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Lauri Markkanen, il cecchino dal sangue freddo

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Nome: Lauri
Cognome: Markkanen
Nazionalità: Finlandese
Età: 20 (22 Maggio 1997)
College: Arizona Wildcats
Altezza: 213 cm
Peso: 104 kg
Ruolo: Ala grande
Draft 2017: 7ª scelta assoluta, Minnesota T’Wolves (Ceduto ai Chicago Bulls)

Bio

Proprio quando le nevi di Vantaa, Finlandia, cominciano a sciogliersi, verso Maggio, viene al mondo Lauri. Nato il bambino, i genitori, papà Pekka, anch’egli cestista, e mamma Riikka decidono di trasferirsi con lui e gli altri due fratelli più grandi a Jyväskylä, che con i suoi 137mila abitanti detiene il record di città più grande di tutta la Finlandia centrale. Lauri gioca nei suoi primi anni da cestista all’HoNsu, che sfoggia un acceso rosso come colore della divisa, prima, ma non ultima, divisa di Markkanen. A 17 anni firma un contratto, ovviamente non da senior, qualora avesse voluto giocare in NCAA, con l’HBA-Märsky, una squadra di Helsinki, dove rimane per due stagioni, fino al 2016. Durante i suoi due anni con la squadra di Helsinki è stato anche selezionato per partecipare al Basket Without Borders a Roma nel 2015, un’occasione per noi italiani per osservare il suo talento più da vicino. Ma chi se lo sarebbe immaginato?

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Il 17 Ottobre 2015 si accorda, dopo svariate offerte da parte di molti college americani, con gli Arizona Wildcats per prendere parte alla squadra per la stagione successiva, 2016-17. Anche ESPN, che aveva pescato il suo nome in quel lontano e freddo paese come la Finlandia, si scomoda definendolo

“a possible one-and-done candidate for the NBA draft”

ossia un gran candidato non solo per il Draft, ma per un impatto immediato nella Lega. SB Nation a Gennaio 2017 lo elegge a miglior tiratore da 3 universitario di 7 piedi. Ripercorriamo la sua stagione collegiale. Parte dal quintetto titolare in tutte e 37 le partite dei Wildcats di Arizona, chiudendo la stagione con 15 punti e 7 rimbalzi di media a referto, 49% al tiro e 83% dai liberi, con un impetuoso, e impietoso, 42% da oltre l’arco dei 3 punti. Voci di corridoio affermano di averlo visto a 14 anni centrare un secchio del diametro di 30 centimetri posto in Lapponia, tirando da Helsinki. Il carreer-high di 30 punti lo segna contro i rivali di Arizona State, mentre per il massimo stagionale di 13 rimbalzi lo raggiunge 3 volte, contro Colorado, Washington State e Washington. Viene messo in lizza per vincere numerosi premi collegiali, come l’Oscar Robertson Trophy e il John R. Wooden Award, e viene scelto nel miglior quintetto della PAC-12 Conference, sia per i freshmen che per i “più grandi”. Raggiunge con i Wildcats anche le sweet 16, senza andare purtroppo oltre, perdendo di soli due punti (73-71) contro Xavier . Il cecchino a sangue freddo di Vantaa decide di non proseguire con il college, ma coglie l’occasione, troppo ghiotta, di rendersi eleggibile al draft, dove viene scelto alla settima assoluta dai Timberwolves, preceduto solo da Fultz, Ball, Tatum, Jackson, Fox e Isaac, un grandissimo traguardo. Minnesota però ha altri piani per il futuro, non c’è spazio per la crescita del ragazzo, e decidono di inserirlo nello scambio che porta Butler a Minneapolis, spedendolo quindi nella Windy City, Chicago, dove indosserà un’altra divisa rossa, decisamente più famosa dell’HoNsu.

Patriot

Per un ragazzo americano la prossima pagina della sua vita sarebbe stata l’NBA, ma Lauri Markkanen ha un talento cristallino, e con l’Eurobasket alle porte, il suo Paese non poteva permettersi di farlo riposare durante l’estate. In realtà già dal 2013 passa le estati al servizio della nazionale, chiudendo l’europeo U-20 con 25 punti di media, top scorer della manifestazione, dominando in lungo e in largo, con annessa nomina a miglior quintetto. Ma è il momento della nazionale maggiore, si ritrova nel girone della Francia e della futura vincitrice Slovenia, vincendo 4 delle 5 partite, battendo i temutissimi transalpini, chiudendo la fase a gironi con 22,6 punti di media e col 50% da oltre l’arco e col 55% al tiro. Agli ottavi finisce contro una particolarissima Italia, che riesce a chiudere difensivamente il ragazzo, complice qualche problema fisico proprio di Lauri, ma più di così sarebbe stato un miracolo. Chiude comunque la manifestazione a quasi 20 a partita, ed è a mio parere uno dei migliori lunghi del torneo.

Scheda tecnica

2 metri e 13 centimetri, signore e signori, ma possiede una coordinazione ed un controllo del corpo decisamente maggiori rispetto ai suoi pari-stazza, in grado di usare il suo atletismo per attaccare i closeout avversari. Peccato però per la poca velocità e mancanza di esplosività, coniugata con una muscolatura tutta da sviluppare, ma per quello c’è tempo.

Difensivamente, Lauri dimostra una buona agilità e un ottimo lavoro di piedi, in gergo “footwork” quando deve chiudere gli avversari, sia grandi che piccoli, difende infatti benissimo sui cambi, ma in quanto a stoppate ancora non ci siamo e coi rimbalzi viaggia a medie non strepitose.

La vera arma del giovane finnico, però, è il tiro, sia dalla media che, soprattutto, dalla lunga distanza. I dati parlano chiaro, e chiunque l’abbia visto può solo confermare: è un cecchino, lo era al college, lo è stato agli Europei, lo è adesso in NBA. Tralasciando l’eleganza del rilascio, che già di per sè basta per innamorarsene perdutamente, dal momento che è velocissimo nel mettere i piedi a posto, che l’angolo delle braccia è perfettamente a novanta gradi e che il polso lascia partire lo Spalding con una precisione non indifferente, le medie che ha al tiro sono solo la conseguenza più logica. Sta tirando coi Bulls col 40% dall’arco e col 45% al tiro in totale.

Che dire? Il talento c’è, la voglia di migliorare anche, l’età è dalla sua parte, non mi stupirei se lo vedessi tra qualche anno come 4 titolare in una squadra che ambisce al titolo, magari i Bucks di Antetokounmpo o i Suns di Booker, due squadre, una più rodata, l’altra ancora in cerca di certezze, accumunate però da un talento dei propri giovani smisurato.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 19 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente matricola di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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