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Preview Atlantic Division

L’Atlantic è più in forma che mai. Dopo anni passati tra indecenza e voltastomaco, finalmente quest’anno questa division offre spunti interessanti e rilevanti.

Sempre che siate disposti a fare finta che nell’area di NY non ci siano franchigie professionistiche.

Brooklyn Nets: MALE

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Nel 2016 l’effervescente (ma non necessariamente acuto conoscitore di basket) proprietario dei Nets, Mikhail Prokhorov, assume come GM Sean Marks, ex giocatore NBA e, must per un dirigente al giorno d’oggi, ex Spurs-organization.

La consegna nelle sue mani della franchigia è stata un po’ come quando ti consegnano le chiavi di una casa. E ti accorgi che è stata colpita da un incendio. Seguito da un’inondazione. Poi un terremoto l’ha ridotta in macerie. E sulle macerie passa un cane randagio. Che fa pipì sulle macerie.

E il cane è pure malato.

Il roster (coprite gli occhi ai bambini!) recitava:

Bargnani (chi ben comincia …), Bogdanovic, Hellington, Hollis – Jefferson, Jarret Jack, Joe Johnson, Thaddeus Young, Brook Lopez, Shane Larkin. Ho citato solo quelli “forti”, gli altri erano sconosciuti anche ai propri genitori.

Ovviamente con Salary Cap intasato e NESSUNA prima scelta fino al 2019.

Per citare un noto film: “questa non è Missione Difficile, è Missione Impossibile!

Ma il buon Sean ha praticamente fatto un capolavoro, e oggi i Nets si presentano ai nastri di partenza con 3 giovani tra l’accettabile e il promettente (D’Angelo, Hollis – Jefferson, LeVert), 2 veterani rispettabili come Jeremy Lin (quando riesce a stare in piedi) e Mozgov (che anche se negli ultimi due anni è stato pagato per non fare niente, ricordo che solo 3 anni fa era il secondo miglior giocatore dei Cavs in Finale) e una buona flessibilità contrattuale nel medio periodo. Il prossimo giugno finisce la terribile punizione imposta da Danny Ainge, e dall’anno successivo potranno perfino scegliere dei giocatori al draft!

Oltre a questo bisogna riconoscere che Marks ha azzeccato anche la scelta dell’allenatore, e Kenny Atkinson l’anno scorso ha fatto un ottimo lavoro, costruendo un sistema di gioco coerente e funzionale, che ha fatto sì che i Nets si trasformassero in una squadra che esegue molto bene. Certo, il fatto che gli interpreti fossero dei dopo-lavoristi ha compromesso il risultato finale, ma con il roster migliorato di quest’anno è lecito aspettarsi qualche piccolo miglioramento.

Pronostico: da 20 a 25 vittorie, nessuna possibilità di PO, anche se qualche burfaldino vicino ai Nets ha detto: “non lo escludiamo a priori”.

Tranquilli, lo escludiamo noi.

New York Knicks: PEGGIO

2015 NBA Rookie Photo Shoot

I Knicks hanno ovviamente un roster mediamente migliore dei Nets, e soprattutto hanno la divinità pagana del basket lettone, che tende a far sorridere tutti. Però, a differenza dei cugini, non hanno ancora capito cosa faranno da grandi.

La buona notizia c’è, ed è che hanno finalmente tagliato i ponti con il passato: fuori Jackson e fuori Melo, ovvero i principali problemi dei blu arancio delle scorse stagioni.

Jackson si staglia sul podio dei peggiori GM di sempre con passato glorioso in altri ruoli, in compagnia di Jordan e di Isiah Thomas (quello dei Pistons, che tanto ha “dato” sempre ai poveri Knicks). Al di là della clamorosa presa di Porzingis alla numero 4, l’ex Coach Zen ha sostanzialmente sbagliato TUTTE le altre scelte fatte, dalla ridicola e penosa insistenza ad applicare il triangolo, ai vari allenatori (Fisher? Rambis ?!) ai contratti insensati dati ai resti putrescenti di Rose e Noah, fino alle geniale (e pare nemmeno richiesta) no trade clause concessa a Melo.

Quando ha cominciato a parlare restando serio di cedere Porzingis, finalmente la proprietà ha trovato il coraggio di chiamare l’ambulanza che è subito venuta a prenderlo.

Anche Melo saluta (senza rimpianti da nessuna delle 2 parti) la compagnia, in cambio di brutti contratti (parlare di giocatori mi sembra quasi offensivo) e una brutta seconda scelta. Considerato che per portarlo nella Grande Mela (la battuta “Melo nella Mela” immagino l’abbia già fatta qualcuno, vero?) avevano impacchettato e spedito a Denver mezza squadra, e che nella sua permanenza non ha portato praticamente nulla di memorabile (tranne le sue canotte che i tifosi avevano corretto con lo scotch per omaggiare la LinSanity), direi che è stato un affarone. Bravi tutti.

Ma vediamo cosa è rimasto, al di là dei 60mln (cioè 2/3 del Cap) impegnati sul dream team composto (tenetevi forte) da Kanter, Noah, Hardaway Jr (forse era meglio sentire se veniva giù il papà) e Lee.

Lo spot di play titolare se lo giocano Session e Jarret Jack. Roba che verrebbe da dire: facciamo giocare 40 minuti a Ntilikina per vedere com’è, e intanto tankiamo a sangue.

Già, peccato che ci sarebbe in contemporanea il problema di convincere il Lèttone a rifirmare alla fine del contratto. Avergli tolto di mezzo Jackson e Melo è già un buon punto di partenza; il fatto di dirgli: “questa franchigia è tua, fanne ciò che vuoi”, sarà il secondo step. Che sia sufficiente a fargli desiderare di rifirmare per una squadra che l’ha trattato fin qui a pesci in faccia e che non ha nessuna prospettiva per il futuro, pare difficile.

Tanti cari auguri. Aspettatevi la più grande campagna mediatica della storia per portare Porz all’ASG e per proporlo come candidato MVP.

Pronostico: 22-38 vittorie e tanta amarezza.

Philadelphia 76ers: SIAMO TORNATI!

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Premesso, come credo si sia ormai capito, che il tanking mi fa schifo e che trovo sia forse il principale (e del tutto fuori controllo) problema dell’NBA odierna, non si può negare che il piano estremo ideato da Hinkie abbia funzionato alle grande. Partiti anni fa con Iguodala come stella (completamente fuori casting) e un po’ di roba accettabile, che li proiettava verso un lustro di modesti piazzamenti tra l’ottavo e il decimo posto a est, hanno deciso di fare schifo per anni in maniera professionale e predeterminata, al solo costo del buon nome della lega, e si trovano oggi innegabilmente in un ottima situazione.

Buona situazione contrattuale, 3 potenziali All Stars in Fultz, Embiid e Simmons, un filler di lusso (anche se a tempo molto determinato) come JJ Redick e un po’ di roba buona da usare in proprio o da inserire in scambi (Saric, Covington, Okafor, McConnell, Staukas).

Ancora 1-2 scelte azzeccate al draft, 1-2 trade ben fatte e il naturale scorrere del tempo potrebbero farne una contender entro 3-4 anni.

Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno.

Ci sono però anche legittimi motivi di preoccupazione.

Simmons e Fultz non hanno giocato un minuto di NBA, e pur mostrando entrambi le potenzialità per divenire All Stars, Markelle fin qui ha giocato un solo anno in un College così piccolo e con un livello medio così basso da essere difficile da giudicare; Simmons invece viene da 1 anno di fermo dopo un brutto infortunio, e il suo stato attuale è tutto da verificare.

Embiid ha dimostrato, quando è in campo, di poter trasformare DA SOLO la squadra in qualcosa di rispettabile. Peccato che in campo non ci stia quasi mai. Vista la sua storia di infortuni fin qui, è molto probabile che sarà per tutta la sua carriera un giocatore da al massimo 50-60 partite all’anno. Questo di per sé non sarebbe nemmeno drammatico: dominando in 60 partite, e quindi vincendone una buona parte, i Sixers potrebbero facilmente qualificarsi per i PO. Il problema è: una volta ai PO, giocando ogni 2 giorni e con quel livello di intensità, quanto può durare Embiid?

Insomma, il best case scenario è sicuramente eccezionale, ma anche quello invece più probabile (nel quale non ne esce una contender a breve, ma almeno l’est ritrova una squadra divertente da vedere e vagamente competitiva a livello PlayOffs) è tutt’altro che male.

Pronostico: 34-39 vittorie e possibile approdo ai PO

Toronto Raptors: CALO DI INTERESSE

Indiana Pacers v Toronto Raptors - Game One

Dopo il primo terzo della scorsa stagione si parlava di Toronto come di possibile semifinalista ad est, di squadra a cui mancava un solo tassello (uno stretch 4) per essere da finale, del miglior attacco (numeri alla mano) della STORIA DELLA LEGA.

Poi, semplicemente, REAL LIFE HAPPENED.

Il famigerato pezzo mancante è arrivato, Ibaka, ovvero il miglior fit disponibile in assoluto per quel need.

E nei PO semplicemente si è visto quello che vado dicendo da anni (e per una volta che ci prendo, fatemelo dire!): questa squadra non può vincere.

Se il tuo miglior giocatore è DeRozan, con quel gioco basato esclusivamente su brutti tiri da fermo dal midrange e penetrazioni forzate, non è possibile che tu faccia strada a livello di PO. E allora magicamente il miglior giocatore della squadra dovrebbe diventare Lowry, il cui gioco duro, senza fronzoli, basato su Pick&Roll, buone percentuali dall’arco e penetrazioni in cui far valere il fisico compatto dovrebbero premiare.

Peccato che questo non succeda. Complici sicuramente una buona dose di infortuni (non è mai arrivato completamente sano ai PO), Lowry non ha MAI giocato una buona post season, e ormai il numero di tentativi comincia a diventare significativo e a rendere lecito il pensare che forse non li giocherà mai.

Quanto a Ibaka, l’anno scorso è stato abbastanza irrilevante, ma è lecito sperare che quest’anno, essendo in rosa fin dall’inizio, possa fare meglio. Certo, sarebbe meglio farlo giocare da 5 tattico perchè renderebbe di più. Ma ci sono 2 problemi: uno è che devi trovare con chi coprire non una, ma 2 posizioni di ala, cosa che con il roster attuale non sembra facile. L’altro è che non è ancora stata risolta la questione Valanciounas: con quel talento e quel contratto non si può panchinarlo, ma i Raptors con lui in campo giocano peggio, anche perchè non sono minimamente capaci di sfruttarlo in post in attacco.

Da non sottovalutare anche la dipartita di Joseph, che li lascia di fatto senza un backup in guardia di qualche livello.

Pronostico: 45-50 vittorie, quarto posto a est e decorose possibilità di secondo turno (se non incontrano i Bucks).

Boston Celtics: DECISAMENTE BENE

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Sgombriamo subito il campo dai dubbi: questi Celtics non sono (oggi) da titolo, e non sono nemmeno più forti dei Cavs. Certo, rispetto allo scorso anno, in cui il divario nei PlayOffs è stato penosamente mostrato al mondo, quest’anno la differenza è decisamente minore.

I Celtics partiranno male, perchè del perfetto meccanismo corale dello scorso anno sono rimasti solo 4 giocatori (dei quali solo Horford partiva in quintetto), quindi la chimica e gli automatismi di squadra vanno ricostruiti da zero, e i primi mesi non saranno eccitanti.

A tavolino la squadra sembra veramente ben costruita, con le caratteristiche dei vari giocatori che sono molto complementari e asservibili alle idee del coach, e anche caratterialmente (sempre parlando da uno che li ha visti solo in televisione) sembrano ben assortiti, con Irving che può fare il maschio alfa (così è contento), ma Horford e Hayward, pur lasciandoglielo fare perchè non dotati di carattere effervescente e fame di riflettori, sono però abbastanza duri mentalmente (e ben allineati con il coach) da bilanciare eventuali sbavature di Mr Terra Piatta. A vigilare sul tutto il pretoriano Smart, che non credo si farà problemi a mangiare la faccia di Irving se esagera, o dei giovani se non si impegnano a dovere. Morris potrebbe essere un fake starter da 4, che non sporca il foglio, dà buona duttilità tattica e non rompe le scatole se poi il coach lo panchina a favore dei rookies.

Su tutti poi ovviamente c’è Stevens. Insieme a Spoelstra, Popovich e Kerr è oggi l’unico allenatore a fare una reale differenza in campo, quasi indipendentemente dai giocatori a sua disposizione: il suo sistema vince sui singoli, ma si adegua intelligentemente a quello che i singoli sanno fare, in modo da sfruttarne al massimo il potenziale.

Qualcuno avrebbe mai immaginato che Smart, Bradley, Crowder, Olynyk, Jerebko e soprattutto Thomas potessero mai diventare quei giocatori decisivi visti lo scorso anno? E quanti sono disposti a scommettere che lontani dal loro pifferaio magico avranno un calo di rendimento?

Io sì.

Mi aspetto quindi un anno di transizione, con partenza difficile e finale da corsa, con l’obiettivo non banale ma nemmeno troppo proibitivo di ritornare in Finale di conference a accumulare esperienza come gruppo, in vista di un futuro piuttosto radioso (ricordiamo che nei prossimi 2 anni i Celtics hanno ancora 85.000 prime scelte …).

Non ho dubbi che Hayward farà bene, e ritengo molto probabile che Irving sarà discreto. Se poi Stevens dovesse fare il miracolo e riuscire a convincere Irving a completare il suo gioco, assisteremo alla nascita di una Super Star e di una contender vera.

Pronostico: 48-53 vittorie, finale di conference e fuori dai Cavs con onore.

Detto questo, forza ragazzi, che non vediamo l’ora che inizi la stagione!

Vae Victis

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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