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East Vs West: la sfida eterna

Se credete di aver assistito alla sfida delle sfide guardando le Finals, se pensate che lo scontro LeBron vs KD fosse il “non plus ultra” del basket mondiale, se avevate in programma di rilassarvi e staccare la spina dalla NBA, beh, vi sbagliate di grosso. Dopo svariate discussioni, anche piuttosto animate, avute in redazione si è deciso di dar vita all’atto finale, la Civil War, la sfida delle sfide: Eastern Conference vs Western Conference.

Da un lato Dimitri Lazzari a sostenere la tesi della Eastern Conference, dall’altro Luigi Pergamo per la Western Conference.

Ahimè in mezzo ci sto io, con l’elmetto, nella terra di nessuno, a far da moderatore, o perlomeno a provarci.
Sette Domande, due diritti di replica ciascuno e una sola regola: “Nessuna Regola”. Cominciamo senza freni, con la prima parte della contesa.

1) Quali sono le vostre impressioni sull’equilibrio tra le Conference nell’ultima decade NBA? Credete ci sia stato equilibrio o pensate che una sia formata da Team più competitivi rispetto all’altra?

Dimitri Lazzari: “Bisogna innanzitutto fare dei distinguo tra le ultime due/tre stagioni e le precedenti. Per quanto riguarda il lasso di tempo 2007-2014 direi che assolutamente non credo ci sia questa enorme differenza. La tendenza é sempre quella di sottovalutare i campioni che giocano ad Est per esaltare i grandi campioni che giocano ad Ovest. Anche tralasciando LeBron James (ad Ovest non lo hanno) e i Boston Celtics dei Big3 (ma anche Big4 o Big5 ) vorrei citare Dwight Howard. Futuro Hall of Famer (90.9% di possibilità secondo i media americani) ha raggiunto le Finals in un Est assolutamente competitivo nel 2009. Ma Kobe ha detto che é “soft”, quindi niente. Stessa cosa che accade oggi. Quelli forti giocano ad Ovest. Wall e Beal, IT4 e Horford, Antetokounmpo, DeRozan ecc… non valgono. Lo stesso George ha dato vita nel 2017 ad una serie enorme e bellissima contro i Cavs di LeBron (secondo me ampiamente migliore di OKC-Houston mediaticamente sovraesposta), ma i più hanno detto che ad Est i Cavs passeggiano. Ora invece ad Ovest scoprono che Paul George e Millsap sono bravi. Va bene, noi ad Est ci teniamo i nostri campioni e registriamo le opinioni schizofreniche dei fan dell’Ovest. Scommetto che Lowry ad Ovest diventerebbe fortissimo di colpo. Ma va così.”

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Luigi Pergamo: “Perdonate ma io sono vecchio  e parto dalla preistoria esattamente dall’anno di grazia 2000 gara 7, finale di Conference della Western. Lakers Vs Blazers. Quarto periodo: durante il timeout antecedente rispetto all’iconico lob Kobe to Shaq che sancì il compimento della rimonta gialloviola, ricordo come fosse oggi il duo Tranquillo-Buffa reiterare

Chi vince questa partita ha le mani sull’anello, ha tutte le impronte digitali sul Larry O’Brien Trophy

Evidentemente gli indiana Pacers di Reggie Miller e Jalen Rose non erano una minaccia, e non lo furono. L’Est nel decennio ‘00-‘10 ha prodotto 3 squadre vincenti: Detroit, Miami e Boston, ma solo la prima fu il risultato di un progetto lungimirante (7 finali di conference, 2 finali Nba, a memoria), le altre due furono degli agglomerati di Star costruiti ad hoc per vincere nel breve periodo. Le altre finaliste del decennio: Indiana, Phila, New Jersey, Cleveland primo estratto, Orlando (in parte) sapevi già che avrebbero perso e, in molti dei casi, non di poco. La Decision di LeBron (2011) ha mutato la situazione, con una concentrazione di stelle nel loro “prime” in una squadra, e tutti dietro ad inseguire. La Cleveland secondo estratto non é poi molto diversa, anche se, ad onor del vero, tutto ciò é stato possibile grazie alla crescita esponenziale di Kirye Irving e Tristan Thompson scelti dai Cavaliers e rimasti sempre lì. Le altre squadre dell’Est non é che siano scarse, tutt’altro. Sono molto interessanti ma manca sempre qualcosa, un po’ perché ci sono mercati per lo più piccoli e si fatica a far andare free agents a Toronto, a Milwaukee, ad Atlanta; New York, che piccola non sarebbe, non ne parliamo; Phila vedrà un po’ di luce quest’anno dopo non so quanto. Miami ha dovuto ritirar su da zero ed in tre anni sono già a buon punto, ma ancora ce ne vuole. I record di regular, che nel decennio scorso erano motivo di preoccupazione per la Lega, in questo decennio si sono allineati tra le due Conference. Il livello di competitività di chi non si chiama Cleveland é al momento insufficiente. Dall’altra parte, benché un minimo di solco tra una Golden State ed il resto delle altre si é creato, il livello medio di chi contende pare essere ancora superiore rispetto ai dirimpettai d’oriente.”

Replica Dimitri Lazzari: “Innanzitutto il nostro amico Luigi, nella sua esposizione, cade in una fallacia logica che si chiama “argumentum ab auctoritate”. Banalmente porto a sostegno della mia tesi una opinione decontestualizzata di una autorità di qualche tipo, “l’ha detto lui”. Ecco contestualizziamo. Nel 2000 avevo 13 anni e mi avvicinavo alla NBA. Tranquillo e Buffa stavano raccontando i Lakers di Kobe e Shaq. Ci credete che anche io a 13 anni avrei puntato la fantomatica lira (l’euro non c’era ancora) su di loro e quindi sulle squadre ad Ovest? Oltretutto partire con l’analisi dal 2000 a me pare una scelta di comodo. Perché non partire dalla dinastia precedente, cioè quella dei Bulls di Jordan? O perché non partire dal post Lakers (dal 2003 al 2009 Est e Ovest hanno vinto un anno a testa, alternanza perfetta)? Comunque stiamo al gioco. Dal 2000 al 2010 é vero che l’Est ha prodotto solo 3 squadre campioni, ma non capisco cosa voglia dimostrare Luigi con questa cosa. Ad Ovest nel periodo 1999-2010 hanno vinto solo Spurs e Lakers, e alle Finals ci sono arrivate solo Spurs, Lakers, Mavericks. Ad Est nello stesso lasso di tempo sono arrivate alle Finals 8 squadre diverse. “Competitivo” significa “dove c’è competizione”. Secondo voi é più competitiva una Conference che produce 3 finaliste in 11 anni o una che ne produce 8? É più competitiva una Conference in cui la favorita arriva sempre alla fine o una in cui le favorite spesso sono cadute? Da qui una riflessione sulle “favorite alle Finals”. In una Conference competitiva, ci sta che arrivino delle outsider alle Finals. Qui non stiamo discutendo se siano più forti le squadre campioni (o le finaliste) dell’Est o dell’Ovest. La domanda é sulla competitività. Nel lasso di tempo (strumentalmente) scelto da  Luigi, mi pare che la competitività stia tutta da una parte. Spreco due parole sul fatto che oggi ad Ovest “sembrano” esserci squadre migliori. Che Houston 2017 valga meno di Boston o Washington 2017 é un assioma indimostrabile, ma rientra in un Bias culturale che hanno i sostenitori della supremazia dell’Ovest. Houston é meglio di Boston o di Washington perché gioca ad Ovest, in pratica. Nonostante abbiano tutte e tre dei Coach che hanno detto la loro nella corsa al COY, e nonostante non ci siano enormi differenze di talento a roster. Il fatto che a Luigi il livello “sembri” più basso, be’, mi dispiace ma non ha rilevanza oggettiva.”

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2) Riallacciandoci alla Decision citata da Luigi, nonché alla grande competitività dell’Est della prima decade del nuovo millennio citata da Dimitri, sembra che gradualmente i Playoffs a Est, da incerti e combattuti, siano sempre più diventati una formalità per le squadre di LeBron James. Basti pensare che l’ultima serie in equilibrio per la vincente della Eastern Conference risale al 2014 con antagonisti i Pacers di Frank Vogel. Allo stesso tempo il Prescelto ha riequilibrato gli esiti delle Finals con tre vittorie per Conference negli ultimi 6 anni. Pensate che lo strapotere di James abbia reso meno competitivi i Playoffs della Eastern e abbia creato una sorta di arrendevolezza nelle contender della costa orientale?

Luigi Pergamo: “Negli ultimi anni si sta consolidando ad Est poca competitività a livello di Playoffs mentre nella Regular Season e a livello di Finale il gap non si vede. C’entra LeBron, c’entra la Decision, ovviamente. LeBron James non è il mio giocatore preferito ma negli anni ha guadagnato pienamente il mio rispetto; parla un po’ troppo, ma ha dimostrato sul campo, con i fatti, che ha le spalle più che adeguate per caricarsi tutte le responsabilità che le sue parole implicano. La Decision di andare a Miami, piaccia o meno agli Haters, è uno snodo fondamentale per capire l’NBA moderna. La modalità che ha messo insieme i Big 3 di Miami ha creato un precedente storico che oramai è prassi e che ha plasticamente dimostrato come la NBA è ora come non mai una Players League: CP3 ed Harden si erano sostanzialmente messi già d’accordo di giocare insieme, i Jazz hanno tradato per Rubio solo per far piacere ad Hayward (andato a Boston ndr), i Lakers hanno trattato George Hill per arrivare più facilmente, tra un anno, a Paul George, dato che sono molto amici. L’attualità di questi giorni è piena di esempi. Quindi competitività attraverso la Free Agency (la propria e quella degli altri), che funziona se hai LeBron James e se hai un GM capace, come sicuramente lo era il buon Griffin. Basta riflettere un attimo: chi è il primo giocatore che si è tagliato un pezzetto di stipendio, molto prima che lo facesse KD, per far arrivare presso la propria corte altri giocatori? Chi è che va avanti a forza di biennali “costringendo” implicitamente la propria franchigia a fare le mosse giuste per mettergli a disposizione i compagni giusti? Chi è che ha lanciato la consuetudine del “pitching” tra giocatori sotto contratto e Free Agents? Sempre lui, LeBron James, che ha “dato” 7 anni a Cleveland (2004-2010) per vedere se coi metodi classici la cosa funzionava, da lì in poi ha fatto a modo suo. Chiaro che si tratta di una semplificazione, poi ci sono le dirigenze, gli allenatori, i compagni, il campo. Non è che dipende tutto da lui. Ma le sue scelte hanno terremotato le franchigie che ha lasciato, andando ad approdare in realtà dove, volente o nolente, era accolto da altri due All Star ed un cast di supporto adeguato. Guardate Boston: quanti anni ci son voluti per arrivare ad un top Free Agent? Ai Lakers quando ne tornerà uno? I processi di costruzione di una squadra sono lenti, ma non nel caso di LeBron. Un giocatore-squadra-franchigia se mi passate il termine, con le ovvie implicazioni sulla competitività nella sua Conference (inesistente dalla prima gara di Playoffs in poi) e nelle Finals (alta, non inganni il 4 a 1 di quest’anno).”

NBA: Playoffs-Golden State Warriors at Portland Trail Blazers

Dimitri Lazzari: “Mi dispiace, ma contesto un paio di passaggi della domanda. Quest’anno i Warriors ad Ovest hanno portato a casa un 12-0 globale che ha impressionato tutti (giustamente); nessuno ha messo in dubbio la competitività dei team e tutti (giustamente) hanno evidenziato i meriti della squadra, non i demeriti delle avversarie. Per LBJ questo discorso non si può fare invece, perché siamo intenditori di pallacanestro e dobbiamo trovare il pelo nell’uovo. Quindi uno che raggiunge 7 Finals di seguito e ha 11 Sweep in carriera (il secondo é Duncan con nove) lo fa perché l’Est é poco competitivo. Qui si cerca di dimostrare che l’acqua non é bagnata. Potrei citare statistiche, dati, partite. Ma onestamente non trovo il senso di farlo. L’acqua é bagnata, chi non ci crede provi a farsi una doccia. Fermo restando che io ritengo la serie Pacers vs Cavs competitiva, nonostante lo 0-4 (16 punti totali do differenza). Quelli che dicono che LBJ ha avuto in squadra 2 All Star sono gli stessi che ritengono che Atlanta 2015 (4 All Star: Teague, Millap, Horford, Korver) non fosse competitiva. Come vedete non servono chiacchiere, basta citare dati oggettivi. L’Est si difende da solo. Ah, faccio una considerazione per un giocatore tra gli “All Star” evocati. Potrei farlo per altri: Bosh in carriera è stato All Nba una sola volta, nel 2006-07.”

Replica Luigi Pergamo: “I dati oggettivi nella pallacanestro non lo sono mai, figuriamoci in una discussione “da bar” come quella che stiamo facendo. I 4 All Star di Atlanta (titolo dato ad-honorem rispetto alla pallacanestro che stavano giocando, più che ai giocatori) valgono forse tutti insieme solo LeBron, che è un game changer come nessuno in questo momento. Fa la differenza da solo, figuriamoci con due All Star (occhio: All Star, non All Nba). Ne puoi avere anche 5 di stelle, bisogna vedere quanto sei competitivo rispetto a chi, e LeBron, di diritto e sul campo, è il favorito. Per dire: anche gli analyst più rispettati scherzano sul fatto che adesso, con Hayward, Boston riuscirà forse ad arrivare a gara 6 contro Cleveland, oppure che i prossimi Playoffs li giocheranno Boston e Cleveland + 14 squadre dell’Ovest. Dietro allo scherzo c’è sempre un fondo di verità. LeBron è un fenomeno e da solo smuove tantissimo negli equilibri: riesce a competere con una macchina quasi infallibile come Golden State, ma nemmeno li vede gli avversari inter-conference (in una serie di PO, beninteso). Chi esattamente dovrebbe rappresentare una minaccia? Washington? Di cui non discuto le due star, (tranne che fino a ieri l’altro manco andavano d’accordo) ma in Front Line ha Gortat e Morris, cioè gli scarti di Phoenix. Milwaukee? Palla in mano ad un freak di 20 anni che sarà, a dirla grossa, al 30% della sua maturazione cestistica? Toronto che ha rifirmato Lowry e Ibaka, ma ha perso Tucker, e sappiamo quanto valgono gli specialisti difensivi da aprile in poi? Mi può star bene Boston, ma ecco, con un grosso punto interrogativo e abbiam finito lì, poi il vuoto. L’era LeBron, con le 7 finali consecutive, ha una grossa differenza se paragonata con le dinastie Lakers e Spurs del precedente decennio, e cioè che fino alla Finale ora LeBron sbadiglia e tutti quei Sweep dovrebbero dimostrarlo; i Lakers del Three Peat, quelli dominanti, hanno fatto due gare 7 (ed un supplementare) in finale di Conference in tre anni. Gli Spurs, se evitavano i Lakers, avevano Mavs e Suns, che saranno state anche eterne incompiute, ma una serie tirata fino all’ultimo non l’hanno mai negata a nessuno. Se non piace il paragone tra due decenni diversi, non c’è problema, lo facciamo nel presente. Nel 2015, mentre il Re camminava sulle ceneri altrui (due Sweep su tre serie, due partite perse in tutto prima delle Finals), San Antonio usciva al primo turno contro i Clippers, che poi venivano regolati in 7 da Houston, che ottenevano il (dubbio) privilegio di vedersela contro i Warriors. Per non citare Golden State vs OKC 2016. La differenza c’è, hai voglia se c’è.”

3) È evidente che i risultati e le tendenze delle ultime tre stagioni diano l’impressione di avere ormai due super potenze, una per costa, in grado di monopolizzare l’andamento delle Conference nel prossimo futuro. Quali squadre secondo voi possono attentare a questa supremazia, anche alla luce dei recenti sviluppi di mercato?

Dimitri Lazzari: “Nessuna ad Ovest, come ad Est c’è una squadra chiaramente di un altro livello rispetto a tutte le altre.”

Luigi Pergamo: “Al momento nessuna, ma è prematura come valutazione. Houston e Boston, ossia le maggiori indiziate ad ambire al ruolo di anti Warriors e Cavs, non hanno finito di formare il loro roster. Tuttavia, mentre San Antonio al completo è comunque una minaccia ed Okc e Clippers delle incognite da una parte, dall’altra sai cosa aspettarti: poco.”

…to be continued!

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Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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