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NBA vs FIBA: il regolamento

Nuova sfida per la redazione di NbaLife.it; dopo l’epica battaglia East vs West con protagonisti Dimitri Lazzari e Luigi Pergamo, indosso nuovamente la veste di moderatore e questa volta ad incrociare le lame saranno Francesco Cavallo e Andrea Pontremoli che sosterranno, uno da una parte e l’altro dalla parte opposta della barricata, le tesi favorevoli e contrarie ai regolamenti applicati dalla NBA e dalla FIBA. Come al solito i duellanti si alterneranno nel rispondere per primo alle mie tre domande potendo usufruire di un diritto di replica ciascuno; gentili lettori inforcate gli occhiali e…. buona lettura.

1) Cari redattori, in questo pezzo vogliamo mettere a confronto il mondo NBA con quello FIBA. Il tutto nasce dalla novità assoluta che investirà il mondo FIBA dal primo ottobre, novità che porterà a valutare la regola dell’infrazione di passi con l’atteggiamento tipico della NBA: il famigerato passo zero. Inizio chiedendovi un parere su questa scelta: che ne pensate?

Francesco CavalloIo penso sia un grande passo in avanti da parte della FIBA per quanto riguarda l’adeguamento alla “mentalità NBA”, un po’ perché, in questo modo, si può universalizzare il gioco, che a mio parere è un’ottima idea, e un po’ perché il signor James Naismith era americano di adozione (benché canadese di nascita), di conseguenza questo sport è americano, il regolamento è stato scritto da americani, quindi le regole non possono essere diverse da quelle americane. Ora, spero che gli atleti FIBA non si dimentichino che i passi legali 2 sono e 2 resteranno, non come accade di tanto in tanto sui parquet d’Oltreoceano, ma è un rischio da correre, l’evoluzione comporta sempre dei rischi.

Andrea PontremoliNon la vedo assolutamente come un’evoluzione ma il contrario. Delle regole americane – al di là del “diritto di prelazione” in quanto inventori del Gioco – era forse una di quelle da non copiare. Il grande Buffa parlava di “fondamentali che profumano di torta di mele” riferendosi ai giocatori prodotti dalla grande scuola dei college. Scuola in grave pericolo con i migliori giocatori che ormai sono di passaggio solo perché obbligati. L’infrazione di passi credo sia quella più commessa e l’interpretazione non sempre costante degli arbitri NBA mette tutti in oggettiva difficoltà. Questi i motivi per cui non avrei adeguato il regolamento FIBA a un qualcosa di impreciso e, come detto, eccessivamente interpretabile.mcdonaldsopen-1999

Replica Francesco CavalloSull’infrazione di passi, che sia la più commessa, ho da ridire. L’infrazione viene commessa quando viene fischiata, e in NBA difficilmente fischiano il mezzo passo in più, proprio per la discussissima regola NBA che conta il primo passo solo e soltanto quando si hanno entrambe le mani sulla palla. Tralasciando gli 8-10 famosissimi passi di Durant in terzo tempo e la passeggiata di Westbrook, che tra l’altro è stata anche fischiata (fortunatamente), il punto è ad esempio: in una ricezione in movimento, dove il giocatore che riceve sta correndo, come è possibile contare i passi tra la ricezione e la messa a terra della palla?
Per quanto riguarda la questione “fondamentali che profumano di torta di mele” che hai giustamente citato, siamo a un altro paio di maniche, il problema non è la regola in sé, sono gli atleti che ormai non hanno più la concezione di infrazione di passi, è la negligenza da parte del cestista il problema.

2) I nostri lettori avranno facilmente intuito chi tra voi è pro FIBA e chi pro NBA in merito alla interpretazione della regola dei passi. Ma questa non è l’unica regola che è stata introdotta a posteriori nell’una o nell’altra Lega. Quale ricordate voi e che benefici, o problematiche, hanno portato nel panorama del basket mondiale?

Andrea Pontremoli: Ne cito due con effetti opposti. La divisione della partita in 4 quarti è a mio avviso positiva. Rispetto ai 2 tempi da 20 minuti non cambia ovviamente la durata totale, ma per spazi e gestione, anche da parte degli allenatori, è più corretta come ripartizione. La seconda sempre in ambito FIBA è la rimodulazione delle dimensioni dell’area dei tre secondi. Ai tempi dei primi confronti tra squadre NBA e FIBA, e tutte le volte che gli americani hanno giocato con l’area “a trapezio”, anche nelle competizioni internazionali, hanno dovuto adattarsi con qualche difficoltà, molto più che, ad esempio, per il tiro da tre ravvicinato (attenzione: non per questo più facile da mettere a segno, perché i tiratori devono ricalibrare tutto quanto). Si diceva, lato FIBA, che il mezzo-angolo sarebbe stato sfruttato di più, idem per il post-basso essendo più vicino al canestro. Il Gioco invece è andato in direzione opposta quindi il giudizio rimane per lo meno in sospeso.

Francesco CavalloMi viene subito in mente il fresco cambiamento in NBA, risalente giusto allo scorso anno, che riguarda la terribile situazione del cosiddetto “hack-a-Shaq“, nella quale i giocatori avversari fanno fallo a un pessimo tiratore di liberi, da qui il nome di O’Neil, per cercare di subire meno punti possibili e guadagnare il possesso. Ovviamente questo tipo di azioni vanno contro lo spirito del gioco, e fino all’anno scorso questi atti di furbizia non potevano essere commessi durante gli ultimi due minuti di partita. Alvin Gentry, coach di Nola, ha sollevato la questione, chiedendo di modificare la regola, accolta da Adam Silver con un’estensione agli ultimi due minuti di ogni quarto. Sarà abbastanza per limitare i danni? Io non credo, è solo un modesto beneficio per il gioco, 2 minuti per ogni quarto son pochini, ma un gran sollievo per noi spettatori che non dovremo più vedere un Drummond o un Jordan tirare mattonate a tabellone durante gli ultimi due minuti dei quarti. In ambito FIBA, dal 2014 vale la regola del semicerchio di non-sfondamento, o smile, in pieno stile NBA. Per me è un bel passo avanti da parte del basket europeo, sia per l’adeguamento alla NBA, che per la spettacolarizzazione dell’Europa. Invece non condivido, o almeno in parte, la scelta di abbassare il cronometro, dopo un rimbalzo offensivo, a 14 secondi anziché 24. Vero che c’è una velocizzazione del gioco però, ad esempio, c’è minor tempo per pensare a uno schema da chiamare e da attuare. Inoltre diciamocelo, se c’è possibilità di fare canestro, la squadra che attacca vorrà spendere meno tempo possibile se sta perdendo. Se invece sta vincendo, e magari vuole perdere un po’ di tempo, non c’è da preoccuparsi, i difensori cercheranno in ogni modo di rubare palla, conseguentemente potrebbero liberarsi spazi per attaccare e ottenere punti facili per aumentare il vantaggio.mcdonaldsopenmunchen

3) Preso atto della rinuncia di Andrea di avvalersi del suo diritto di replica, chiudiamo la contesa con l’ultima domanda e garantendo ad entrambi i nostri redattori di avvalersi di una replica aggiuntiva. La mia ultima domanda è la seguente: questo avvicinamento del mondo FIBA a quello NBA avrebbe indotto Duncan, se solo fosse ancora in attività, a ritrattare sulla famosa frase “FIBA sucks”. Secondo il vostro parere personale, fra le interpretazioni regolamentari differenti, quali sono le più utili al gioco del basket in caso si voglia creare un unica entità cestistica che accorpi la NBA e la FIBA? E quali idee innovative suggerireste?

Francesco CavalloTra le differenze che io ritengo vadano limate assolutamente c’è sicuramente quella delle dimensioni del campo, specialmente per quanto riguarda la linea dei tre punti. Io mi chiedo: ci lamentiamo della preparazione inadeguata dei nostri giocatori in proiezione NBA, e non solo dal punto di vista fisico; perché dobbiamo continuare a far tirare da soli 6,75 metri mentre in NBA si arriva a 7,25 metri, distanza destinata anche ad aumentare visti i tiratori micidiali da distanze improponibili? Diventa anche un problema nei “crossover” tra giocatori NBA e resto del Mondo, come Mondiali e Olimpiadi, dove i giocatori NBA sono obbligati ad adattarsi e a ricalibrare il range di tiro, e non è sempre molto scontato riuscirci; vedere Klay Thompson alle passate Olimpiadi. Passando al discorso interferenze (situazione di palla sul cilindro N.d.c.), devo spezzare una lancia in favore dell’Europa, perché in FIBA non è un’infrazione. Questa regola NBA della palla che non deve trovarsi sul cilindro del canestro non la digerisco, concede molta più spettacolarità alle azioni. Per i 3 secondi difensivi mi trovo in accordo con tutte e due le parti, poiché in NBA, se fosse legale tenere un DeAndre Jordan o un Whiteside sotto il ferro a stoppare qualunque pallone gli capiti tra le mani sarebbe la rovina della pallacanestro e la gioia dei centri che potrebbero fare più stoppate che punti e rimbalzi messi assieme. I 3 secondi difensivi legali in FIBA invece non mi fanno né caldo né freddo, non ci sono atleti mostruosi nel vecchio continente capaci di dare problemi ai regolamenti. Il tempo di gioco differente invece non lo capisco proprio, perché giocare 40 minuti in Europa e 48 in America? Non ha senso secondo me.
Per quanto riguarda le innovazioni che introdurrei se fossi chiamato a dare unità cestistica ai regolamenti, c’è l’idea utopica di utilizzare solo ed esclusivamente il regolamento NBA in tutte le leghe cestistiche del mondo, unica differenza: togliere l’interferenza offensiva, e un piccolo aumento delle dimensioni dell’area del tiro da 3 punti.

Andrea PontremoliCon immenso dispiacere devo dire di non essere d’accordo su nulla con Francesco. Punto primo: l’NBA è una lega a sé da molti punti di vista. È un riferimento a livello organizzativo e di marketing, oltre ad essere il campionato dove giocano (quasi) tutti i migliori cestisti del mondo. Perché si debba giocare in Italia o al polo Sud con le loro regole, quando nemmeno a livello di college e high school succede questo, resta un mistero. La prima cosa che cambierei è la dimensione del campo, soprattutto per quel che riguarda la larghezza. Gli atleti di oggi non sono quelli di vent’anni fa, figuriamoci se si tornasse ancora più indietro – e vale anche per i continui confronti tra giocatori di epoche diverse, scusate l’offtopic. Oggi c’è semplicemente bisogno di più spazio, o di giocare in 4 per assurdo. Allontanare ulteriormente il tiro da tre? Certo, per arrivare al tiro da quattro, ma quello è il BIG3, un circo a tre piste tra vecchie glorie. E va bene così, ma non credo si debba esagerare laddove invece questo sport si gioca davvero. Tralasciando il fatto di aver rubacchiato qualche anno di carriera nelle Minors grazie all’esistenza del tiro da tre, personalmente lo ritengo la rovina del Gioco e quindi lo abolirei del tutto. Sull’interferenza sono invece d’accordo e la toglierei nella NBA, dove va bene anche la regola dei tre secondi difensivi, pur ridendo tutte le volte che vedo i balletti dei giocatori che continuativamente escono con un piede dall’area e rientrano.

Replica Francesco CavalloInizio la mia replica ribadendo l’utopicità dell’universalizzazione del regolamento; sono consapevole, ahimè, dell’inapplicabilità di questo modello unico. Adesso vorrei passare a un discorso più filosofico riguardante l’evoluzione e il cambiamento, che introduce la replica vera e propria alla risposta di Andrea.
La necessità di cambiare è propria dell’uomo, non si può arrestare e rimanere in uno stato statico. Cito Eraclito: “Tutto scorre, nulla permane”; come l’uomo si evolve, così ogni cosa relativa a lui, nel nostro caso la pallacanestro. Come si può pensare di non evolvere il Gioco nell’allungamento del range da 3 punti (e non parlo dell’aggiunta del tiro da 4, sia mai)? Porto due esempi eclatanti, Stephen Curry e Damian Lillard, loro sono capaci di segnare da qualunque parte del campo, e da qualunque distanza, 7,25/8/9 metri. Sono sicurissimo che tra 10 anni il numero di questi tiratori sarà esponenzialmente più alto (e non ci sono solo Curry e Lillard al momento), perché questo nuovo tipo di gioco è efficace, basti pensare che le percentuali del “logo shot” del 30 in maglia Warriors  si avvicinano a quelle dei comuni mortali all’interno dell’area da 2 punti. Il tiro da 3 è diventato un’arma di primissimo piano nel pattern di molti giocatori, sempre più specializzati in questo fondamentale, e di molte squadre, tra cui le due finaliste di quest’anno, ma anche i Rockets, di quelle che lo usano in maniera ossessivo-compulsiva. Adesso che questo fondamentale è diventato tale e Andrea dice di abolirlo? Vuole tornare, di conseguenza, indietro agli anni 60? Questa non è evoluzione del Gioco, e nemmeno permanenza nella staticità, e aggiungerei monotonia, questa che dice Andrea è una vera e propria regressione ai livelli dell’uomo delle caverne.

Replica Andrea PontremoliA parte la provocazione di voler abolire il tiro da tre che non è idea di oggi, riporto un qualcosa di sentito sulle TV degli “americani” citati da Francesco: il modello di riferimento per i ragazzini non può essere un LeBron James che per fisico e caratteristiche è un’eccezione umana in questo caso applicata allo sport. Il modello è Steph Curry che – come in passato uno Stockton – ha il fisico del nostro commercialista di fiducia. I ragazzi nel 2017 si rivedono quindi in un modello, in un certo senso, più facile da emulare. Per il fisico ma anche per la parte più visibile del suo gioco, ovvero il tiro anche da 10 metri. Ovvio che Steph non è solo quello, ma inviterei tutti a parlare dell’argomento con gli allenatori di questi ragazzini per constatare la loro felicità quando in palestra devono tenere a bada dei 14enni che non fanno altro che sparare missili da centrocampo. Il ragioniere di Spokane invece, se preso a suo tempo come modello da imitare, avrebbe dato ai giovani spunti sicuramente più legati ai fondamentali. Fondamentali che il mondo FIBA vuole far sparire, anche con cambiamenti epocali come quelli sulla regola del terzo tempo e di conseguenza del piede perno. È una gran vaccata (e sono stato educato) dire che dipenderà dai giocatori se vorranno continuare ad allenarsi e di conseguenza mantenere una tecnica individuale che anche con la vecchia regola non gli farebbe perdere palla per un’infrazione. Si gioca all’interno delle regole, quindi perché passare anni in palestra a imparare cose che poi non determinano il tuo poter stare in campo o meno, tanto non ti fischiano infrazione? Tornando al tiro da tre e al modello Curry, io lo ritengo potenzialmente più inarrivabile di un LBJ o altri, che hanno fisico e atletismo fuori dal comune: i movimenti in post, per farti un esempio, vanno insegnati lo stesso ai bambini, ma nessuno sa se uno si questi diventerà 2.10! Però fanno parte delle basi del Gioco, dei fondamentali, come un corretto palleggio senza accompagnare la palla, o un passaggio al petto. Per me il basket è più di un tiro a segno.mj1992

Si conclude qui quella che è stata la contesa fra regolamento FIBA e regolamento NBA e ringraziando Francesco e Andrea per la disponibilità resa nell’affrontare l’argomento, porgo l’assist a tutti voi lettori affinché possiate dare la vostra opinioni in merito!

Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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