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C’è un nuovo Leprechaun in città: valutazione semi-seria dello scambio Cleveland-Boston

Solo una settimana fa decantavo le immense doti intellettive di Kyrie Irving, e ora me lo ritrovo qui tra i … giocatori a roster nella mia Boston.

Il primo problema sarà spiegare a mio figlio piccolo, fan sfegatato di Isaiah Thomas, che quella maglia numero 4 biancoverde che aveva finalmente avuto oggi non esiste più.

Assolti i doveri paterni, dovrò poi cercare di capire per Cleveland e soprattutto per Boston cosa vorrà dire questo scambio.

Cleveland: meglio di così…!

Le argute dichiarazioni di Irving avevano lasciato i Cavs un po’ come chi va in bagno in casa d’altri e finisce la carta igienica: una situazione delicata, da risolvere in fretta e che sai che difficilmente finirà bene.

E invece Koby (sarà il nome che ci ha portato s§ig@?) Altman, il neo assunto GM dei Cavs, proprio nell’ora più buia, tira fuori un capolavoro e con un cerchiobottismo degno del miglior Andreotti riesce a salvare capra e cavoli con una mossa sola.

La ricca contropartita per la sua bizzosa star infatti gli permette sia di restare competitivo per quella che con ogni probabilità sarà l’ultima corsa del Re in maglia vinaccia, sia di prepararsi un futuro roseo in caso di ricostruzione.

Thomas è un giocatore con molte similitudini (nel bene e nel male) con Irving: può crearsi il tiro da solo, può andare al ferro come tirare da fuori, triplista buono sugli scarichi, difensore imbarazzante. Questo vuole dire che l’adattamento che i Cavs dovranno fare al loro gioco per incorporare il nuovo arrivato non sarà enorme. I principali problemi che vedo:

1)      In difesa la coperta sarà ancora più corta, perchè all’imperizia difensiva e alla scarsa attitudine che i due condividono si sommano anche gli evidenti limiti fisici del play da Seattle, che renderanno il lavoro di adattamento in copertura ancora più arduo per i nuovi compagni

2)      In attacco Thomas è solista buono, ma non eccellente come Irving: per essere messo nelle condizioni di rendere, l’attacco deve lavorare per lui, come ha fatto magistralmente lo scorso anno a Boston. Questo sicuramente non accadrà a Cleveland, ma d’altro canto ci sarà almeno un (UN!) ben miglior passatore a dargli la palla e a calamitare le attenzioni della difesa

3)      Thomas si sposata a Cleveland dopo un’annata da 30 punti a partita, ha voglia di vendetta e di dimostrare a Boston che ha sbagliato a non puntare su di lui, ed è nel suo contract year: tutte indicazioni che probabilmente non scenderà in campo in Ohio con il mindset del “la tocco piano”. La chimica di squadra potrebbe risentirne

4)      Bisognerà gestire la co-esistenza con il neo acquisito Derrick Rose, che se a fianco a Irving avrebbe potuto giocare almeno sporadicamente, a fianco a Thomas direi che non si può immaginare, sia per il bisogno di avere la palla in mano, sia per l’inconsistenza difensiva

IT4 sarà “in prestito” a Cleveland per una sola stagione (per altro all’insulsa cifra di 8mln), poi sarà free-agent: l’ideale per i Cavs per avere una squadra da finale anche quest’anno, ma non avere vincoli per il prossimo, nel caso il Re scegliesse altra destinazione e bisognasse ricostruire. Se poi si volesse ricostruire con Thomas, ci sarebbe spazio per il max che chiede. L’unico vero caso complicato sarebbe quello (che mi sembra molto improbabile) di LeBron che resta e che chiede di riconfermare Thomas.crowder_james

Ma vediamo anche gli altri pezzi che arrivano con la trade.

Zizic è un centrone croato di belle speranze. Non se ne sa molto di più (a livello NBA). Costa poco, è un buon prospetto (anche se per una tipologia di giocatore oggi poco interessante) e può tornare utile in caso di rifondazione.

Sempre in tema rifondazione è interessante il piatto forte della trade, ovvero la concupitissima scelta dei Nets 2018: è quasi impossibile che esca dalle prime 5, quindi qualcosa di buono per il futuro dovrebbe arrivare. Se poi fosse (come oggi appare probabile) una numero 1 …

Infine c’è Jae Crowder: il giocatore è meraviglioso, e sono disperato all’idea che non sarà più in maglia biancoverde. Il prototipo del 3&D moderno, mastino che può giocare in 3 ruoli, tira bene da 3, si muove senza palla e non rompe le scatole per essere protagonista. 2 anni fa si parlava di lui come possibile partecipante per l’ASG, può essere un utilissimo giocatore da quintetto a ogni livello, compreso quello di una contender. E in più gioca per 4 noccioline (contratto che dura ancora 3 anni per 7mln l’anno, il miglior contratto dell’NBA in assoluto?).

In realtà però a Cleveland trovo che non sia un fit eccezionale: lo spot di 3 lo considererei abbastanza chiuso (J), mentre come 4 c’è Love. L’idea di spostare Love in 5 per far posto a Crowder toglierebbe dal campo Thompson, ma tutti sappiamo che i Cavs non possono assolutamente fare a meno dei suoi rimbalzi e della sua difesa, e che Love da 5 (al di là di qualche minuto incoraggiante nelle ultime finali) non può essere una soluzione praticata troppo a lungo. Quindi o si decide di far giocare Jae da 2 al posto di Smith (può farlo come arma tattica per qualche minuto, ma non per tutta una partita, anche perchè il suo miglior utilizzo è chiaramente con 4 tattico), oppure farlo uscire dalla panchina. Questo rappresenta certo un upgrade rispetto a Richard Jefferson (che è ancora abbastanza arzillo, ma quest’anno compie 112 anni, e comincia a dare qualche segno di usura), ma vuol dire sottoutilizzare una risorsa di alto livello.

Il suo valore per Cleveland quindi lo vedo quest’anno solo se fanno una trade per Love, oppure dal prossimo, in ottica di ricostruzione, come preziosissima merce di scambio.

Valutazione sintetica: trade CLA-MO-RO-SA! Sono un po’ meno forti dello scorso anno (anche se i principali pregi e difetti della squadra restano grossomodo gli stessi), ma in realtà il paragone non va fatto con quello scenario, che dopo le dichiarazioni di Irving non esisteva già più. Sono passati dall’armageddon ad una situazione che rende accettabile l’oggi (le Finals sono meno sicure, ma comunque abbondantemente in vista) e soprattutto costruisce un possibile brillante futuro.NBA: Boston Celtics-Brad Stevens-Press Conference

Boston: la fredda analisi

In prima battuta, non bene. La sensazione di insoddisfazione latente credo che possa essere avvertita da qualsiasi tifoso biancoverde, e questo è un indicatore importante. In realtà però questa trade va analizzata di diversi punti di vista (ne evidenzio di seguito 3), e per ognuno di questi va data una valutazione, che come vedrete avrà segni piuttosto diversi.

1)      La migliore delle trade possibili?

Vista l’insensata quantità di asset di pregio a disposizione di Danny Ainge, negli ultimi 2 anni i C’s sono stati chiamati in causa come possibile acquirente per OGNI giocatore in procinto di essere scambiato.

Posto che qui siamo in pieno territorio da Fanta-GM (non possiamo sapere né cosa Boston abbia realmente offerto in ognuna di queste negoziazioni, né se la controparte avrebbe accettato quanto alla fine offerto a Cleveland), credo sia plausibile che offrendo Thomas, Crowder, il pick dei Nets e Zizic, i Celtics avrebbero potuto ottenere ognuno dei giocatori in movimento.

Parliamo di DeMarcus Cousins, Paul George, Jimmy Butler e Chris Paul (quest’ultimo era free agent, anche se tecnicamente si è mosso con una trade, quindi avrebbe anche potuto rifiutare lui la destinazione Boston, a onor del vero). Cousins e George avevano contratti più brevi di Irving, quindi questo ne fa ovviamente scendere il valore come contropartita, però credo che siamo tutti d’accordo che, sia in valore assoluto, che a maggior ragione come fit per i Celtics, uno qualunque di questi sarebbe stato meglio di Irving. Rimane quindi oscuro perchè il biondo abbia tenuto duro in tutte queste trattative per poi sbragare in quest’ultima.

Se a questo aggiungete che verso fine giugno, nei deliri di chissà quale droga zen, Phil Jackson (dall’alto della sua onnipotenza ed incapacità) sarebbe FORSE stato disponibile a scambiare PorzinGod per tutto questo ben di Dio, capite bene che Ainge ha fatto la peggiore delle trades (probabilmente) possibili.

Voto: 6

2)      Win-Win deal?

In ogni trade ci si chiede chi abbia vinto e chi abbia perso. In questa è evidente che c’è un vincitore, e non ha la maglia biancoverde. E questo è vero valutando il valore (tecnico, prospettico, di durata e importo dei contratti) di quanto esce e quanto entra, ma soprattutto valutando le condizioni di partenza.

Cleveland NON POTEVA non fare una trade. E volendo avere una qualche chance di avere una buona stagione, NON POTEVA non farla ADESSO (giocare fino a febbraio con un Irving scontento, e poi cambiarlo in corsa a 2 mesi dai Playoffs avrebbe compromesso molte delle possibilità dei Cavs su questa stagione, e quindi anche ogni pensiero di trattenere James a luglio). Quindi chiunque si sedesse al tavolo con Cleveland sapeva di avere una posizione di forza, e che quanto messo sul tavolo dai Cavs valesse meno del suo valore reale.

Dall’altra parte Boston non aveva nessuna necessità di fare una trade in assoluto, e di certo non di farla adesso: lo scorso anno è arrivata prima a est, è tornata in finale di conference, ha un mare di prime scelte alte nel prossimo draft, un roster pieno di buoni giocatori con contratti accettabili, 4 giocatori giovani con ottime prospettive (Brown, Tatum, Smart e Rozier), un allenatore che tutti le invidiano, e ha firmato 2 dei più ambiti free agents delle ultime 2 estati. Insomma un futuro radioso e un presente notevole che ha scarso interesse a migliorare subito, visto che comunque con i Warriors per ora non si negozia.

Questo vuole dire che, pur al netto dell’effetto “gli asset dei C’s valgono meno perchè ne hanno così tanti”, Boston avrebbe potuto (dovuto?) cominciare la trattativa da una posizione di forza, e quindi poter chiudere lasciando ai Cavs meno di quanto poi effettivamente accordato. Poteva essere accettabile cedere Thomas più Crowder o Thomas più la scelta dei Nets (in entrambi i casi più roba varia di minor valore pareggiare i salari), di certo non dare via tutti e 3 questi assets pregiati più per sovramercato pure Zizic.

Voto: 3

3)      Ma Boston è più forte di prima o no?

Già. Perchè alla fine sapere cosa hai lasciato sul tavolo in precedenza o se il tuo compagno di trade ci abbia guadagnato più o meno di te è importante fino ad un certo punto, rispetto al fatto che tu alla fine sia meglio o peggio di come eri prima della trade. E questa valutazione, forse un po’ spuria, ma utile per non fare solo pura accademia, va fatta tenendo conto del fit di Irving non nella squadra dello scorso anno, ma in quella di quest’anno, che ha in più Hayward, Tatum, Morris, e in meno Bradley, Crowder, Olynyk, Johnson. Che tradotto terra terra vuol dire: “ma che ce la giochiamo ‘sta finale quest’anno?”

Credo che il quintetto base di Stevens sarà: Irving, Smart, Hayward, Morris, Horford, mentre la rotazione vera (al di là di comparsate) dovrebbe estendersi a Rozier, Brown, Tatum, Baynes. I primi 3 poi saranno probabilmente oggetto di rotazioni vorticose con i 5 titolari per inseguire le visioni tattiche e di mismatches di Stevens a seconda del momento della partita. Questo gruppo ha da rinnovare nel breve (i prossimi 3 anni) il solo Smart, ha diversi contratti di giocatori importanti ad importi contenuti (Tatum, Brown, Rozier, Morris) e nel prossimo anno avrà un mare di prime e seconde scelte, di cui il pezzo più pregiato sarà quella avuta nello scambio per Fultz, che sarà tra la 2 e la 5, oppure comunque un’ottima scelta l’anno successivo.

Posto che Hayward è una simpatica CILIEGIONA sulla torta, che è fortissimo e che comunque andrà bene, ma che è di fatto un’aggiunta (o con una grossolana approssimazione possiamo dire che è arrivato in cambio di Bradley, quindi comunque un corposo upgrade), facciamo il bilancino dello switch di Thomas-Crowder con Irving-Morris.james_irving

Per valutare l’arrivo di Irving bisogna dipingere 2 scenari (scusate lo schematismo, ma rimango un ingegnere…):

Scenario 1: Irving resta tale e quale a ora

… Cioè un iradiddio di giocatore di uno contro uno, un robusto tiratore da tre (soprattutto dal palleggio, ma non male anche sugli scarichi) e semplicemente il miglior slasher della lega. Difesa sempre sotto il livello dell’imbarazzo.

In questo caso avremo in attacco un giocatore dall’impatto molto simile a Thomas (alcuni schemi potrebbe ereditarli tali e quali), forse richiedendo meno sbilanciamento dei compagni per potersi creare i propri tiri, e sicuramente una maggior affidabilità su quei 5-6 possessi che ti cambiano una stagione, perchè se Thomas con un raddoppio su un possesso chiave lo fermavi (a meno che non riuscisse a splittare il raddoppio), Irving non lo fermi nemmeno se gliene mandi addosso 3.

In difesa, il blocco per creare il cambio e portare il proprio miglior attaccante ad avere Irving come difensore resterà la base di ogni attacco contro i Celtics, però potrebbe essere meno esiziale: posta la scarsa voglia di entrambi su questo fondamentale, Thomas anche volendo NON PUO’ difendere su uno scorer medio NBA per limiti fisici. Irving invece può farlo (almeno quando conta e quando ha voglia), come ha dimostrato ad esempio in finale (prima di rompersi) 2 anni fa contro Curry.

Quindi diciamo leggero vantaggio per Irving, anche se la sostanza non cambia.

Scenario 2: Kyrie vede la luce

Sì. Perchè in questi anni Ainge è sembrato un genio per aver portato a Beantown un mare di giocatori snobbati da tutti, che poi magicamente sono diventati dei fenomeni (Thomas, Crowder, Smart, Jerebko, solo per citarne alcuni). Ecco, grande occhio di Ainge, ma anche il fatto che Stevens riesce a tirare fuori il meglio del meglio da quello che ha a disposizione. L’acume non sembra la dote principale di Irving, e tutta la questione della richiesta di trade non depone a favore della maturità del personaggio, però Stevens fa più magie di Gandalf, e magari riesce a fare il miracolo anche qui, trasformando un fenomeno da baraccone che fin qui si è mostrato (MOLTO) utile solo quando può sbucare a tratti da sotto l’ala protettiva di LeBron (dalla quale lui sapidamente non vede l’ora di uscire…) in un giocatore vero che cambi le sorti di una franchigia. L’improvement più clamoroso è ovviamente quello difensivo: come ha dimostrato Curry, anche il meno dotato dei difensori può diventare quasi accettabile se gioca con testa e impegno.

In attacco invece si tratta di capire come mettere a servizio della squadra le proprie immani e indiscusse capacità (ovvero esattamente il contrario di quanto Kyrie ha programmaticamente detto di voler fare lasciando Cleveland). L’attacco di Boston sarà inarrestabile se la palla sarà gestita principalmente da Hayward e se tutta la squadra giocherà come un collettivo (con Hayward e soprattutto Irving a poter uscire dallo spartito in alcune occasioni). Quello che Irving potrebbe avere in più rispetto alla situazione in Ohio è il fatto di essere (in spogliatoio e davanti ai media) il maschio Alfa del gruppo.

Questo (a meno che Smart non gli mangi il cuore, … crudo) potrebbe anche accadere, vista la moderata propensione di Hayward e Horford ad essere “personaggi”, anche se comunque il vero maschio Alfa del gruppo è uno e uno solo, siede in panca e ha la faccia da bravo bambino con la riga di lato.

C’è poi ovviamente l’aspetto contrattuale: Irving è sotto contratto a cifre di saldo (19mln all’anno per un giocatore così oggi è un metà prezzo!) per i prossimi 3 anni, mentre Thomas quest’estate avrebbe comandato un quinquennale da 200mln complessivi, cifra che avrebbe inchiodato a questo roster i Celtics per sempre. Infine Irving, con i suoi 25 anni contro i 28 di Thomas è molto più allineato alle tempistiche di fioritura del resto della squadra.

Riguardo invece al passaggio da Crowder a Morris, ovviamente il cambio è peggiorativo, ma potrebbe non essere particolarmente influente nel nuovo contesto. Morris può fungere da finto starter, portare esperienza (vorrei dire saggezza, ma non esageriamo) e dare più o meno le cose che dava Crowder (difesa nelle 2 posizioni di ala, tiro da tre, relativamente bassa dose di problemi e richieste di tocchi), anche se in dosi minori. Quest’anno però il suo spot di 3 titolare sarà ovviamente appannaggio di Hayward, quindi lui avrebbe dovuto shiftare in 4 o (meno probabilmente) in 2. Avrebbe inoltre dovuto lottare per i propri minuti con l’astro emergente della squadra, Jaylen Brown, che gioca esattamente nello stesso ruolo e con caratteristiche simili, e anche con Tatum (almeno per le posizioni di 3 e 4). Quindi avrebbe comunque giocato meno e avuto un ruolo meno determinante: avere una sua versione “light” non sembra quindi così grave, sempre che Tatum e Brown confermino le loro promesse.

Contrattualmente poco cambia, Morris ha un anno di contratto in meno, ma costa anche 5mln all’anno invece di 7. Entrambi hanno 27 anni.

Quindi nello scenario 1 Boston è leggermente migliore dello scorso anno, ma sempre sotto (di poco) alla “nuova” Cleveland.

Nello scenario 2 è significativamente migliore di un anno fa e, a meno di una prestazione eroica e senza senso di LBJ, destinata alle Finals. Dove potrà essere maltrattata a piacere dai Dubs, ma l’esperienza serve sempre.

In entrambi i casi è riuscita a migliorare qualitativamente la squadra rinunciando a giocatori (Thomas e Bradley) che non avrebbe comunque potuto tenere fra un anno, a meno di legarsi mani e piedi sforando il cap e a mettere insieme un nucleo che sarà stabile ed economicamente sostenibile per i prossimi 3 anni, durante i quali Stevens potrà plasmarli al meglio per poter essere pronti a combattere per l’anello quando il mostro/salary cap rallenterà la corsa dei Warriors.

Tra l’altro in questa nuova prospettiva, anche la rinuncia a Fultz per Tatum e una prima scelta assume tutto un altro senso.

Voto: 7,5Jaylen Brown

Conclusioni

Complimenti a Cleveland, che riesce a confermarsi contender per le finali non ostante una botta dalla quale poteva non rialzarsi più. Sono peggio dell’anno scorso, ma si passa sempre dal Lago per andare in finale a est.

Mi prendo solo un attimo (tanto fin qui sono stato abbastanza conciso …) per augurare a Thomas tutto il meglio (pur che non includa la vittoria in finale di Conference contro Boston) e per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto e che rappresenta. Lottare contro il mondo per dimostrare di potercela fare, arrivare in NBA dalla porta di servizio (ultima scelta del secondo giro) e poi risalire fino ad arrivare a farne 30 a partita dall’alto dei tuoi 175 centimetri (ad essere generosi) è qualcosa che puoi fare solo se hai dentro qualcosa di speciale. E, cosa che ai miei occhi lo rende ancora più speciale, è il fatto che abbia accettato l’anno scorso di lavorare ancora su se stesso, di crescere (…), di imparare, di ascoltare il suo coach e fare evolvere il proprio gioco a un altro livello. La rabbia, la voglia lo hanno portato nell’NBA, ma è stata la sua testa a portarlo in cima.

Grazie di tutto.

Guardando invece l’altra metà del cielo, come ho provato a spiegare, secondo me questa trade non è stata un capolavoro (al pari di altre a cui Ainge ci aveva abituato), ma è stato un altro (piccolo) passo verso il ritorno in vetta. Credo che il beneficio più grande che Ainge ha portato con questa trade sia l’aver dato a Stevens un gruppo stabile su cui mettere le mani per farlo crescere insieme.

L’unico aspetto veramente poco incoraggiante: il futuro è sicuramente roseo, ma il fatto che diventi dorato dipende in buona parte dalle capacità di maturazione mentale (prima ancora che tecnica) di Kyrie Irving.

A beatiful mind.

Ancora lui.

Vae Victis

Carlo Torriani

Carlo Torriani

Colpito a tradimento dal virus della palla arancione nel lontano ’92, quando sono rimasto folgorato vedendo giocare il ragioniere di Spokane (John Stockton, per chi colpevolmente non lo sapesse), da allora non sono più riuscito a disintossicarmi, e sono diventato un NBA addicted. Mi diletto maniacalmente anche nella pallacanestro giocata, con risultati che di rado superano la soglia del dilettantismo spinto. Ah, ho anche un lavoro vero (per quanto lo possa essere un’occupazione nell’informatica), ma quello è meno interessante... Sposato e con 2 figli, il primo già sapientemente instradato sulla via della palla cesto.

 

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