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The Big Sleep

Dormire! Per tanti un piacere, per altri un’impresa; per alcuni un desiderio, per altri ancora una necessità. La mitologia greca identifica il sonno in un giovane nudo con due ali sul capo, Hypnos, compagno di Notte, dall’amore dei quali nascono i quattro figli che governano il mondo onirico, trasportando il dormiente ognuno in un ambiente surreale, diverso e specifico.

Morfeo e il suo mondo fatto di realistiche illusioni; Fantaso, mendace e mai annunciatore di verità; Fobetore, colui che impersonifica gli incubi; Momo, amante del sarcasmo e della censura. Ma siamo sicuri che la mitologia ci dica tutta la verità? Possibile che chi ci ha raccontato le gesta di Dei e Divinità abbia deciso di omettere qualche dettaglio, qualche particolare, qualche relazione extra coniugale solo per tutelare l’animo fiero e il comportamento irreprensibile dei miti di cui ci narrano le gesta? E soprattutto siamo del tutto convinti che gli Dei non siano in grado di orientare l’andamento del mondo reale, oggi come allora, come fossimo ancora ai tempi dell’antica Grecia? Forse gli Dei hanno deciso solo di trasferirsi dall’ambiente solito in cui sono sempre stati descritti e citati, forse stanchi di avere a che fare con la mentalità tipica del vecchio continente hanno deciso di provare a cercare fortuna nei rapporti con l’uomo in altri lidi.

E quale zona migliore del mondo se no gli Stati Uniti d’America, la patria delle opportunità, dove un sogno può diventare realtà. E la Florida  ricorda in particolar modo la Grecia,  penisola al sud del continente di riferimento, bagnata dal mare e baciata da un sole cocente, contornata da isole e isolette meta di ricchi vacanzieri e di giovani avventurieri. E se fosse veramente così? Il dubbio mi è venuto guardando le gesta e le movenze di un ragazzo alto, smilzo, dalle braccia lunghe e con due occhi che, se non fossero nascosti dalle palpebre spesso semichiuse, sarebbero illuminanti. Il figlio illegittimo di Hypnos, il fratellastro di Morfeo, Fantaso, Fobetore e Momo: “The Big Sleep” Tracy McGrady.

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Non voglio minimamente annoiarvi con la cronistoria della vita pre NBA di Tracy (già raccontata qui), vi basti sapere che è nato in Florida e che ha dominato in lungo in largo nella sua carriera da high schooler prima alla Auburdale High School e successivamente alla Mount Zion Chiristian nel North Carolina con career high da 37 punti e 17 rimbalzi (non male per un liceale). Lo strapotere tecnico del nativo di Bartow lo porta all’approdo diretto nella NBA, al pari di Kobe e Garnett e a sceglierlo sono i Raptors nell’anno di grazia 1997, anno che ha regalato a coach Pop le gesta di un giovanotto proveniente dal mar dei Caraibi. Toronto non è proprio la Florida e la NBA non è il basket liceale e T-Mac ci mette un po’ ad ambientarsi. È  il fratello più crudele a farsi vivo nella prima stagione da pro; Fobetore trasforma in incubo quel sogno di diventare fin da subito un emblema del basket statunitense, di dominare la lega come dominava al liceo,  ma per fortuna sua (e direi anche nostra) a dargli una mano arriva in soccorso il cuginetto, anche lui nato in Florida (forse figlio di  Ermes), Vince Carter con il quale mette in scena lo spettacolo migliore mai visto in un’arena NBA Canadese fino ai giorni nostri.

2000 Stars Slam Dunk Contest

Se proprio non volete credere alle mie parole sappiate che siete fortunati perché la tecnologia odierna vi permette di andare alla ricerca di ciò che hanno combinato i cuginetti della Florida in una delle città più fredde dell’intero Nord-America, Toronto.  Magari provate a trovare riscontro nello Slam Dunk Contest di Oakland del 2000 e poi fatemi sapere i vostri pareri. Torniamo a Hypnos e analizziamolo in modo più scientifico. Il sonno è definito come la sospensione più o meno completa della coscienza e della volontà, indispensabile per il ripristino dell’efficienza fisica e psichica. E volete che il figlio di Hypnos non sappia queste cose? Dormire 13-14 ore al giorno ripristinava più che abbondantemente il fisico e la psiche e i risultati si ripercuotevano sul campo.

Orlando Magic Tracy McGrady, 2001 Playoffs

Finita la parentesi canadese, Tracy approda nella sua terra natia, la Florida e grazie all’aiuto di Morfeo, (ricordate? Donatore di realistiche illusioni) corona il sogno di indossare la casacca del suo mito, quel Penny Hardaway che tante gioie ed emozioni ha regalato ai tifosi del Magic del primo Shaq. La numero 1 dei Magic era l’obiettivo di Tracy fin da ragazzino ed indossarla gli trasferisce una carica di stimoli e di adrenalina che gli fluisce nelle vene e gli sgorga dalla mani. Raggiunge sistematicamente i playoffs e diventa il più giovane di sempre a vincere la graduatoria di miglior realizzatore della lega. Gli anni in Florida consacrano un vero e proprio campione in grado di dominare e decidere le sorti di ogni singola partita ma il contesto non è tale da poter ambire all’argenteria, tanto che nel 2003 Fantaso suggerisce a Tracy di spostarsi ad Ovest, in Texas. Lo convince che a Houston arriverà fino in fondo e che sarà incoronato re della Lega affianco ad un gigante cinese che da li a breve dominerà la NBA.

Houston Rockets v New York Knicks

Ma Fantaso non è mai foriero di verità e Tracy lo prova sulla propria pelle. I suoi problemi alla schiena e i problemi ai piedi di Yao Ming limitano le vere potenzialità di quei Rockets che non andranno mai oltre al secondo turno NBA (tra l’altro nell’anno in cui T-Mac è fuori per infortunio).  New York, Detroit, Atlanta e Cina fino al ritorno negli States. Tracy si sente in credito con il padre Hyknos, gli fa presente come i fratelli non lo abbiano mai aiutato e chiede l’intercessione di Morfeo per coronare il suo più grande sogno, vincere l’anello, seppur da comprimario, seppur da ultimo uomo del roster. Hyknos acconsente e arriva la chiamata di Popovich; sembra sia la volta buona. Gli Spurs di Duncan, Parker e Ginobili  del 2013 sono una corazzata, la regular season è una formalità e arriva il primo turno di Playoffs: l’ostacolo insormontabile per Tracy. Figuriamoci se gli Spurs si formalizzano davanti ad un dato del genere. Spazzati via senza appello Lakers, Warriors e Grizzlies e in finale arrivano i Miami Heat dei Big Three. Ci siamo, gara 6, 3 a 2 Spurs, avanti di tre punti, pochi secondi ancora e Tracy potrà ringraziare il padre per avergli concesso di coronare il suo sogno; il Larry O’Brien Trophy è già a bordo campo e i cordoni gialli hanno delimitato il perimetro del parquet dell’American Airlines Arena che ospiterà la cerimonia di premiazione.

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Tracy pensa che sia finalmente arrivato il momento di essere ripagato di tutta la sfortuna che lo ha accompagnato nel suo percorso NBA. Si guarda le mani, nel tentativo di individuare il dito sul quale sfoggerà il titolo di campione e l’emozione è già in circolo finché non si sente chiamare; riconosce quella voce, il sangue si gela e lo stomaco si contorce, alza lo sguardo e vede il fratello Momo con il suo sorriso sarcastico che lo fissa e gli strizza l’occhio, lo riconosce per un attimo nel viso di Ray Allen che, con la palla in mano, a passo di danza, mette i piedi dietro l’arco e spara la tripla, di una bellezza stordente, che indirizzerà definitivamente il titolo nelle mani di LeBron & Co, lontano da Tracy.  Delusione, rabbia,  arresa. Il titolo non faceva per te Tracy, i tuoi stessi fratelli ti hanno pugnalato alle spalle, forse perché figlio illegittimo del loro amato padre. Non ti hanno mai accettato e non ti hanno mai voluto aiutare ad arrivare dove avresti meritato.

Hai deciso di smettere di inseguire i tuoi sogni,  ti sei ritirato, appena in tempo per perdere l’ultimo treno, quello della rivincita Spurs del 2014. Ma io non mi sono mai fatto influenzare dai tuoi risultati, per me sarai per sempre The Big Sleep, l’inventore della Remix e tutte le notti che mi corico per far visita a tuo padre e ai tuoi fratelli prego Morfeo che mi catapulti al Toyota Center, in quel lontano dicembre del 2004, per rivivere ancora una volta quei 35 secondi scolpiti indelebilmente nella storia della pallacanestro mondiale.

Milwaukee Bucks v Houston Rockets

Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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