NCAA Basketball: West Virginia at Oklahoma

La calda estate di Sam

Difficile nell’estate 2017 identificare un unico personaggio in un panorama NBA condito da scambi (anche clamorosi) e con i giocatori che sono – ovviamente e giustamente – sempre i principali protagonisti.

Se però vogliamo individuarlo fuori dal parquet, questi è sicuramente Sam Presti. L’ex assistente GM degli Spurs, accreditato della scelta di Tony Parker nel 2001 da parte dei nero-argento, e poi fattosi grande nell’Oklahoma, via Seattle, ha ricostruito dei nuovi Big 3 in maglia Thunder, dopo le partenze degli ultimi anni – in ordine – di Harden e poi di Ibaka e Durant.
maxresdefaultL’ha spuntata su molti, Celtics probabilmente in primis, nella corsa a Paul George, l’ala che dovrebbe in un certo senso rimpiazzare KD sulla lavagna di Coach Donovan, e sul filo di lana ha convinto Carmelo Anthony, destinato ai Rockets, a togliere la no trade clause proprio per approdare nel team di Russell Westbrook e PG, autentici attori protagonisti nel reclutamento dell’ex Syracuse.

Per arrivare a questi due All-Stars Presti ha devoluto contrattoni e noccioline assortite a Pacers e Knicks, come già fatto in passato per liberarsi di ulteriori “albatros” che lui stesso aveva creato, acquisendo e estendendo contratti non in linea con quello che oggi si appresta ad essere il candidato n. 1 al premio di Executive of the year.

Domande attuali

Ce ne sono diverse ripercorrendo la carriera di Presti che ancora non trovano una risposta. Le ultime si riferiscono ovviamente a quanto succederà nella stagione che sta per partire, in termini di risultati, di convivenza tra le proprie stelle (ma qui l’eventuale zampino del GM conterebbe relativamente, essendo gli stessi giocatori a doversi mettere in testa che per vincere, nel 2017, bisogna condividere il palcoscenico con almeno altri due talenti) e di conseguenza con le decisioni che gli stessi Big 3, insieme o singolarmente, prenderanno per il futuro.

Oklahoma City Thunder Media DayQuindi: se George non se l’è più filato (quasi) nessuno, dopo le dichiarazioni di amore eterno ai Lakers del suo cuore, dove il nostro è destinato ad approdare nell’estate 2018, perchè considerare una “magata” il suo acquisto da parte dei Thunder?
In cambio di contratti pesanti e quindi come dice qualcuno, mal che vada, si ripartirà da zero, non da Oladipo e Sabonis (per altro non da scartare, a mio avviso, almeno nella metà campo offensiva, come utile uomo di rotazione per squadre da titolo), questo è certo e va dato atto a Presti di non essersi svenato per quello che sarà appunto un ottimo tassello per una sola stagione.

Anthony era ormai prigioniero dei Knicks e se vogliamo della No Trade Clause che lui stesso aveva preteso all’interno del faraonico contratto riconosciutogli da Mr. Dolan, ovvero quello che paga ogni 15 giorni – come di prassi nella NBA.

Con i Rockets il dialogo è stato aperto ed acceso per mesi, poi arriva Presti e se lo porta a casa, ancora per contratti milionari (Kanter, che lui aveva rinnovato pareggiando ulteriori offerte) e poco altro. Dove sta l’inghippo? Chiaramente Anthony ha dato il suo benestare nell’indicare anche OKC tra le squadre per le quali sarebbe valsa la pena la rimozione della suddetta e ormai celeberrima clausola, però se Houston (o i LeBron Cavaliers…) avessero voluto affondare…

Domande dal passato

Certo che nella carriera di Sam Presti, da Seattle a Oklahoma City, di giocatori ne sono passati, dalla sua scrivania per firmare contratti, o dalla porta d’uscita della facility dei Thunder. Se Kevin Durant è quello che ha fatto più scalpore di tutti, per le modalità, per l’approdo “facile” ai Warriors dove ha subito vinto l’anello e con tanto di MVP delle Finals, lasciando ormai di sé l’immagine di quello che il titolo se l’è in un certo senso comprato – e per non parlare della difficile (eufemismo) estate a colpi di tweet su tutto e tutti, segno di un’immaturità che fa sorridere e niente più – il perno attorno al quale è virato tutto si chiama certamente James Harden.

Nel 2012 il Barba usciva dalla panchina e portava ai suoi quella ventata di energia e punti immediati come pochi altri, per non dire nessuno, in giro per l’attuale Lega. Problemi di rinnovo, la decisione di sacrificare lui e non Ibaka, almeno in quel momento, in una logica di ruoli da coprire all’interno del roster che poteva anche starci, lasciarono partire Harden destinazione Texas. Oggi i cordoni della borsa si sono magicamente allargati, tutto proporzionato alle nuove possibilità che il cap dà per un paio d’anni almeno (poi tutto tornerà come prima, semplicemente con stipendi più alti per tutti), allora non successe. Per non pagare un singolo dollaro di luxury tax…oggi siamo a 28 milioni da devolvere alle franchigie più virtuose, visto che la NBA ridistribuisce la tax proprio tra quelle che non la pagano, bravi loro!
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Nel 2012 il core dei Thunder includeva giocatori tutti sotto ai 25 anni, hai voglia a costruire una dinastia! Sì, anche in mezzo ai cowboys dell’Oklahoma…dopo quelli del Texas, sponda San Antonio, perchè no? E Presti lo sa bene… Solo che il continuare a considerare chi esce dalla scuola Spurs come un predestinato, uno toccato dalla bacchetta magica di Pop, nel caso dei vice-allenatori, o di R.C. Buford, nel caso dei dirigenti, probabilmente è una bella favola, ma non sempre corrispondente alla verità. Ma c’è chi ancora ci crede. Perchè non farlo se Babbo Natale esiste e Elvis prima o poi si presenterà e ritirare i biglietti per la partita?

Qualcuno ha risposte?

Io poche, sono onesto. I fatti dimostrano questo: la squadra con quel po’-po’ di talento, anche se probabilmente non allenata al meglio da Brooks, è arrivata a una finale (persa). Punto. Gli infortuni hanno fatto il resto, il non trovare il modo di trattenere i perni di una potenziale dinastia hanno chiuso ogni discorso. Passiamo alla nuova era: di PG abbiamo detto, probabile Laker dal 2018 in avanti, con Lonzo e magari LBJ, che un trasloco finale dei suoi talenti in riva al Pacifico potrebbe anche farlo. Il glitter hollywoodiano, d’altra parte, ha sempre il suo fascino, soprattutto quando tinto dello stesso verde dei dollari.

russell-westbrook_1xkxor577yten1ru9dm5f1v0e4Russell Westbrook, fresco MVP stagionale ed autore di una prova che si pensava irripetibile come quella che solo Big O ha saputo mettere in mostra nella storia, è il giocatore franchigia – partito KD – sul quale Presti ha puntato tutte le sue fiches. Ne ha messe anche altre sul tavolo, oltre 200 milioni per la precisione, per un’offerta di rinnovo quinquennale, dopo l’ultimo allungamento da 85, per evitare che l’ex UCLA saluti tutti, grazie alla player option prevista da quello stesso rinnovo, guarda caso proprio la prossima estate.

Il contrattone di Carmelo Anthony non è eterno, e nemmeno quinquennale. Recita per questa stagione la bellezza di 26.243.760 dollari – in pratica la tax che pagheranno i Thunder, a meno di ulteriori tagli, ma poi chi scende in campo, lo stesso Presti, ex giocatore di 3^ divisione NCAA? – e forse un altro anno e basta. Ma sempre forse – ehm – anche senza questi ultimi 12 mesi, perchè Melo stesso ha una player option…indovinate quando? Troppo facile.

Se si pensa di aver fatto mosse per ingraziarsi il sempre caldo e partecipe pubblico, l’uomo franchigia da trattenere e non so chi altri…bang! Abbiamo fatto centro. Se si crede, o Presti crede, che con questi 3 più Adams (che ha il suo indubbio valore) e Roberson, e praticamente zero panchina, si possa andare a trovare Durant & soci nella Baia per reclamare un posticino alle Finals…far centro sarà più difficile.

Impossibile? Assolutamente no, come recitava lo spot dell’ex fornitore di materiale tecnico della NBA, nulla lo è quando hai preso due dei più corteggiati degli ultimi anni e in casa hai l’MVP uscente nonchè tripla-doppista. Sono comunque discorsi da farsi dalla primavera 2018 in poi, l’offerta a Russ scade il 16 ottobre…

Westbrook sembra tutto tranne che un “traditore”, ma farà le sue scelte professionali, come le hanno fatte altri prima di lui. Un mancato rinnovo non significherebbe una coltellata alle spalle alla gente dell’Oklahoma, così come una firma per restare in città (oddio, città…) non garantirebbe la permanenza degli altri due. Sembrava facile eh?

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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