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E il premio “A beautiful mind” 2017 va a…

Proprio adesso che il trattamento Warriors aveva reso un centro affidabile e sotto controllo quella testa cronicamente disabitata di Javalone McGee, e che si appresta a fare lo stesso (vedremo se con gli stessi risultati) del caso clinico Nick Young, sembra che l’esercito delle teste (non) pensanti dell’NBA stia trovando nuovi protagonisti.

Qualche settimana fa ho parlato nel nostro podcast di quel geniaccio di Paul George, che a favore di un attaccamento alla maglia di casa sua (LA) ha deciso di buttare alle ortiche il suo prime e ogni velleità di vincere un anello. Tra 12 mesi potrebbe andare a giocare ovunque, e lui sceglie un progetto come quello dei Lakers in cui io personalmente non credo per nulla (è una valutazione soggettiva, posso sbagliarmi), ma che oggettivamente non potrà arrivare a maturazione in tempi coerenti con il suo miglior stato di forma. George ha 27 anni, e una brutta storia di infortuni alle spalle. Il suo Top è tra adesso e il 2021-22. Per quell’anno forse Ingram sarà finalmente maggiorenne (e peserà più di 25 Kg), LaVar Ball sarà sindaco di LA e Magic (FORSE) comincerà a sospettare che il gioco sia un po’ cambiato da quando giocava lui, e che quindi bisogna attrezzarsi diversamente. Tanti auguri Paul.

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Ma se la futura ala Angelena si distingue per acume nell’analisi della realtà, non è certo a lui che può andare la palma di scemo del villaggio globale.

Le prime avvisaglie

Un anno fa l’NBA tutta è stata gettata nell’imbarazzo più totale quando il prode Kyrie (che tradotto dal greco, così ce la meniamo un po’, vuol dire letteralmente “oh Signore!”, un motivo ci sarà) dichiara candidamente di essere certo che la terra sia piatta. Anche Galileo non è stato proprio trattato come uno scienziato quando 400 anni fa ha dichiarato che la terra fosse rotonda. Lui era il visionario che aveva ragione e i contemporanei torto. Da allora però qualcosina in termini di scoperte scientifiche c’è stato, e la posizione di Irving risulta più difficilmente condivisibile.

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Per chi non l’avesse ancora letto, consiglio caldamente l’intervista all’impassibile Silver, che interrogato sull’esternazione del play di Cleveland si è lanciato in equilibrismi che oscillavano tra il “ma chi me l’ha fatto fare” e il “difenderò con tutte le mie forze la libertà di pensiero, anche se quello è un mentecatto”.

Lì avremmo dovuto sospettare qualcosa, e invece abbiamo continuato a trattarlo come una persona normale.

The (mini) decision

Quest’estate invece si viene a sapere che al pargolo proprio non va di dividere le merendine col bambino grosso con la barba, e che vorrebbe un pacchetto di caramelle tutto per lui.

In una qualunque giornata di Luglio Irving va (non si sà bene da chi, visto che quell’altro bel cranietto di Gilbert ha licenziato senza motivo il suo GM proprio durante la free agency) a dichiarare in segreto di voler essere ceduto, perchè vuole essere lui la stella della sua squadra e non vuole giocare con James. Non fa a tempo a finire la frase, che la dichiarazione rimbalza per tutti i siti web del mondo.

Gilbert deve affrettarsi a trovare un nuovo GM per gestire la cosa, ma sorprendentemente il suo tentativo di assoldare Chauncey Billups per una manciata di buoni pasto non va a buon fine.

Al momento i Cavs si trovano nella sgradevole situazione di dover per forza dare via, possibilmente entro i prossimi 2 mesi, un giocatore di grandissimo valore, per il quale però è improbabile riescano ad avere in cambio qualcosa di almeno equivalente. Il tutto mentre gli avvoltoi (non i derelitti Hawks, parlo di Celtics e Wizards) gli volano intorno sperando che sia la volta buona per superare il Re.

La domanda sorge spontanea:

Perchè?

In realtà era formulata in maniera un po’ meno urbana, ma tant’è …

Parliamo di un giocatore che a soli 25 anni di età ha già vinto un titolo, per altro direi abbastanza da protagonista, visto che ha messo il tiro della vittoria in gara 7 di finale dopo aver giocato delle ottime Finals e … fatto la storia.

LeBron alla fine di questa stagione sarà free agent, e probabilmente se ne andrà, magari per costruire non si sa dove la Banana Boat Squad (lui, Wade, Paul e Melo), e vedere come ultima sfida se riesce a portare al titolo anche un gruppo mal assortito di ex giocatori (va beh, diciamo 2 su 4).

Se invece LBJ dovesse decidere di restare (hai visto la sfiga, a volte?), avrebbe davanti altri 2-3 anni di finali insieme al giocatore più forte del mondo, per poi comunque ereditarne lo scettro in maniera graduale, quando lui sarà nel suo apice tecnico-fisico.

Diciamo che da Tantalo in poi si sono visti supplizi peggiori.

Ma è così brutta la vita alla corte del Re?

Indiana Pacers v Cleveland Cavaliers - Game One

Si tratta di avere a disposizione una regular season in cui fare un po’ quello che si vuole, dalla pesca d’altura all’uncinetto, fino, avendo voglia di impegnarsi un po’ di più, il capocannoniere o l’MVP della lega. Poi ad aprile, ma anche a maggio inoltrato, si sfilano con calma le ciabatte, si gioca qualche minuto di buona pallacanestro, e si stacca direttamente il biglietto per le finali (con buona pace di chi, in questo nostro comunque meraviglioso articolo, sosteneva il contrario). Certo, di là per i prossimi 2-3 anni ti trovi davanti la squadra più forte di tutti i tempi, e quindi non puoi vincere (la dea bendata ha già fatto straordinari e anche un po’ di lavoro minorile per assegnare a Cleveland il titolo dell’anno scorso, non si può chiederle di più), ma del resto non vinceresti nemmeno se a roster avessi il Grande Mazinga e Jeeg Robot D’acciao.

LeBron è una presenza ingombrante? Certo. Che sia il miglior giocatore dei Cavs (oltre che della lega), il Capitano, il fulcro di attacco e difesa, l’allenatore, il GM, il governatore dell’Ohio e che probabilmente il venerdì mattina lo trovi anche in Comune a Cleveland a rilasciare le carte di identità, non è in discussione.

Però, sempre visto dalla mia stanzetta umida a Milano, se dovessi scegliere tra giocare con un ingombrante James e un ingombrante, chessò, Bryant (com’è che mi vengono sempre in mente i Lakers?), credo che non avrei dubbi. Fra quelli che chiaramente appartengono ad un altro pianeta, LeBron è nettamente quello più altruista e disponibile. Il nostro Kobe, piuttosto che lasciare a Irving l’ultimo tiro di gara 7, gli avrebbe sparato in fronte davanti a 20.000 testimoni.

La solitudine

Lo dico sempre, ma perchè ci credo davvero.
Se sei arrivato nell’NBA è perchè hai un ego ipertrofico. Puoi anche essere Darko Milicic, ma se non sei intimamente certo che nel momento topico fra te e Jordan vinceresti tu, non arrivi nell’NBA.

Quindi posso provare a capire che Irving senta il bisogno di più palcoscenico. Ma a guardare bene, per fare cosa?

Prendere più tiri? Ne ha presi quasi 20 a partita, che in assoluto non sono pochi. Per dare un raffronto con qualcosa di insensato ed irreale: Westbrook ne ha presi 24. E comunque Irving ha tirato a partita quasi una volta più di LeBron, risultando il secondo miglior marcatore della squadra con uno scarto di 1 punto a partita.

Avere più visibilità con gli sponsor? La sua linea di scarpe della Nike è la più venduta dopo le Jordan e le LBJ.

2017 NBA Finals - Game Five

Fare quel ç@$$@ che gli pare e avere in mano tutti i possessi della squadra? Nei pochi minuti a partita in cui questo è successo in questa stagione, cioè quando James era brevemente in panchina e lui tirava tutto quello che gli passava tra le mani, i Cavs sono stati (rapportati su 100 possessi) la peggior squadra dell’NBA. Immagino che gli altri 29 GM stiano sbavando all’idea di dargli le chiavi di una squadra tutto da solo!

Irving è oggi, INSIDACABILMENTE il migliore della lega in un singolo fondamentale, ovvero l’1 vs 1 ad membrum: quando ogni gioco è rotto, il tempo sta scadendo e tu hai un bisogno dannato di uno che da solo e dal niente ti metta la palla in quel canestro non esiste giocatore migliore. Punto. Sugli altri aspetti del gioco, come passaggio, visione, comprensione, movimento senza palla andiamo dallo “scarso” al “tua madre dovrebbe essere in galera per quello che ha fatto”. Per la categoria “non esiste un bastone abbastanza duro da spezzarti sulla schiena” abbiamo invece la sua difesa. Un altro anno o due alla corte del Re, con modesta pressione addosso, potrebbero essere il tempo ideale per fare almeno una conoscenza formale di alcuni di questi fondamentali, il tutto mentre ci si toglie comunque qualche bella soddisfazione.

E’ vero, non ha scelto lui di giocare con James. I Cavs gli avevano appena rinnovato il contratto giurandogli eterna fedeltà e che “tutto questo sarà tuo”, poi suonano al citofono ed è LeBron che posa nuovamente il suo ingombrante deretano sul lago di Cleveland. Posso capire che non sia bello. Ma anche non andare mai ai Playoffs (zero minuti di post season giocati prima del ritorno del Re) non è che sia ‘sta meraviglia. E comunque questo (grosso) regalo che la sorte gli ha fatto, non è destinato a durare per sempre. E’ giovane, e avrà tutto il tempo per tornare in un triste, micragnoso e irrilevante anonimato tutto suo tra poco tempo, però con in tasca qualche finale in più.

Non ci vuole un genio per capirlo.

Ah già, questo è quello che pensa che la Terra sia piatta. 
Errore mio.

Vae Victis

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Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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