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1st Round – LA Clippers vs Utah Jazz

Intro

“This is the end”
Credo che queste parole di Adele rendano benissimo lo spirito che aleggia in casa Clippers. Un’altra eliminazione al primo turno, altri infortuni (vedasi quello di Blake Griffin) che si abbattono sullo spogliatoio, un allenatore che sembra totalmente alla mercé degli eventi. Che non fosse una stagione fortunata per la squadra losangelena, basti pensare alla lista di infortuni che ne hanno decimato il roster dall’inizio di Ottobre fino ad ora, ma i Clippers perdono e perdono male.

Il rovescio della medaglia sono gli Utah Jazz, squadra in costruzione che sembra arrivata alla maturazione. Quest’ultima è arrivata grazie ad una solida regular season, che li ha portati ad avere lo stesso record dei Clippers (51-31), inoltre sono una squadra in crescita costante nel corso degli anni. Sembra un futuro roseo, ma anche i Jazz hanno un bel problema chiamato offseason: una delle stelle della franchigia, Gordon Hayward (27 anni e 24 punti di media in questa stagione, a cui si aggiungono 6 rimbalzi e 3 assist). Il rinnovo di questo giocatore potrà essere determinante per il progetto Jazz.

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E i Clippers? Il vate di LA, Chris Paul, ha una player option, così come Blake Griffin. Scade il contratto di JJ Redick. Dai rinnovi di Paul e Griffin passa il record delle prossime 2/3 stagioni. Se entrambi rinnoveranno, cosa non troppo probabile, i Clippers potranno continuare ad essere la squadra degli ultimi anni: bene in regular season e poi, per un motivo o per l’altro, crollo nei playoffs. Altro tema fondamentale di questa serie è Psquare (P2), al secolo Paul Pierce. Questa che si è appena conclusa per il losangeleno Pierce è l’ultima stagione, infatti si ritirerà in estate. Ci saluta un protagonista assoluto di questi ultimi 15 anni, capace di straordinarie partite: basti pensare al titolo vinto con i Celtics dei Big Three (più Rondo), alla stoppata su Lowry nella serie tra Nets e Toronto, al buzzer beater contro gli Atlanta Hawks quando vestiva la maglia dei Washington Wizards.

Il riassunto della serie

La prima partita in casa LA è un’ottima cartina indicatrice della serie. Squadre che si fronteggiano, ma nessuna prevale veramente. Fino ai minuti finali: palla a Joe Johnson, difesa sommaria del suo ex compagno agli Hawks Jamal Crawford, ferro, ferro e canestro sulla sirena. I Clippers ancora una volta battuti da un mix di bravura, esperienza e, aggiungerei anche, destino. In gara due abbiamo la reazione dei Clippers, 18 a 29 per LA nel primo quarto e partita sempre controllata. Clippers in controllo anche in gara tre a Salt Lake City. Poi il disastro. Griffin infortunato salterà tutti i playoffs. Da quell’infortunio, l’ennesimo di una lunga serie per Griffin, infortunatosi anche lo scorso anno proprio durante il primo turno, I Clippers appaiono come una barca che inesorabilmente affonda, tenuta a galla dal solito Chris Paul in gara sei.

Aggiustamenti in corso d’opera

Gara uno, come detto in precedenza, è una gara a parte, ben giocata da ambo le squadre e risolta da un colpo di genio di “Iso Joe”. Ai Jazz va dato il grande merito di essere riusciti a sopperire all’infortunio di Rudy Gobert, avvenuto proprio durante il primo match. Utah non si è scomposta o fatta prendere dal panico, è rimasta nella partita con lo scopo di giocarsi gli ultimi possessi. Joe ha fatto il resto, chiude con 21 punti, il buzzer beater e orienta fortemente la serie. Va detto della difesa di Crawford e dell’abilità di Utah di cercare l’accoppiamento Crawford-Johnson. Nota di demerito a Doc Rivers e alla difesa dei Clippers in generale, che non solo permette il cambio di uomo, permettendo a Johnson, probabilmente il miglior attaccante 1 vs 1 di Utah, di giocare contro il peggior difensore dei Clippers, ma inizialmente Johnson era accoppiato con Griffin, quindi il cambio è avvenuto in emergenza. In una gara uno dei playoffs non si possono, a mio avviso, non preparare queste situazioni. Un’altra questione sorge spontanea: per quale motivo il raddoppio su Johnson non è mai arrivato, se non nelle ultime due partite? Non mi soffermo sull’operato di Rivers come general manager, a cui servirebbe un articolo intero di critiche.

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Dopo aver analizzato alcuni dei demeriti di LA, onore a Utah e al suo head coach Snyder. Quest’ultimo ha condotto una squadra, mediocre negli ultimi anni, a esprimere un gioco solido e ben costruito. Il coach è riuscito a cancellare JJ Redick dalla serie, costringendolo a palleggiare con close out rapidi e puntuali e non facendolo entrare nella serie (come dimostrano i 9 punti di media ed il plus/minus di -5,1 punti con lui in campo). Il coach di Utah ha gestito i cambi in modo ottimale, permettendo a Johnson di arrivare fresco negli ultimi minuti di partita e mettere punti importanti quando conta (determinante in gara 1, ma anche in gara 4). Un contributo importante per la vittoria è arrivato dalla stella Gordon Hayward, che ha saputo fare un definitivo salto di qualità al suo gioco, arrivando a sfiorare 24 punti di media, 7 rimbalzi e 3 assist, sfuggendo agilmente alla marcatura del diretto avversario Mbah a Moute, che aveva soprattutto il compito di arginare Hayward. Ingiudicabile la serie dell’altra stella Rudy Gobert, limitato dall’infortunio alla caviglia della gara 1.

Stats

Le statistiche “tradizionali” (punti, rimbalzi e assist per squadra a gara) non mostrano differenze significative tra le due squadre. Nelle vittorie i Jazz hanno tirato sempre meglio dei Clippers , 7.3 contro 9.3 triple a partita, che determinano una differenza di sei punti, utile nei finali di partita. Dalla serie, come riportato prima, è sparito JJ Redick: passa da 15 punti in stagione ai 7.1 dei Playoffs, un calo di oltre il 50% inspiegabile per un veterano del suo livello. Penso sia il dato che mostri la bontà del lavoro di Snyder. Un’altra differenza si trova nella % di assist del solo quarto periodo: 55% per i Jazz (che mantengono il 55% per tutti i quattro quarti di gioco), contro il 30% dei Clippers (che passa dal 50% al 30%). Questo dato è indice degli isolamenti continui presi dai Clippers, che in difficoltà non hanno costruito, ma si sono affidati solo ai singoli, Paul e Crawford su tutti. I Jazz, anche quando la palla pesava, hanno continuato con il loro gioco, come dimostra il dato identico di assist percentuale.

MVP

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Il miglior giocatore della serie è Gordon Hayward, il giocatore più rappresentativo di Utah che chiude la serie con 23.7 pti di media e una buona media rimbalzi, 7.3 per la precisione. Forse il premio di MVP avrebbe potuto meritarlo anche l’eterno Joe Johnson capace di chiudere game 1 con un buzzer beater, su una poco efficace difesa di Crawford (lo sottolineo) e capace di orientare il game 4 e la serie stessa, catturando le attenzioni della difesa nelle ultime partite.

La serie sui Social Networks e attraverso i media

Dopo gara 1 Joe Johnson ha parlato così del suo canestro finale:

“ I had to make a play…”
Dovevo fare il canestro

Una responsabilità importante per uno dei giocatori che hanno deciso più partite sul finale di questi anni.

“We can’t be satisfied”
Non possiamo essere soddisfatti

Ha poi continuato Joe dopo gara 1, consapevole della difficoltà della serie.

“Chris Paul a man possessed in L.A. Clippers’ Game 3 triumph over Utah Jazz”

Scriveva l’opinionista Powell a proposito della gara tre di Chris Paul.

Chris Paul stesso, giratosi durante un timeout di gara 6 e vedendo Pierce, ha detto:

“Your carrier won’t end in Utah”
“La tua carriera non finirà in Utah”

Con la speranza di andare avanti nella serie, o almeno di portare i Clippers a game 7, per permettere a Pierce di finire la carriera nella sua Los Angeles.

Onore a Chris Paul, autore di una serie leggendaria. Demerito ai Clippers, squadra mai compiuta, che ci ha fatto divertire negli anni, senza mai fare il passo per diventare veramente una grande squadra.

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Claudio Melini

Claudio Melini

26 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

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