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Preview Central Division

Inutile girarci intorno: è e rimane la division dei Cleveland Cavaliers, gli unici, insieme ai Milwaukee Bucks, che faranno i playoffs. Cavs con un solo ed unico obiettivo, ovvero il ritorno alle Finals per la 4^ volta consecutiva, magari con esiti diversi – si augurano dalle parti del lago – rispetto allo scorso Giugno.

Cleveland Cavaliers

LeBron James, Kevin Love

L’estate dei Cavs è stata piuttosto movimentata, se vogliamo in modo inaspettato. Prima il cambio di GM, con Koby Altman (nell’organizzazione dal 2012) a sostituire David Griffin, poi la richiesta di cessione da parte di Kyrie Irving, effettivamente finito ai Celtics, che sembra aver sorpreso tutti, tranne un impassibile LeBron James per cui “the kid” ha fatto una scelta professionale e da rispettare.

Sul fronte roster, dalla stessa trade con Boston, sono arrivati due dei tre principali acquisti estivi: Isaiah Thomas e Jae Crowder. L’ala porterà versatilità ulteriore ai quintetti di Tyronn Lue, e come visto già dalle prime apparizioni di pre-season, consentirà di schierare un quintetto con Love da 5, rendendo molto interessante la second unit con Thompson “in the middle”.

Per Isaiah il discorso si amplia: commovente la sua lettera d’addio ai tifosi e alla città di Boston, il piccolo/grande uomo dovrà pazientare, così come i suoi nuovi fans, per recuperare dall’infortunio all’anca che lo ha escluso dagli ultimi playoffs in maglia bianco-verde. Al rientro troverà probabilmente una rotazione testata e affiatata nella quale dovrà sapersi inserire, sicuramente come point-guard titolare.

L’altro acquisto di rilievo, una volta venute meno le possibilità di prendere George, Butler o Carmelo Anthony, e nonostante l’età e una più che probabile fase finale di carriera ormai iniziata, è quello di Dwyane Wade. Flash va a ricomporre la coppia con LBJ che ha portato a Miami due anelli. Certo sono passati ulteriori anni e…sono arrivati i Golden State Warriors di oggidì. Ciò non impedisce di considerare l’acquisizione del nativo di Chicago come fondamentale per le sorti di Cleveland, in particolare nella fase iniziale senza Thomas – visto che D-Wade può giocare all’occorrenza anche da point-guard e soprattutto data la presenza di James che al di là dei ruoli è il vero playmaker della squadra – e in quella più calda della stagione, ovvero i playoffs.

Derrick Rose è l’altro innesto “di nome” per questa nuova stagione. La resa dopo gli innumerevoli infortuni rimane il punto di domanda più grande, ma tutti (TUTTI) i fans, non solo quelli dei Cavs, si augurano ancora di poter rivedere almeno dei lampi di questo ex-MVP e giocatore incredibile. Sarà, se in forma accettabile, un validissimo back-up e un ulteriore attaccante contro il quale Curry & c. dovranno difendere in ottica Finals.

Pronostico: un posto fisso alle finali NBA anche quest’anno.

Milwaukee Bucks

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Se LeBron James rimane il principale giocatore – non solo della division – sicuramente The Greek Freak, all’anagrafe Giannis Antetokounmpo, è l’astro emergente. Attorno a lui Kidd e la franchigia stanno costruendo presente e futuro dei Bucks, con un roster che si conferma dando proprio la sensazione di un progetto che – giustamente – va avanti, nonostante anche qui il cambio di GM.

Il tempo però comincia a passare, inesorabile anche con i giovani Bucks. Milwaukee che avrà finalmente una nuova arena deve crescere e farlo ora. Accontentarsi della qualificazione ai playoffs potrebbe non bastare più. Per questo serve un campionato di vertice nella non impossibile Eastern Conference e solide prove nei playoffs, leggi: provare ad arrivare in finale contro Cleveland, contendendo questo posto ai Boston Celtics.

Per questi motivi in estate, oltre a conferme come quelle di Tony Snell (46 milioni in 4 anni!) e Jason Terry, sono arrivati altri veterani a dare solidità, nell’idea del front-office, al proprio roster: Brandon Rush, Kendall Marshall, Gerald Green e Joel Anthony approdano nella città di Fonzie proprio per questo.

La crescita di Antetokounmpo, atteso a diventare uno dei top 3 dell’intera Lega, e le condizioni fisiche di Middleton e Jabari Parker faranno il resto. Non sembra comunque, anche a pieno organico, una squadra destinata a risultati memorabili, ma il greco ai playoffs vorremmo evitarlo, se fossimo nei panni delle altre contendenti ad un posto al sole nella tarda primavera 2018.

Pronostico: semifinali di Conference.

Detroit Pistons

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Pensare a dove stava arrivando Detroit, prima di mancare completamente i playoffs la scorsa stagione. Una squadra che poteva tornare a fasti passati, e che invece è ancora un rebus, nonostante la presenza in panchina (e dietro la scrivania) di uno dei coach con maggior considerazione in tutta l’NBA come Stan Van Gundy.

Il Coach/President of Basketball Operations cercava disperatamente dei tiratori, da qui la scelta al primo giro dell’ex Duke Luke Kennard. Nel tentativo di sistemare un roster con molte lacune è arrivato poi Avery Bradley, nell’ambito dello scambio con i Celtics che ha mandato a Beantown Marcus Morris. L’ex bianco-verde è sicuramente un giocatore “pronto all’uso”, un leader silenzioso, solido difensore che non fa mancare mai i suoi numeri anche in attacco. Ma certo non può bastare per risollevare le sorti di questa franchigia.

Sarà Reggie Jackson, al suo rientro, a dover prendere per mano questa squadra, e la coppia di backcourt formata con Bradley si annuncia sicuramente come interessante. Certo che finché hai un centro “vecchio stampo” come Andre Drummond a roster non puoi prescindere dalla sua presenza. L’idea è quella di circondarlo di esterni, possibilmente pericolosi dall’arco, ma la post-season non ha portato a Auburn Hills tutti  i tiratori che servivano e serviranno, se l’idea tattica del coach rimarrà appunto questa. Che dire? Né carne né pesce, forse è il caso di rivoluzionare il menù.

Pronostico: non disperiamoci se, per altri impegni, perderemo qualche loro partita…

Indiana Pacers

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Le sorprese non sono mancate nemmeno dalle parti di Indianapolis durante l’estate. L’errore – o il fallimento – più grande è stato quello di non saper far diventare Paul George il “nuovo” Reggie Miller. La franchigia non ha saputo costruire attorno a PG quel roster che potesse avvicinare i Pacers ai Cavs, e metterli effettivamente nelle condizioni di poter dire la loro nei playoffs, ambendo a qualcosa di più della semplice qualificazione e magari del passaggio del primo turno.

George è stato quindi ceduto, dopo le imbarazzanti (per il front-office di Indiana) dichiarazioni riguardanti il suo desiderio di approdare prima o poi ai Lakers, messe ora in dubbio dal rinnovo di Russell Westbrook con OKC che apre differenti spiragli per le prossime stagioni, ma questa è un’altra storia. La realtà dice che invece che a Cleveland, quindi al top della division e della conference, per non dire dell’intera NBA, i Pacers si sono avvicinati ai fondi della classifica, questo il posto che occuperanno nella stagione 2017/2018 e chissà per quante altre in futuro.

Nella trade per PG, intanto, sono arrivate quelle che ovunque nella lega sono comunque ritenute delle “noccioline” ovvero Oladipo e Sabonis, buoni, buonissimi giocatori ma non sufficienti a bilanciare il valore di George. Si poteva fare meglio… Dal draft invece è arrivato il lungo di UCLA T.J. Leaf, un buon attaccante molto dotato offensivamente e che avrà fin da subito spazio e minuti. Darren Collison e Bojan Bogdanovic diventano così gli unici acquisti di “rilievo” (tra molte virgolette, omettendo il tifo scatenato per quel che farà il croato in rappresentanza del “nostro” basket…nello Stato del basket, dopo le stagioni in maglia Nets e Wizards) di una post-season da dimenticare quanto prima.

Myles Turner – soprattutto dopo la partenza di George – rimane il giocatore con gli occhi addosso, ma la sua crescita non è stata ancora tale da poterlo etichettare come il prossimo uomo franchigia, ruolo che non spetterà nemmeno a Oladipo, per quanto l’ex Orlando potrà sicuramente far bene e trovare tantissimi minuti in campo, con cifre che renderanno la sua personale stagione…una buona stagione, in contrasto con i più che probabili risultati di squadra. Non migliorerà le cose la situazione in cabina di regia, con troppi cambi negli ultimi anni e ruoli ancora incerti e da definire, come rotazioni e gerarchie, nel campionato ormai alle porte.

Pronostico: pensiamo già al prossimo draft!

Chicago Bulls

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Sei anni consecutivi nella Lottery sono quelli che toccarono ai fans dei Bulls chiusasi l’era di MJ, Pippen, Jackson & c. Non auguriamo a questi sempre appassionati tifosi di rivivere un periodo buio così lungo (ma con almeno il fresco ricordo dei 6 anelli vinti) ma le premesse, purtroppo per loro, ci sono tutte.

Quelli che dovevano essere i giocatori più rappresentanti del roster nella scorsa stagione, ovvero Wade, Butler e Rondo, sono tutti partiti, verso altri lidi e con ambizioni ben differenti da quelle di una Chicago che riprende la sua ricostruzione, non più attorno a questi “perni” ma a Lauri Markkanen. La prima scelta via Minnie – nell’ambito della trade di Butler – dell’ultimo draft con la chiamata n. 7 ha dimostrato il proprio valore a tutti gli appassionati e addetti ai lavori durante l’ultimo EuroBasket. Il nazionale finlandese trova in effetti una situazione che almeno per metà dovrebbe favorirlo: spazio ce n’è e ce ne sarà, tanto da fargli assaggiare con costanza i parquet NBA per, nelle speranze più rosee della franchigia dell’Illinois, farlo diventare il nuovo Porzingis. Markkanen però non è lo stesso tipo di giocatore, è considerato per prima cosa un tiratore, ma anche nell’ultima rassegna continentale ha dimostrato di saper mettere palla per terra ed attaccare il ferro, e questo generalmente agli americani piace.

Non dimentichiamo cosa succederà dal draft 2019 e i cambiamenti approvati dalla NBA: questo è l’anno in cui i Bulls, sarà brutto dirlo ma è così, tenteranno di scegliere più in alto di tutti, magari con la prima chiamata assoluta. E’ la situazione ideale per farlo, nessuno si scandalizzi. Quel che è arrivato da Minnesota in cambio di Butler non è sufficiente anche solo a pensare e ipotizzare una stagione con obiettivi diversi. Spazio quindi ad un roster assemblato più per quantità che qualità, dentro il finlandese e gli altri giovani Bulls. Hoiberg al 3° anno del suo quinquennale già suda freddo, e non per il gelido vento che abitualmente avvolge Chicago.

Pronostico: perdere e perderemo!

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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