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Preview Southwest Division

“L’inizio è la parte più importante del lavoro”
Platone

Dopo un’estate piena di pathos, per le franchigie NBA è arrivato il momento di confrontarsi con la realtà, uscendo dal magnifico, ma allo stesso tempo crudele mondo delle supposizioni. Come suggerisce il filosofo greco Platone è tempo di iniziare: tempo per i giocatori di mettere in pratica i movimenti provati durante le ore di perfezionamento solitario durante la sosta, tempo per gli allenatori di vedere i loro schemi all’opera, tempo per i dirigenti di raccogliere i frutti degli scambi e delle firme estive. Tempo che regalerà i primi verdetti della stagione, incoronando i vincenti della off-season e della prima parte di stagione, condannando inesorabilmente i perdenti.

L’attenzione sarà concentrata sulla Southwest Division, sezione della Western Conference che vede tra le proprie fila le seguenti squadre: Dallas Mavericks, Houston Rockets, Memphis Grizzlies, New Orleans Pelicans, San Antonio Spurs.

Dallas Mavericks

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Roster: La principale aggiunta di Dallas è il rookie Dennis Smith Jr, che ha impressionato gli addetti ai lavori durante la Summer League, scomodando paragoni illustri con giocatori del calibro di Steve Francis. La guardia proveniente dalla stessa università di Vinny Del Negro, ha mostrato notevoli capacità nell’attaccare il ferro, un atletismo dirompente e abilità nel procurarsi tiri liberi con le sue penetrazioni. I dubbi riguardano il tiro da oltre l’arco e la capacità di dirigere il gioco di una franchigia NBA già al primo anno. La seconda aggiunta è Nerlens Noel. Il centro è stato al centro di un caso mediatico questa estate: il giocatore era restricted free-agent, condizione che permetteva ai Dallas Mavs di pareggiare le eventuali offerte. Rifiutato un primo contratto di 70 milioni di dollari in 4 anni, perché convinto di meritare il massimo salariale, Noel aveva deciso di testare il mercato dei free-agent, ma le offerte non sono arrivate. Ha dunque firmato l’estensione contrattuale del precedente contratto, 4,2 milioni di dollari a stagione. Il centro ex Sixers avrà un anno per riscattare il suo valore, convincendo i Mavs o un’altra franchigia a puntare su di lui con un contratto pesante. Noel inoltre aveva espresso i suoi dubbi sul ruolo di centro, sostenendo di preferire il ruolo di ala. I punti di domanda sul giocatore sono tanti: giocherà per guadagnarsi il contratto o in lui prevarrà il malcontento per la vicenda estiva? Si adatterà al ruolo che Carlisle saprà ritagliare per lui?

Il resto della squadra titolare è praticamente la stessa che ha terminato l’anno, con Matthews nel ruolo di guardia, Barnes ala piccola, Nowitzki ala grande. Matthews è una guardia affidabile, con un contratto pesante e un calo nel rendimento rispetto alle stagioni d’oro ai Portland Trail Blazers. Nowitzki stesso, nonostante sia ancora un giocatore immenso, è in evidente calo prestazionale causa l’età, resta un’ala fondamentale per l’apporto (quasi 15 punti di media e 6,5 rimbalzi), ma soprattutto per l’ambiente di Dallas, ancora affezionato all’intramontabile tedesco. Barnes meriterebbe un capitolo a parte. Giocatore dalle potenzialità illimitate, arrivato nella lega come il futuro LeBron. Dopo la vittoria del titolo con i Warriors, Barnes ha deluso nella stagione successiva, limitandosi a fare il minimo richiesto, senza prendersi responsabilità maggiori e crescere cestisticamente parlando. A Dallas ha continuato il trend: durante la stagione alterna partite da fenomeno, a prestazioni mediocri. Gli altri comprimari sono Ferrell e Curry (Seth, non ovviamente Stephen), il vecchio Devin Harris, Dwight Powell e Mejiri.

Ambizione: sono una squadra in ricostruzione, in attesa di terminare il ciclo di Dirk e in attesa del nuovo che avanza (Smith). Sperando che il nuovo sia all’altezza. Altrimenti si entra nel ciclo delle ricostruzioni infinite, come i Sixers o i Nets.

“Accada quel che accada, anche il sole del giorno peggiore tramonta.”
Proverbio cinese

Houston Rockets

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Roster: Una delle squadre protagoniste del mercato estivo: famosissimo lo scambio che ha portato Chris Paul ha vestire la maglia bianca e rossa dei texani, in uscita Beverley, Dekker, Harrel e Lou Williams, oltre ad una scelta dei Rockets. I texani, oltre al playmaker, hanno ottenuto Mbah a Moute, ala piccola con una netta propensione alla difesa. D’Antoni, coach di Houston, si è reso conto la scorsa stagione che la squadra era arrivata al massimo delle sue possibilità: terza in regular season, dietro agli inarrivabili Warriors e a San Antonio, ha terminato la corsa nei playoffs proprio contro gli Spurs, in una serie che ha lasciato l’amaro in bocca a molti dirigenti dei Rockets, per la differenza di punteggio e gioco espresso. In estate i Rockets hanno dunque rischiato. Via il playmaker difensore Beverley, due ali affidabili come Dekker e Harrel che uscivano dalla panchina e Williams, tiratore con molti punti potenziali a sua disposizione, sesto uomo dei Rockets. Dentro Paul, superstar offensiva e difensiva, andrà a formare una coppia di creatori di gioco con Harden. La scelta dei Rockets è stata quella di indebolire e accorciare la panchina, per aumentare notevolmente la pericolosità del quintetto titolare.

Gli altri giocatori importanti sono Gordon, Ryan Anderson, Capela, Nenè, Ariza, PJ Tucker e Tarik Black. Il primo dovrà fornire pericolosità dalla panchina, anche se non si esclude un possibile impiego di Gordon anche nei finali di partita, in un quintetto con Paul, Harden e Gordon, con Ariza da 4 e Capela da centro. Anderson dovrà confermare la bella stagione dello scorso anno. La vera aggiunta è Black, centro-ala dei ex Lakers, che porta solidità difensiva al secondo quintetto.

I Rockets sono state una delle squadre che fino all’ultimo hanno provato a prendere Carmelo Anthony: la scelta di aggiungere un’altra superstar alla squadra riflette la convinzione di essere ancora dietro agli Warriors?

Ambizione: Houston ha preso Paul per vincere il titolo e giocarsela fino a Giugno. Partono sicuramente dietro gli Warriors, ma hanno dalla loro due superstar affamate di gloria e titoli (Harden secondo per l’MVP la scorsa stagione e con voglia di rivalsa, Paul con voglia di finali NBA). La chimica di squadra e l’inserimento di Paul nel gioco di D’Antoni faranno la differenza tra una stagione vincente e una stagione da dimenticare.

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.”
Winston Churchill

Memphis Grizzlies

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Roster: Il roster dei Memphis negli ultimi anni era diventato immutabile, leggendario quasi, da citare a memoria: Conley, Allen, Carter, Zach Randolph, Marc Gasol. Quest’anno Randolph, Carter e Allen hanno abbandonato la città di Elvis, lasciando Conley e Gasol a portare avanti la franchigia. Dopo tre anni d’oro, iniziati nel 2012-13 con il raggiungimento delle finali di Conference, da due stagioni si stava assistendo ad un lento declino dei Grizzlies, dovuto al tempo che inesorabilmente avanza per i giocatori. Quest’anno la proprietà sta cercando di rivoluzionare la squadra: ha ingaggiato Tyreke Evans come guardia, confermato JaMychal Green (che in estate ha avuto un caso simile a quello di Noel), firmato Chalmers e McLemore. Le ultime due sono scommesse: Chalmers era fermo da una stagione, proprio dopo essere stato scambiato con Memphis. McLemore è un’eterna scommessa, con cali di concentrazione e prestazioni che ne limitano notevolmente il potenziale e l’affidabilità. Ulteriore scommessa nel roster di Memphis è Parsons: dopo due anni di infortuni, riuscirà a tornare il giocatore potenziale all-star dei Rockets? La sensazione è che la squadra sia notevolmente in demolizione (caso simile ai Mavs).

Ambizione: Playoffs, anche raggiunti con l’ultimo posto disponibile, molto lontani viste le altre squadre che sembrano meglio attrezzate, ma la stagione potrà regalarci delle sorprese, soprattutto se Parson tornerà a giocare e il duo Gasol-Conley farà gli straordinari.

“Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo.”
Proverbio arabo

New Orleans Pelicans

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Roster: La squadra dei duetti, se alla fine funzioneranno, o dei dualismi, se inesorabilmente falliranno: Rondo-Holiday da una parte, Cousins-Davis dall’altra. Il primo: Holiday, playmaker che bene ha fatto lo scorso anno, rifirmato dai Pelicans con il massimo salariale durante la off-season. Rondo, playmaker vincitore del titolo con i Celtics dei Big-three, in perenne ricerca di un sistema di gioco a lui congeniale, resta un giocatore con una visione di gioco superiore alla media. Holiday si dovrà adattare a giocare come guardia durante la stagione, il che potrà esporre la squadra a problemi difensivi, ma che in attacco potrebbe essere letale, vista la pericolosità dello stesso Holiday dall’arco, la presenza di Cousins e Davis sotto canestro e la visione di gioco di Rondo. Il secondo duo: Davis è la stella indiscussa della squadra, la migliore ala forte della lega, con una presenza sotto canestro e un tiro dalla media e dall’arco in costante miglioramento con gli anni, inoltre è un difensore eccellente, combinando atletismo e intelligenza cestistica alla perfezione. Cousins è forse il miglior centro della lega, presenza fisica imponente sotto il tabellone, capace di palleggiare e ripartire palleggiando in contropiede. Il vero problema è il carattere di quest’ultimo: troppo spesso si è lasciato andare a colpi di testa e nervosismi, che un professionista non dovrebbe avere. In mezzo ai 4 uno tra Solomon Hill e Dante Cunningham, due comprimari che si dovranno adattare al gioco delle 4 stelle, riuscendo a fare piccole cose, come rubare palloni, prendere gli scarichi o difendere strenuamente, importanti per vincere le partite. Il dubbio è la convivenza tra i duetti: potranno integrarsi e dar vita ad un sistema di gioco vincente o finiranno per escludersi a vicenda, facendo collassare la squadra su se stessa?

Gli altri giocatori di rilievo sono Tony Allen, Moore, Asik e l’ex Warriors Ian Clark oltre a Jordan Crawford, fermo da due stagioni, ma preso per allungare la rotazione.

Ambizioni: facendo la premessa che l’Ovest quest’anno è veramente difficile e pieno di talento e di squadre attrezzate, New Orleans può ambire ad un posto nei Playoffs. Come si concluderà la stagione dipenderà dagli equilibri che allenatore e squadra riusciranno a trovare.

“Se vuoi realmente fare qualcosa troverai il modo… Se non vuoi veramente troverai una scusa.”
Jim Rohn

San Antonio Spurs

NBA: New Orleans Pelicans at San Antonio Spurs

Roster: Ginobili non si è ancora arreso, prolungando il suo contratto ancora per una stagione. Parker sta tornando dall’infortunio che lo ha escluso definitivamente dalle finali di conference perse contro gli Warriors. Per la prima parte della stagione Mills e Murray dovranno confermare il buono visto nei playoffs: Mills è un veterano della squadra, perfettamente inserito nelle rotazioni e negli schemi; Murray può definitivamente esplodere e farsi notare nella NBA quest’anno. Gli Spurs hanno provato a ingaggiare Paul fino all’ultimo, ma non solo, hanno anche tentato un’improbabile cessione di Aldridge, inserendolo nello scambio per Irving con Cleveland. La volontà di acquistare un playmaker è spiegabile dalle precarie condizioni di Parker. La cessione possibile di Aldridge invece è stata e sarà un problema da gestire per lo spogliatoio Spurs: come reagirà il giocatore ai rumors? Si inserirà definitivamente nello schema di gioco di coach Popovich o si limiterà a prestazioni sotto i suoi possibili standards, senza prendersi responsabilità e darà un concreto e costante apporto alla squadra? La costante della squadra resta Leonard, capace da solo di mettere in difficoltà gli Warriors e arresosi solo dopo l’infortunio ennesimo della caviglia. Il nuovo è Rudy Gay, ex stella dei Sacramento Kings e dei Grizzlies, preso per togliere responsabilità a Leonard, sperando che sia ancora affamato di vittorie.

Altri giocatori importanti sono Gasol, Danny Green, Bertans e Anderson e Lauvergne nel ruolo di centro, preso per sostituire Dedmon, che tanto bene aveva fatto nelle scorse stagioni.

Ambizione: Gli Spurs sono da semifinale di conference, il gioco e il sistema di Popovich saprà limitare le mancanze nel roster e far rendere a meglio ogni giocatore che si adatterà alle idee del coach. La volontà di adattarsi alle idee è un dubbio riguardante i giocatori nuovi (Gay su tutti). Il fuoriclasse Leonard e l’ultimo canto di Gasol, Ginobili e Parker, aiutati da Gay e Aldridge, potrebbero spingere la squadra oltre i limiti e arrivare a traguardi inaspettati a inizio anno.

“Devi imparare le regole del gioco. E poi devi giocare meglio di chiunque altro.”
Albert Einstein

Claudio Melini

Claudio Melini

24 anni, con un passato nel calcio, ho iniziato a seguire il basket grazie alle partite natalizie dell’NBA, mi sono innamorato dei Clippers (durante un derby perso malissimo con i Lakers). Sono uno studente universitario e mi piace scrivere, sperando un giorno di vincere un anello NBA con la squadra più forte di Los Angeles (al momento).

 

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