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1st Round in review: Bucks – Pistons

Una delle serie dal pronostico più semplice dell’intero tabellone ha saputo rispettare le premesse: Milwaukee a ruota libera, come se ancora non si fosse interrotto il flusso positivo che dalla regular season, guidata da primi della fila ha portato ai playoffs la squadra del Wisconsin, padrona del campo e dell’intera serie, dominio ulteriormente certificato dagli almeno 16 punti di scarto (a proprio favore ovviamente) in ogni vittoria.

Pistons non pervenuti

Per Detroit la qualificazione ai playoffs ha avuto – come accade in questi casi – il duplice sapore agrodolce di chi è indeciso nel capire se sia stato un bene o un male prendersi sta “ripassata” dai Bucks prima delle vacanze.

Inutile sperare di poter fare molto meglio con questo roster, che a mio avviso non ha nemmeno grossissime prospettive future, soprattutto in una Eastern Conference tornata competitiva (molto più che nel recente passato, come storia – ciclicamente – vuole) e nella quale la squadra della Motown non si capisce che ruolo possa avere.

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Meglio finire in lottery, probabilmente, in questi casi, e da lì sì poter attingere a forze fresche per i prossimi anni. Invece…14^ sconfitta consecutiva ai PO, mai nessuno così male nell’intera storia della post-season NBA!

Tra l’altro il gioco di Detroit resta tra i più inguardabili, con poco senso se non quello di noia estrema, dell’intero panorama NBA. Il tentativo di replica di un formato che si è già rivelato perdente, come quello delle “due torri” dei Clippers – lì almeno l’atletismo di Jordan dava un senso al tutto – stavolta con Drummond ad affiancare Griffin, rimane inspiegabile nelle scelte prima del frontoffice e successivamente dello staff tecnico che, a parziale discolpa, deve fare con quanto si trova in casa, obbligatoriamente.

Cosa riserverà il futuro ai tifosi del Michigan non è dato sapersi, probabile molta mediocrità a cavallo appunto tra il qualificarsi e il non farlo alla post-season dei prossimi anni, a meno che Griffin e Drummond trovino ancora estimatori in giro per la Lega così da far ripartire i Pistons da potenziali scambi, magari infarciti da prime scelte in entrata.

Cerbiatti in autostrada…a chi?!?

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E veniamo al lato meno oscuro della luna: i Milwaukee Bucks non intendono fermarsi, in quello che a tutti gli osservatori sembra l’anno buono per arrivare fino in fondo, data l’ormai diffusa sensazione che i Raptors non siano squadra da playoffs, che i Sixers in qualche modo imploderanno e che questi Celtics alla fine non siano (non saranno mai?) una seria contender per l’anello.

Giannis Antetokounmpo conosce un solo modo di giocare, che è quello al massimo delle proprie possibilità atletiche – che sono sconfinate – e tecniche, in notevole miglioramento ed evoluzione. Ma forse per la prima volta nell’ancora breve carriera ha capito che gestirsi, all’interno della singola partita e di una serie, serve a preservare qualche energia per quando conterà davvero. Di certo il massimo dispiego di forze non era richiesto dalla serie contro Detroit, che il greco ha comunque dominato quando ha ritenuto fosse il caso di farlo.

Gara 4, quella che ha chiuso la serie, l’ha visto infatti massimo protagonista con 41 punti ma non solo: rimbalzi, recuperi, stoppate, con l’aggiunta di 3 assist per condire il tabellino delle statistiche. Un giocatore, se non IL giocatore più completo nell’anno di grazia 2019. Una bestemmia, anche solo pensarlo, al suo ingresso nella Lega.

Coach Budenholzer ha poi a disposizione un roster lunghissimo, anche con le assenze che si augura non peseranno alla fine del cammino in questa post-season di Brogdon e Gasol, la prima molto più pesante della seconda, con l’ex Spurs preso comunque per questo momento della stagione, dove anche pochi minuti di esperienza possono servire per vincere o meno una partita, se non addirittura una serie. Il bilanciamento del minutaggio è stato in ogni caso garantito proprio dalla profondità dalla quale Bud può attingere, se è vero che in gara 4 contro i Pistons 8 giocatori sono stati sul parquet almeno 20 minuti (più Ilyasova con 17) e nessuno oltre i 32 di Giannis.

Bring on the Celtics

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Con poco altro da aggiungere su questo scontro di primo turno, buttiamo già un occhio alla semi-finale di Conference che vedrà i Bucks affrontare i Boston Celtics, anch’essi autori di uno sweep ai danni di Indiana, come riportato da Carlo Torriani nella sua review.

E’ la ripetizione, sulla carta, dello scontro dello scorso anno, quando Boston, orfana di Irving e Hayward, strappò il passaggio del turno in gara 7 al Garden, con entrambe le squadre ad aggiudicarsi le partite della serie giocate sul campo amico. Quest’anno i Celtics, se vorranno replicare lo stesso risultato di 12 mesi fa, saranno costretti a vincerne almeno una in trasferta, cosa non impossibile ma sicuramente improbabile, dato che oltre al miglior record complessivo della Lega, Milwaukee quest’anno detiene anche quello del maggior numero di vittorie in casa. Passare al Fiserv Forum sembra impresa ai limiti delle capacità di Kyrie & c. ma il bello dei playoffs NBA è proprio quello dell’impronosticabilità, una volta giunti a questo livello.

In stagione regolare i Bucks hanno avuto la meglio su Boston in 2 dei 3 incontri, con Middleton che si è rivelato, forse più di Antetokounmpo, come la spina nel fianco della difesa dei Celtics: d’altra parte con Milwaukee vale un po’ quello che vale nell’altra Conference per Houston…farsi battere da Harden/Giannis o dal resto della squadra? Pick your poison, anche per quel che riguarda l’affrontare questi cerbiatti, che sotto coach Bud, sembrano tutto tranne che i famosi quadrupedi sperduti in autostrada.

Sarà quindi anche una “battaglia” tra le due menti cestistiche che siedono sulle rispettive panchine, con squadre in momenti diversi (non inganni il 4-0 dei Celtics) e che sicuramente hanno poco tempo per migliorare il migliorabile, perchè ai playoffs tutto succede velocemente e, anche se c’è un’intera serie per riequilibrare eventualmente un risultato inizialmente compromesso, sono gli aggiustamenti tra una gara e l’altra a fare la differenza, e in questo – come detto – sarà una sfida nella sfida tra Stevens e Budenholzer e i rispettivi staff.

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Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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