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Donovan Mitchell: una stella fuori dai radar

NCAA Basketball: North Florida at LouisvilleNome: Donovan

Cognome: Mitchell

Città di nascita: Greenwich, CO

Età: 21 (7 Settembre 1996)

College: Louisville Cardinals 

Altezza: 190 cm

Peso: 97 kg

Ruolo: Guardia

Draft 2017: 13^ scelta assoluta, Utah Jazz

Bio

1996, un sabato come gli altri, Donovan Mitchell, direttore delle relazioni con i giocatori dei New York Mets, è ad Atlanta, e sta vedendo i suoi Mets perdere la settantanovesima partita della loro stagione. Poco male se di lì a poco avrebbero chiuso la stagione con un rapporto vittorie/sconfitte di 71-91, quel 7 Settembre Donovan sta per diventare Donovan Senior, perché sta nascendo il loro primo figlio, che lui e mamma Nicole chiameranno Donovan, a Elmsford, piccolo paese della Westchester County, stato di New York. Donovan viene cresciuto lì, in campagna, in un paesino di nemmeno cinquemila anime, ma frequenta la Greenwich Country Day School, a Greenwich, in Connecticut. La passione per la palla a spicchi nasce subito, quando decide di giocare nell’AAU per The City and Riverside Hawks, poco fuori New York, ma a Donovan piace anche lo sport “di famiglia”, il baseball.

Alle superiori frequenta la Canterbury School a New Milford, sempre nel Connecticut, giocando sia a basket che a baseball, ma solo per due anni, perché gli ultimi due anni li passa alla Brewster Academy di Wolfeboro, nel New Hampshire, concentrandosi molto di più sulla pallacanestro, mossa che gli garantì più attenzione da parte dei coach universitari.

Sempre fuori dai riflettori, decide di accettare l’invito dell’università di Louisville. Sceglie il numero 45 in onore di Michael Jordan, perché onorarlo con la 23 era troppo scontato per Donovan. La sua stagione da freshman la passa più in panchina che in quintetto, solo 5 partite iniziate su 31 giocate. Chiude però col 44% dal campo, 7.5 punti per partita e un pessimo 25% dall’arco, pochino per una guardia. Dopo il primo anno di ambientamento al college, Donovan decide di fare sul serio e uscire dal cerchio dei giocatori “normali”. 33 partite in quintetto su 34, 15.6 punti, 5 rimbalzi e 2 rubate a partita, statistiche arricchite da un impressionante miglioramento dal tiro dall’arco, dal 25% al 35% in un solo anno, ma è ancora pochino, troppo poco per Mitchell. La stagione di Louisville arriva al torneo NCAA, ma finisce al secondo round contro Michigan, dopo comunque un dominio di Mitchell con 19 punti, 7 rimbalzi e 5 assist. Louisville però non è che avesse tante chances per giocarsela, anzi. Di premi collegiali non ne entrano molti in casa Mitchell, “solo” la nomina nel quintetto dell’Atlantic Coast Conference della stagione 2016-17, ma, come si suol dire, il meglio deve ancora venire.

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Dopo due anni in NCAA Donovan si sente pronto per il salto tra i grandi del basket, si dichiara eleggibile al draft NBA 2017. I primi nomi sono scontati, Fultz, Ball e Tatum, ma i Nuggets ottengono un’ottima tredicesima scelta, e sanno benissimo chi scegliere: Malik Monk! Ma viene scelto dagli Hornets, e allora si pensa a Luke Kennard, un Blue Devil, però Detroit arriva prima. E chi rimane adesso? “Vabbè, prendiamo questo Mitchell qua, tanto cerchiamo di rifilarlo a qualcuno per qualche altro giocatore un po’ più abituato a questi palcoscenici”, e così fu, Mitchell con la 13 ma spedito subito a Salt Lake City per la 24^ scelta dei Jazz e Trey Lyles. Non vorrei mai essere il GM di Denver oggi. E con questa scelta che ci faranno i Jazz? Tanta panchina e assaggi di vera pallacanestro ad alti livelli solo ogni tanto. O almeno, questo sarebbe dovuto essere il piano, perché Donovan ne ha iniziate dalla panchina solo 8, tutte le altre 71 (79 partite giocate su 82) le ha iniziate partendo dal quintetto. E mi pare anche la cosa più giusta del mondo, se ti segna 41 punti contro i Pelicans diventando il primo dai tempi di Blake Griffin a metterne 40 o più nella stagione da rookie non puoi lasciarlo in panchina. Di record infranti nella stagione da rookie ne ha infranti altri, come avere un plus/minus di +30 in una partita, diventando il settimo di sempre, per poi alzare l’asticella a +40, diventando il primo rookie a raggiungere questa quota. E inoltre ha sorpassato Karl Malone per ventelli alla prima stagione, raggiungendo quota 19 solo a Gennaio, con metà stagione ancora da giocare.

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Vince a mani bassissime lo Slam Dunk Contest e ottiene il premio di rookie del mese a Dicembre, Gennaio, Febbraio e Marzo/Aprile. La media punti a fine stagione, la sua prima, e sottolineo prima, stagione, è di oltre 20, e trascina gli ormai suoi Jazz ai playoff.

Scheda tecnica

Fisicamente c’è, e si sente, 208 centimetri di apertura delle braccia per “soli” 191 centimetri di altezza e 96 chilogrammi di peso fanno il loro effetto su altre point guard meno impostate fisicamente, e se a queste caratteristiche vengono sommate un’eccellente velocità e un body control fuori dal comune ci troviamo davanti a un giocatore di un’esplosività disarmante, chiedere ai giudici dello Slam Dunk Contest per conferme. Grazie alla sua velocità la transizione è una delle sue armi in più, che unite all’aggressività che ha verso il ferro si traducono in 2 punti assicurati, solitamente accompagnati da una schiacciata. Non è però uno di quei giocatori che spariscono fuori dal pitturato, possiede anche una grande abilità nel crearsi il tiro, ma anche nella ricezione seguita dal tiro, il cosiddetto catch and shoot. Riesce anche a gestire i pick and roll con notevole efficacia, soprattutto quando lo sfrutta per crearsi un tiro da fuori. Si è specializzato inoltre anche nel crearsi spazio tra lui e l’avversario, tramite qualche movimento di palleggio o step-back molto velenoso.

Non può avere però solo qualità. Tutti i giocatori, soprattutto se sono rookie, hanno dei difetti da migliorare. Dietro ogni creatore di tiri poco esperto si nasconde un giocatore che sbaglia spesso nelle scelte. Che segni tanto è ormai risaputo, però tira anche un po’ troppo il signor Mitchell, anche quando il tiro non è la scelta migliore. Questo difetto si manifesta sia fuori che dentro l’area pitturata, ma ci si può lavorare su. Come si può lavorare sul giocare facile e sul migliorare l’attacco da sinistra, sia da dentro che da fuori. Una caratteristica difficile da cambiare è lo staccare sempre a due piedi da terra, spettacolare sì, ma quando stai nel traffico come si risolve? Ultima nota, il tiro da 3, dal 25% al 35% al college, ma ancora non ci siamo Donovan.

In breve: Mezzi fisici eccellenti, ma bisogna giocare sempre nel modo più semplice possibile. Futuro roseo a dir poco, rookie dell’anno insieme a Simmons.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 19 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente matricola di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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