Antetokounmpo Horford

Playoffs 2018: Celtics – Bucks

La serie in stagione

Un pareggio democristiano, 2-2, con 1 vittoria in casa ed 1 in trasferta per ognuna delle due squadre.

Nessun blowout (lo scarto più ampio è stato di 11 punti) e punteggi medio-alti (in 3 gare su 4 entrambe le squadre hanno superato i 100 punti).

Definire questo antefatto ininfluente ai fini di capire chi potrebbe vincere la serie è eufemistico.

Nelle prime 3 gare giocate i Bucks avevano un altro coach, non avevano Jabari Parker, Greg Monroe giocava con loro e ha avuto un ruolo importante (secondo marcatore) Malcom Brogdon: quest’ultimo è ora appena tornato da una lunga assenza per infortunio, con restrizioni sul minutaggio e una consuetudine a gioco e squadra tutta da ritrovare.

Lato Celtics, per 3 gare il loro faro in attacco è stato Irving, che ha purtroppo chiuso anzitempo la sua stagione, e l’ultima gara è stata persa di 4, ma con i biancoverdi in emergenza pointguard: rotto Irving, rotto Smart, rotto (robetta, ma pur sempre costretto a stare fuori) Rozier e rotto Larkin, l’unica scelta a disposizione di Stevens era Kadeem Allen, il rookie che fino a quel momento in carriera aveva giocato in NBA la bellezza di 16 minuti.

Tiriamo una bella riga e ripartiamo?

I temi della serie

I Bucks avranno il giocatore più forte della serie, Giannis, con un degno supporting cast in Bledsoe, Middleton e Parker. Ma nessuna struttura di gioco, ne offensiva né difensiva, complice il modesto lavoro di Kidd degli ultimi anni e poi il debole lavoro di Prunty, allenatore con tatuato “interim” sulla fronte, e comunque vassallo fedele di Kidd da anni, quindi difficilmente portatore di un pensiero diverso.

Pochissimo star power sull’altro fronte, visto che l’unico all star rimasto in forze ai C’s, Al Horford, è forse la star meno … “star” dell’NBA, a cui si chiede quindi di andare fuori ruolo al quadrato. C’è ancora tanta roba buona, capiamoci, ma niente di paragonabile (OGGI!) al quartetto descritto sopra. D’altro canto però i Celtics possono contare sul sistema più sistema che c’è, con Stevens che ha costruito una delle migliori difese NBA (primi per defensive rating) mettendo insieme una serie di giocatori difensivamente medi o scarsi (con le eccezioni di Smart, ora assente, e di Horford e Rozier), e dato un attacco vagamente presentabile ad una squadra nuova, giovane, inesperta e con roster in cambiamento stile porte girevoli a causa degli infortuni.

L’esperienza PO è scarsa da entrambe le parti, con i Bucks in leggero vantaggio per essere un gruppo “stabile” da più tempo, e i Celtics con il clamoroso vantaggio in panchina.

Antetokounmpo sarà immarcabile per tutta la serie, ma questa è la normale condizione di vita dei Bucks, quello che però stupisce è quanto poco i compagni riescano a seguirlo e “sfruttarlo” per rendere di più. E’ facile che gli accoppiamenti iniziali prevedano Horford sul greco, mentre gli altri indiziati saranno Tatum (auguri!) e soprattutto Morris, che secondo me è quello meglio equipaggiato per poter marcare the Freek. Sarà però interessante vedere cosa Stevens inventerà per cucire su di lui una difesa anche di squadra che provi almeno a limitarlo, costringendolo a tirare da fuori o scaricare più di quanto vorrebbe.

Quintetti previsti

Celtics: Rozier, Brown, Tatum, Horford, Baynes (anche se suggerirei di portare presto Horford in 5 e mettere Morris come stretch 4).

Bucks: Bledsoe, Snell, Middleton, Antetokounmpo, Henson (con Brogdon che a serie inoltrata potrebbe partire al posto di Snell).

Arma X dalla panchina

Quando Prunty agita la sua panchina, a parte due veterani di grande esperienza come Terry (pure troppa!) e Dellavedova, ne esce il solo Jabari Parker. Seconda scelta da cui ci si aspettava molto, frenato da numerosi infortuni, oggi è senz’altro un corpo estraneo tra i Cerbiatti, gioca da solo, in isolamento o a rimbalzo in attacco, e non è certo al top della forma. Il talento però c’è tutto, e i suoi 10 (15, spererebbero i Bucks) punti dalla panca li può sempre mettere.

Da Beantown, in contumacia Smart (che potrebbe presentarsi verso la fine della serie, se andasse per le lunghe), il più papabile candidato a protagonista inatteso è senz’altro Greg Monroe, transfuga mai troppo rimpianto, sta iniziando a trovare un suo spazio tra le amorevoli braccia di papà Stevens, e soprattutto è un tipo di giocatore che i Bucks, da quando se n’è andato … LUI, fanno fatica a marcare, perchè Henson e Maker sono troppo leggeri, mentre Zeller è … Zeller.

Ultimamente i Celtics, anche per evidente mancanza di ogni altra alternativa ragionevole, lo stanno cavalcando di più, ritagliandogli addosso un ruolo “alla Drummond”, cioè coinvolgendolo di più come passatore nell’impostazione del gioco, con risultati incoraggianti. Sabonis (padre) resta lontano, ma sperare non costa nulla.

Pronostico: 4-2 Bucks

Se non doveste leggere bene questo pezzo, è per le lacrime che hanno irrorato la tastiera. Comunque il mio pronostico va a Milwaukee, specie se riescono a chiuderla in 6 (se si andasse alla settima, i Celtics riguadagnerebbero qualche punto). Giannis è forte, ma soprattutto, come ha dimostrato ai PO lo scorso anno, sa anche essere cattivo e determinato quando serve, e Bledsoe pur non essendosi integrato con lui alla perfezione, è però comunque un giocatore completo e che può crearsi il suo tiro se i Celtics collassassero eccessivamente sul greco per toglierlo dal gioco.

Vorrei ricordare che, per quanto faccia male dover tirare i remi in barca quando ci si trova in una buona posizione (Eastern Conference mai così equilibrata, Cavs ai minimi storici e non da incrociare prima dell’eventuale finale di conference, e Warriors con drammatici problemi di infortuni), il buon senso fa dire che la miglior aspettattiva che i biancoverdi possono avere da questi PO è che Brown e Tatum facciano un po’ di esperienza, e magari capire quale tra Rozier e Smart è il sesto uomo su cui puntare per il futuro (tenere entrambi probabilmente non è praticabile dal punto di vista economico). Tutto il resto è grasso che cola.

Pronostico Romantico

Beh, questo è già scritto. Rozier fa vedere che qualcosa alla fine da Irving l’ha imparato, Tatum getta la maschera svelando di non essere un rookie, dimostrando che per lui i PO sono ordinaria amministrazione e Stevens ricorda a tutti perchè a novembre e dicembre nessuno osava fare nomi alternativi al suo per la corsa a Coach of the Year. Tra l’altro, avete notato che dopo l’assenza per concussion Jalen Brown gioca come se non ci fosse un domani? Che dite, gli spiaccichiamo la faccia a terra di nuovo prima dei Playoffs, così magari ci diventa il prossimo Larry Bird?

Vae Victis

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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