BKH-Justin jackson Portrait

Justin Jackson: Tutto il tempo che mi serve

2017-18 Sacramento Kings Media DayNome: Justin

Cognome: Jackson

Città di nascita: Houston, TX

Età: 22 (28 Marzo 1995)

College: North Carolina Tar Heels

Altezza: 203 cm

Peso: 90 kg

Ruolo: Ala piccola

Draft 2017: 15^ scelta assoluta (Portland Trail Blazers, draftato poi ai Sacramento Kings)

Bio

Houston, abbiamo un problema. Il problema è un ragazzo di 203 centimetri nato il 28 Marzo 1995, di ruolo ala piccola, che risponde al nome di Justin Jackson, ha un talento cristallino. Ma partiamo dall’inizio, non bruciamo le tappe, prendiamoci tutto il tempo che ci serve, come ha fatto lui, del resto. In quel di Houston c’è una High School di stampo cristiano, l’89% della popolazione è cristiana in Texas, la Homeschool Christian Youth Association, che chiameremo HCYA, che da classica scuola americana, ha una squadra per ogni sport nazionale. Noi però soffermiamoci sulla squadra di basket, gli Warriors, che nel 2012 vince il titolo statale nel campionato delle superiori americano. In quel torneo un ragazzetto di 17 anni dei Warriors sforna prestazioni a dir poco eccezionali, roba come 31.5 punti e 9.1 rimbalzi a partita, “E che sarà, è solo l’high school, non ha vinto mica il titolo”. Ogni cosa a suo tempo, ogni cosa a suo tempo, non solo sforna prestazioni qualitativamente più che degne di nota, ma vince anche un Sullivan Award, “E vabbè, avesse vinto l’MVP dell’NBA, tutto fumo…

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Ora non è che gli vengono a bussare alla porta le più importanti università per stendergli il tappeto rosso…” E invece, e invece, e invece riceve offerte da  Baylor, Georgetown, Maryland, North Carolina State, Ohio State, Oklahoma, Oklahoma State, Texas, Texas A&M, Virginia, Virginia Tech, Washington, e anche un altro college, come si chiamava? Ah, l’altro college di North Carolina, quello con la maglia bianca e azzurra, i Tar  Heels, chi ha giocato per loro? Non mi ricordo proprio. Ah, Michael Jordan. Nel 2014 diventa anche All-American, e vince l’MVP del Boys Game, insieme a Jahlil Okafor .

Ma passiamo a cose più serie, il college. Nel primo anno non combina nulla di rilevante, ACC All-Freshman team, 11 punti a partita e 30% dall’arco, Sweet Sixteen per i Tar Heels. Il secondo anno, quello da sophomore, è cruciale, sia per il ragazzo che per la squadra. Regular season da incorniciare, sono tra i favoriti per il titolo NCAA. North Carolina passa le Sweet Sixteen 101-86 contro Indiana, le Elite Eight 88-74 contro Notre Dame. Siamo alle Final Four, le quattro università migliori dell’anno si sfidano, a North Carolina tocca Syracuse, una vittoria facile, 83-66. Finale di torneo NCAA, dentro o fuori, forse è l’ultimo anno di un ciclo per tentare di vincere il sesto titolo della loro storia, si trovano di fronte i Villanova Wildcats. La partita è tiratissima, ma alla fine a spuntarla è Villanova con un clamoroso buzzer beater di Jenkins sulla sirena. La fine di un ciclo, si pensa inizialmente, ma adesso, adesso è il momento di Justin, che decide di rimanere un altro anno coi suoi Tar Heels. È un uomo in missione, tutta la squadra è in missione, tutto lo stato del North Carolina è in missione, quella finale grida vendetta. Il terzo anno di Jackson è fenomenale, stravince i premi di conference, ACC Player of the Year e First-team All-ACC.  Ha più di 18 punti di media col 37% dall’arco (ricordiamoci che è 2,03),  ma è il momento di fare sul serio, un’altra volta. 92-80 su Butler alle Dolci 16, 75-73 nella bellissima partita contro i rivali di Kentucky, miglior scorer con 19 punti è proprio Jackson. Alle Final Four rischiano di cadere ai piedi di Oregon, ma vincono 77-76 grazie a un prodigioso 25-14 di Kennedy Meeks. Di nuovo qui, alla Finale, stavolta di fronte hanno Gonzaga, 37-1 per loro in regular season, miglior record dell’anno. La partita è brutta, non come quella dell’anno scorso, Jackson non trova il modo di incidere, e il parziale a fine primo tempo recita 35-32 per Gonzaga. Gli spettri della finale del 2016 si fanno sentire, ma c’è ancora un tempo da giocare, un tempo in cui i Tar Heels ribaltano la situazione e vanno a vincere 71-65. È finita, i Tar Heels vincono il loro sesto titolo universitario, e così, completata la sua missione, Jackson può dirsi soddisfatto e lascia la maglia azzurra di North Carolina, lasciando un bel ricordo di sè ai suoi tifosi, da vincitore, come doveva accadere.

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Il 14 Aprile, 10 giorni dopo la storica finale, si dichiara eleggibile al draft NBA 2017, il suo percorso di sviluppo durato 3 anni può definirsi completo, è giunto il momento del grande salto tra i grandi. Scelto alla quindici da Portland viene girato subito ai Kings, in totale ricostruzione, il terreno perfetto per far maturare il suo talento. Nelle sue 17 partite giocate, di cui 5 partite da titolare, tiene la media di 6.3 punti a partita, un po’ poco, ma c’è tempo, bisogna prendersi sempre tutto il tempo, così viene girato in G-League, la lega di sviluppo dell’NBA, ma noi sappiamo aspettare un giocatore dal talento smisurato come lui, vero?

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Scheda tecnica

-Debolezze: se dobbiamo proprio cercarne, il fisico spicca tra queste, un po’ troppo leggero per la sua altezza e apertura delle braccia, ma anche a Durant avevano accusato questo. Ora non paragono Justin a KD, però… ci siamo capiti. I rimbalzi non sono la specialità della casa, solo 4 per 40 minuti di gioco, questo è seriamente un aspetto da migliorare, come anche un aumento dell’atletismo che può solo fargli del bene, visti i gran difensori che deve fronteggiare al piano di sopra.

-Punti di forza: non ne vedo alcuni che spiccano su altri, è bravo in tutto quello che non ho citato nelle debolezze, dal meno del 30% al 37% dall’arco ne vogliamo parlare? Certe volte coi Tar Heels le segnava da ogni parte, ma l’angolo è il suo punto preferito. Si può ancora lavorare su quel tiro comunque, non è perfettissimo. Inoltre si applica un sacco negli schemi, quando la palla gira si fa trovare sempre pronto e al posto giusto, ma può anche giocare in isolamento, qualità molto importante, il più delle volte a North Carolina quando il gioco era fermo ci si affidava a lui, un primo passo non fulmineo, ma riusciva a concludere a canestro come se fosse la cosa più facile di questo mondo. La mano è educatissima, oltre al jump-shot, possiede una grande dote nell’andare al ferro con entrambe le mani, senza distinzioni.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 19 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente matricola di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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