prendersi il nostro giocatore? Viene in nostro aiuto la media NBA di tiri da 3 tentati: 6. Direi che il nostro 3&D dovrebbe almeno andare oltre la media per essere un 3&D. Altrimenti viene meno il 3 della sigla!

Ora si passa all’arcigno filtro per la difesa. Consideriamo rubate e stoppate, come si faceva negli anni ’70 per definire un buon difensore? Nah, andiamo su qualcosa di più complesso. Statistiche avanzate, baby. DRtg (altra sigla). Defensive rating. E’ una statistica calcolata su più fattori, ci restituisce un numero ipotetico di punti concessi all’altra squadra, parametrato su 100 possessi. Più è altro il punteggio, più il difensore concede punto e quindi più è un cattivo difensore. Media NBA: 111 punti concessi di media. I nostri uomini devono (e sottolineo DEVONO) stare al di sotto di questa quota.

Fase finale: ora abbiamo la nostra lista dei 3&D, formata da 50 super giocatori. Come facciamo ad ordinarli facendo una classifica? Vi propongo due criteri di giudizio:

Criterio 1: 3P (Numero di tiri da 3 segnati a partita). Visto che stiamo parlando di un 3&D, mi piacerebbe averne uno nella mia squadra che non si faccia troppi problemi a sparare oltre l’arco.

Criterio 2: DWS (Defensive Win Share), una stima del numero di vittorie ottenute grazie al contributo difensivo del nostro eroe. Stiamo sempre parlando di un 3&D, quindi il fattore difesa ha un peso rilevante.

Rullo di tamburi, stanno per arrivare i risultati relativi alla stagione NBA 2018-19.

Criterio 1: Il vincitore indiscusso è Wayne Ellington, che a Detroit ha trovato un periodo di grazia, chiudendo a 12.4 punti di media la stagione. Curiosità: oltre ai soliti CJ Miles e Danny Green, indicativa è la presenza di Brook Lopez. Il centro statunitense quest’anno ha infatti mostrato un incredibile capacità di giocare con i piedi oltre l’arco. Per questo motivo entra di diritto nella classifica, anche se non sarebbe un 3&D puro, ma chi siamo noi per escludere il buon Brook?

Criterio 2: Rullo di tamburi doppio, vince proprio Lopez. La difesa di Lopez ha contribuito a vincere 4,3 partite, staccando di 0,7 il secondo Joe Ingles (3&D quasi purissimo).

Risultato finale: Andando contro ogni logica di sensatezza, la medaglia 3&D dell’anno 2018-2019 va proprio a Brook Lopez, che ha mostrato l’abilità nel tiro da 3 punti e l’impegno difensivo necessari per vincere contro la concorrenza. Un 3&D atipico, ma sempre un 3&D.

Dato il risultato, la domande nasce spontanea: siamo davanti ad un’evoluzione nel ruolo del 3&D? A voi…

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Claudio Melini

Claudio Melini

26 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

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