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De’Aaron Fox: Fears no one

deearon-fox-nba-rookie-sacramento-play-25b3d166-0c44-45e3-888f-6b30deedaabcNome: De’ Aaron Martez

Cognome: Fox

Città di nascita: New Orleans, LA

Età: 20 (20 Dicembre 1997)

College: Kentucky Wildcats

Altezza: 191 cm

Peso: 79 kg

Ruolo: Point guard

Draft 2017: 5^ scelta assoluta, Sacramento Kings

Bio

Non è un caso se torniamo in casa Kings per parlare del rookie di oggi. Non è assolutamente un caso, visto che di giovani il roster di Sacramento ne è pieno zeppo. Sono usciti dalla notte del draft con 4 prospetti veramente interessanti, più Bogdanovic, notable mention. Uno di questi lo abbiamo già trattato qualche tempo fa, parlo ovviamente di Justin Jackson, che in realtà è arrivato grazie a una trade, sempre nella notte del draft. Poi Frank Mason III come 34^ scelta, ergo al secondo turno, e salendo di posizioni, alla 20 hanno pescato Harry Giles, ala grande proveniente da Duke, classe 1998, e infine, alla 5, un play tanto atipico quanto interessante di 191 centimetri per 79 chilogrammi, classe 1997, proveniente dalla storica università di Kentucky: De’Aaron Fox.

Nato a New Orleans, in Louisiana, mostra subito un attaccamento alla pallacanestro quasi maniacale, tant’è che ai tempi delle superiori, alla Cypress Lakes High School, che sta in Texas – perché intanto la famiglia Fox, papà Aaron (coincidenza?), mamma Lorainne, il fratello Quentin e De’Aaron, si era trasferita in Texas -, si presentava alla palestra della scuola alle 6 del mattino, per allenarsi, o così testimonia il suo primo coach. Papà Aaron invece sostiene, e questo sembra più credibile, che avrebbe dormito quasi ogni notte sul divano per giocare a NBA 2K. Insomma, di giorno cestista, di notte cestista virtuale. E lo studio? Nessuno ne parla, teniamoci alla larga da questo campo. Fatto sta che, o videogiocando, o allenandosi duramente, o tutte e due, è passato da 22.4 punti a partita nell’anno da sophomore ai 31.3 in quello da senior, vincendo 3 titoli nazionali. Viene anche selezionato all’All-American Game del 2016, al Jordan Brand Classic e al Nike Hoop Summit. Pressioni ne abbiamo? Ovviamente. Viene considerato come migliore point guard a livello liceale di tutto il Texas, e il sesto miglior prospetto per l’NBA, stavolta a livello di Stati Uniti.

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Il 12 Novembre 2015, intanto, in diretta su ESPNU, sceglie il college. Le offerte più rilevanti sono state 4: Kansas, Louisville, LSU e Kentucky. La scelta? Kentucky Wildcats, alla corte di coach John Calipari, col numero 0. Sapete perché ha scelto proprio il numero 0? Zero è il numero delle persone di cui ha paura: “Fears no one” parole testuali. Tra le migliori prestazioni dell’unico anno da universitario per De’Aaron ci sono la tripla doppia da 14-11-10 il 28 Novembre contro Arizona State, che lo ha reso il secondo Wildcat nella storia di Kentucky a raggiungere tale traguardo dopo Chris Mills, i 27 punti nella vittoria su Arkansas, i 18 sempre contro Arkansas nel SEC Tournament, o i 19 al primo turno di NCAA Tournament nel derby contro Northern Kentucky University. Tra tutte queste prestazioni però ce n’è una da incorniciare, quella dei 39 contro la UCLA di Lonzo al round delle Sweet Sixteen. All’Elite Eight, però, poco da fare, North Carolina aveva piani ben definiti per quel torneo, vincerlo, e non avrebbe sicuramente fatto passare la squadra di Fox al turno successivo. Così è stato. Medie di fine stagione: 34 partite in quintetto su 36, 48% dal campo, 16.7-3.9-4.6, con 1.5 rubate a condire il tutto. Da 3? Ne parliamo dopo, segnate intanto 25%. Premi a fine stagione: primo quintetto della SEC, primo quintetto matricole della SEC, MVP del torneo SEC.

Next step, NBA. 5^ scelta assoluta al draft, un sogno per De’Aaron. Nella Summer League gioca 4 partite, 12 punt, 3 assist e 2 rubate a partita, su 21 di media. Il debutto in regular season non si fa aspettare, 18 Ottobre, la prima dei Kings in stagione, 14-5-4, 3 rubate e +24 con lui in campo nella sconfitta per 105-100 contro i Rockets di Paul e Harden. Le attuali medie del ragazzo sono 11 punti, 2.6 rimbalzi e 4.2 assist di media, con il 41% dal campo e il 36% da 3, il tutto in 26.8 minuti di media a partita, con la maggior parte delle partite iniziate dal quintetto di partenza.

Scheda tecnica

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Atletico, veloce, agile, cosa vogliamo di più? Ogni tanto quando parte in contropiede viene scambiato per un proiettile. L’abilità che ha nel concludere con un sottomano, o più in generale attaccare il ferro, ma anche cambiare passo, è impressionante, l’aggressività e la voglia non gli mancano affatto. Riesce a coniugare infatti velocità e agilità con una notevole naturalezza, riesce anche a chiudere in alley-oop i passaggi dei compagni. Combo velocità-agilità che non dimostra solo in coast to coast, ma anche nel dribbling nel traffico. Per quanto riguarda poi la creatività nella metà campo offensiva, chiudiamo tutto, riesce a bersi i difensori con le sue esitazioni, gli stessi cambi di velocità, i cambi mano a velocità luce e al primo passo che bisogna registrarlo in slow-mo per vederlo. Inoltre è dotato di mano morbidissima in floater e in mid-range in generale, e di versatilità nel pick and roll, oltre all’isolamento. Il pick and roll, che migliora costantemente, lo rende anche un playmaker mediamente affidabile, se aggiungiamo anche le sole 2.3 palle perse a partita. Vero, siamo a soli 4 assist di media, ma il duro lavoro è di casa in casa Fox.

Per quanto riguarda i punti deboli. Il tiro da 3 è da migliorare assolutamente, da aggiustare, se non ricostruire. Al college 25% era veramente, veramente poco, e una point guard non puo’ non avere il tiro da 3 nel suo repertorio, soprattutto in NBA. Passi il college, ma in The League no, anche perché le difese possono farti impazzire nel giocarti contro, costringendoti al tiro dall’arco. Spezzo una lancia in suo favore, sta migliorando in questo fondamentale, tiene il 36% in NBA, pochino, ma un passo per volta. Altra pecca che è emersa dal college è la sua politica nelle scelte, si incaponiva per chiudere in uno contro uno piuttosto che servire un compagno, magari libero. Anche questo è un aspetto da migliorare, giocare da solo non giova né al giocatore, né alla squadra. Per la difesa c’è ancora da lavorare, le basi ci sono, mani veloci e senso della posizione sono fondamentali che non tutti hanno, ma tocca mettere su massa. Altra lancia in suo favore, è passato dai 75 chili scarsi agli 80 in NBA, bene, ma non il top.

Un giudizio? E va bene.

Essere un proiettile non è da tutti, anzi. Ma meglio esserlo di una calibro 9 o di una 44? E poi i proiettili la testa non la tengono neanche bassa, perciò serviamoli i compagni.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 19 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente matricola di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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