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1st Round – Toronto Raptors vs Milwaukee Bucks

I Raptors avanzano al secondo turno, guadagnando la possibilità di affrontare i Cavs, Campioni in carica, dopo aver mostrato, come spesso è capitato negli ultimi tempi, quanto possano essere buoni e cattivi all’interno della stessa serie. Per i Bucks resta invece la speranza in un futuro che ad oggi non può che apparire roseo, oltre al fatto, non così scontato, di aver messo esperienza in cascina, sotto forma di fatica, concentrazione e intensità da post-season che solo in questo periodo dell’anno è possibile maturare.

Toronto, da tradizione, ha perso la prima in casa (come aveva fatto negli ultimi 3 anni rispettivamente contro Nets, Wizards e Pacers), ha poi vinto in volata gara 2, grazie a un canestro di DeRozan e uno di Lowry nei possessi finali, per poi soccombere nettamente una volta arrivata nel Wisconsin, in un terzo episodio dal sapore acre del massacro. Grazie ad alcuni accorgimenti è riuscita quindi a rientrare prepotentemente in carreggiata, portandosi saldamente alla guida nelle successive due e mezzo e, di nuovo, ha gettato al vento per intero una dote da 25 punti di vantaggio nella decisiva gara 6, salvo vincerla nuovamente nel finale.

Se guardiamo al risultato finale, in Canada ci sono diversi motivi sorridere. Oltre al passaggio del turno impiegando un numero accettabile di partite (6) contro una squadra emergente e di talento, che per caratteristiche atletiche – più che tecniche – rappresentava un accoppiamento tutt’altro che semplice per la testa di serie numero 3 ad Est, Toronto per vincere ha dovuto esplorare alcuni aggiustamenti che potrebbero anche tornare utili in futuro. Il fatto di aver dovuto far sedere per larghi tratti di partita (e di partite) il centro titolare Valanciunas per disporre in campo di un esterno in aggiunta, così da abbassare il quintetto per cambiare ancor più liberamente in difesa e allargare il campo, aumentando velocità e pericolosità sul perimetro, ha restituito a Casey un Norman Powell in più su cui fare affidamento, non solo come uomo di bassa rotazione. Praticamente infallibile da oltre l’arco (10-11 nella serie) e solido nel contribuire a tutto campo, il Powell visto contro Milwaukee offre oggi al coaching staff nuove e insperate opportunità da un punto di vista tattico. E non era così automatico che lo stravolgimento del quintetto portasse certi benefici: bravo Casey, che forse per il pedigree non proprio luccicante (fin qui) viene sovente screditato, anche oltre le proprie reali responsabilità. Con questo Powell e i due volti nuovi, P.J. Tucker e Serge Ibaka, Toronto spera di aver trovato, almeno sul piano difensivo, la formula appropriata per inserire, a differenza di un anno fa, qualche sassolino nell’ingranaggio perfetto dell’attacco di Cleveland.

NBA: Playoffs-Toronto Raptors at Milwaukee Bucks

Complice l’inopportuna (se non altro per il momento della stagione in cui si è resa necessaria) operazione al polso di Lowry, nelle gerarchie dell’attacco dei Raptors è apparso evidente il passaggio dal bicameralismo che potevamo definire quasi perfetto, con pari compiti e poteri distribuiti tra Kyle e DeRozan, al monocameralismo rafforzato col solo DeMar a legiferare. Se escludiamo l’infausta prestazione in gara 3 da 0-8 dal campo (forse la peggiore prova di sempre di un All-Star nei playoffs), DeRozan ha viaggiato a 27,7 punti a sera col 52% al tiro.

Tutto ciò ci porta a considerare però anche il rovescio della medaglia, che con i Raptors è storicamente piuttosto consistente. Lowry è sembrato ben lontano dalla sua migliore condizione (14,3 punti in 38,5 minuti di impiego) e il tempo nei playoffs – si sa – tende ad essere compresso. Gli alti e bassi mostrati contro la verde Milwaukee – verde per colori sociali ma anche per stadio di maturazione di alcuni dei componenti più rappresentativi – lasciano negli occhi e nella testa la sensazione che il prossimo avversario sia troppo impegnativo per poter essere superato.

Dall’altra parte i Bucks per almeno tre partite hanno dato l’impressione di poter seriamente ribaltare il pronostico. Con un core giovane – Antetokounmpo, Middleton, Snell e Maker fanno 91 anni in quattro (per la verità ci sarebbe da contare anche l’infortunato Jabari Parker, classe ’95) – e di sicuro avvenire e un coach che, forse per la prima volta in maniera nitida, ha dimostrato di non sedere sul pino solo per i suoi trascorsi da scienziato del basket con la palla in mano, minacciano di ripresentarsi ai nastri di partenza della post-season dei prossimi anni con intenzioni veramente bellicose. Giannis può ormai essere considerato la superstar NBA intorno alla quale costruire una squadra da titolo che tutti bramano di avere. Seppure sia un top-20 praticamente in ogni categoria statistica rilevabile su un campo da gioco, difficilmente può essere descritto per freddi numeri. Contro Toronto lo abbiamo visto schiacciare in più occasioni sulla testa di tutti i Raptors che erano sul parquet. E forse anche di qualcuno con la maglietta con su scritto “We The North” appena fuori dall’Air Canada Centre. I malcapitati avversari in certi frangenti non potevano neppure minimamente pensare di arginare le sue esplosioni in contropiede (5,2 punti a sera). La stoppata di gomito è solo l’epitome dello strapotere tecnico e atletico di cui ha iniziato a riempire gli occhi dei paganti. Ecco, ha iniziato. Per ora soltanto quello. Lo attendiamo al livello successivo, diciamo in maggio almeno, nelle prossime stagioni. Ha concluso i suoi playoffs al secondo posto dietro LeBron per punti in area con 15,3 a partita. Il compagno Middleton, più perimetrale, ne è sembrato il perfetto complemento, specialmente in gara 2,3 e 6, mentre l’eco delle prestazioni di Tony Snell dev’essere arrivato fino in Illinois, dove più di qualcuno si sarà chiesto se i Bulls non si siano liberati troppo in fretta di uno come lui, ottimo in difesa e sugli scarichi: 7,5 punti a partita da catch & shoot, dietro solo a un paio di Warriors in tutta la lega.

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X&O

Jason Kidd dopo aver sollevato non poche perplessità nella sua seconda vita da allenatore probabilmente da oggi avrà qualche estimatore in più a giro per il globo. Si può dire, senza fare torto al suo recente passato in panchina né – in egual misura – ai suoi detrattori, che la serie di primo turno dei playoffs di quest’anno sia stata la sua tesi di laurea da coach. La difesa messa in campo dai suoi Bucks è stata impeccabile, almeno fin quando è durata l’onda d’urto delle scelte iniziali. L’ex comandante del Flyng Circus dei New Jersey Nets di inizio millennio infatti ha fatto ciò che ci si attende da un coach quando gli si affidino le chiavi della propria squadra: supportato egregiamente dall’area scouting, ha preso i punti di forza degli avversari e li ha rivoltati come un calzino, costringendo i Raptors a trovare nuove e inconsuete soluzioni.

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Per composizione e caratteristiche del roster Toronto è stata per tutta la stagione regolare una squadra che faceva dei giochi in isolamento (per Lowry e DeRozan) e del pull-up jumper il proprio pane quotidiano, tanto da occupare l’ultima posizione in tutta la NBA per percentuale di punti di squadra assistiti: solamente il 47,2% del totale. Ebbene, Kidd attingendo a piene mani dal serbatoio di versatilità dei suoi uomini di riferimento, ha sfruttato le braccia interminabili e la mobilità laterale dei vari Antetokounmpo, Middleton, Snell, Brogdon, Maker (ma anche di un Monroe a momenti commovente per difesa e atteggiamento a rimbalzo) per irretire i Raptors nell’esecuzione dei giochi a loro più congeniali. In particolar modo il game plan del coaching staff di Milwaukee prevedeva che il difensore del bloccante nel pick&roll blitzasse sul palleggiatore avversario, così da negargli ogni possibile varco verso il canestro. Vedendosi arrivare addosso il secondo uomo molto presto nello sviluppo del palleggio e molto alto nella metà campo avversaria, soprattutto Lowry e DeRozan si trovavano in enorme difficoltà ad attaccare come erano soliti fare durante la stagione regolare. L’idea era quella di sbarrare loro il lato scelto per giocare, respingendoli al centro. L’attenzione alle rotazioni da parte degli altri Bucks, soprattutto dal lato debole per chiudere l’area, faceva il resto, permettendo anche a uno come Thon Maker, il custode designato del pitturato, di uscire aggressivo su DeRozan facendogli raccogliere il palleggio. Questa strategia, forte della maggiore freschezza e vigoria atletica dei giovani Cervi, ha funzionato nelle prime due gare in Canada ed è esplosa in tutta la sua efficacia nel +27 di gara 3. Nel primo scontro del Bradley Center, i padroni di casa hanno tenuto i Raptors a soli 30 punti segnati nell’intero primo tempo e, negando quasi ogni possibilità di isolamento grazie a rotazioni difensive anticipate, hanno costretto DeRozan a vivere una serata da dimenticare.

Adjustment

Il momento chiave attorno al quale è svoltata la serie è coinciso con l’ingresso in quintetto di Norman Powell in gara 4 e la concomitante “retrocessione” a sesto uomo di Valanciunas. Per la verità Casey aveva provato ad abbassare il quintetto già nella gara precedente, facendo partire Cory Joseph fra i primi cinque del terzo quarto. Allora però la situazione era già abbondantemente compromessa perché si potesse notare anche il benché minimo cambiamento. Sotto 2-1 e con i Bucks emotivamente in possesso della serie, la mossa del coach ha dato i suoi frutti, con Powell ad allargare il campo (3-3 da tre punti), dare aria all’attacco dei suoi e impedire in prima persona a Middleton di mettere a referto un altro ventello. Allo stesso tempo Valanciunas si è trovato nuovamente a proprio agio nell’affrontare il secondo quintetto degli altri, quello in cui era opposto a Monroe e in cui non doveva costantemente rincorrere quella gazzella di Maker. Intravedendo la possibilità di rialzarsi, Toronto ha alzato i giri del motore anche in difesa, rendendo la vita difficile come mai era stato prima di allora agli attaccanti dei Bucks. A momenti sembrava che ci fosse un tappo sul canestro degli ospiti.

Con l’andare della serie si sono ristabiliti i valori in campo ed è emersa la maggiore profondità e completezza dei canadesi: 33 punti di un DeRozan tornato super in gara 4, partenza bruciante su entrambi i lati del campo di Ibaka nella 5, con un’altra eccellente partita di Powell da 25 punti con 4-4 da oltre l’arco. Più si trovava di fronte la difesa “trapping” di Kidd, più DeRozan si dimostrava abile nello scardinarla, anticipando la giocata e quindi il blitz dell’altro marcatore oppure, soprattutto contro Maker, prendendolo in castagna per aver sbagliato angolo di aiuto. D’altra parte la difesa dei Bucks, come tutte quelle in cui si faccia una scelta che pende pesantemente da una parte, lascia scoperte alcune zone che diventano bersagli sensibili per i piani partita avversari. In questo caso è stata colpita proprio dove ha finito per prestare maggiormente il fianco, ovvero coi tiri piazzati o la palla messa per terra contro il close-out sul lato debole e sui tagli a canestro, a maggior ragione se effettuati dal “rollante” (Valanciunas nel primo quarto di gara 6) imbeccato prima che si chiuda la visuale del palleggiatore raddoppiato. Solo gli Hawks nel primo turno playoffs hanno fatto peggio della banda di Kidd per punti concessi da situazioni di taglio.

Stats

Toronto aveva chiuso la regular season al 6° posto per percentuale di possessi giocati in isolamento sul totale di squadra con 8,5%. In queste situazioni Lowry e compagni producevano 0,98 punti per possesso (2° dietro ai Cavs). Nel primo turno contro i Bucks i possessi in isolamento sono scesi al 7,3%, mentre i tiri liberi generati da tali giochi sono passati dal 15,4% del totale all’11,6%. Viceversa l’efficacia in isolamento in post-season è aumentata (+7,8% nella frequenza delle realizzazioni e 1,14 punti segnati per possesso).

Sempre in stagione regolare i Raptors producevano 21,4 punti a partita nei cosiddetti pull-up shot, ovvero i tiri dal palleggio, che convertivano col 41,1% dal campo (2° solo ai Clippers). Grazie alla strategia difensiva di Kidd i punti da tiri derivanti direttamente dal palleggio sono diventati 12,2 (solo Boston ha fatto peggio al primo turno), frutto di un non più invidiabile 33%.

Seppure sia riuscita a limitare alcune delle soluzioni predilette dell’avversario del primo turno, Milwaukee ha finito per concedere a Toronto 1,40 punti per possesso in situazioni di taglio. Tale dato la pone al penultimo posto nella graduatoria dei playoffs. Allo stesso modo con le sue scelte difensive, Kidd ha determinato un incremento nel volume dei giochi d’attacco dei Raptors delle situazioni di tiro spot-up (tiri piazzati, con piedi per terra) dal 19,5% al 25,7% del totale.

Infine, poiché abbiamo parlato di cambiamenti di line-up decisivi, il quintetto classico di Toronto con Lowry-DeRozan-Carroll-Ibaka-Valanciunas nei 31 minuti in cui è stato sul parquet ha fatto registrare un defensive rating di 125,8. Quello che ha ribaltato le sorti della serie, ovvero Lowry-DeRozan-Powell-Carroll-Ibaka, in 43 minuti di gioco ha prodotto un defensive rating di 92,6.

MVP

NBA: Playoffs-Toronto Raptors at Milwaukee Bucks

Se potessimo cancellare lo scempio di gara 3, non esiteremmo a consegnare il premio di miglior giocatore della serie a DeMar DeRozan (23.5 punti, 5.5 rimbalzi, 92% ai tiri liberi.) Se invece avessero trionfato i Bucks, avremmo certamente incoronato Giannis Antetokounmpo (24.8 punti, 9.5 rimbalzi, 4.0 assist, 2.2 palle recuperate, 1.7 stoppate).

Visto che gara 3 ha rischiato seriamente di orientare la serie e Giannis dovrà rimandare al prossimo anno i propri legittimi sogni di gloria, consegniamo l’MVP a qualcuno che almeno all’inizio non era atteso su questi palcoscenici: Norman Powell da San Diego, California, autore di 12,4 punti in 24 minuti di impiego col 91% da tre punti e il 92% ai tiri liberi. Praticamente un cecchino.

Intro, Mascotte e Social

I Bucks hanno “trollato” i Raptors facendo suonare la canzoncina del dinosauro Barney mentre DeRozan e compagni venivano introdotti prima di gara 3 al Bradley Center. Per chi non se lo ricordasse Barney era il simpatico T-Rex antropomorfo di un programma televisivo per bambini in età prescolare prodotto in USA e trasmesso su Italia1 nel 1994.

Qualche fan ha giustamente fatto notare come una squadra che ha un cervo come mascotte non dovrebbe prendersi gioco di dinosauri viola.

La risposta dei Raptors non si è fatta attendere ed è stata affidata al profilo ufficiale Twitter della franchigia canadese, allorché dopo la vittoria di gara 4 è apparsa una simpatica gif con Bambi, il celebre capriolo della Walt Disney, mentre scivola in maniera goffa ma struggente sul ghiaccio.

In precedenza la mascotte di Milwaukee, Bango The Buck, aveva provato ma senza successo, a suggerire attraverso cartelli dalla discutibile resa artistica dubbie analogie fra Raptors e opossum.

Meglio concentrarsi su quanto accaduto in campo.

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Tommaso Mandriani

Tommaso Mandriani

Grande amante del basket e della letteratura, segue la NBA dal 1994, quando i suoi occhi furono accecati dal fulgido bagliore emanato dal talento irripetibile di Penny Hardaway. Subisce da sempre il fascino della narrazione svelta ma pungente alla De Carlo e del viaggio come metafora della libertà del grande romanzo americano alla Jack Kerouac. Ovviamente non riesce minimamente ad assomigliare loro nello stile né tanto meno nei contenuti. Nutre un'adorazione pressoché incondizionata per l'Avv. Federico Buffa e per l'ineffabile Zach Lowe.

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