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Ben Simmons: Erede al trono

20150329_mcdaag_closed_practice_ben_simmons_1 Nome: Benjamin, “Ben”

Cognome: Simmons

Città di nascita: Melbourne, Australia

Età: 21 (20 Luglio 1996)

College: LSU

Altezza: 208 cm

Peso: 104 kg

Ruolo: Ala piccola, ma anche negli altri 4 se la cava benino

Draft 2016: 1^ scelta assoluta, Philadelphia 76ers

Bio

“Heir to the throne”, nella nostra lingua “Erede al trono”, così si espresse Sports Illustrated su Ben Simmons, oltre a qualche inserto su “future promesse” del draft, su cui, aggiungo, hanno anche preso, Jayson Tatum su tutti. Torniamo però al fulcro della storia, Erede al trono. Sono sempre molto scettico per quanto riguarda certi, molti in realtà, paragoni che vengono fatti tra giocatori, specialmente tra campioni affermati e rookies che hanno ancora tutto da dimostrare. Mi rendo anche conto che vederlo giocare e trattenersi dal dare certi giudizi, è veramente complicato. Però gli americani sono nati per esagerare e lo sappiamo. Torniamo a Benjamin. Nato da papà Dave, che in pochi ricorderanno per essere stato giocatore di college a Oklahoma City University e professionista con i Melbourne Tigers, e mamma Julie, che prima di incontrarsi con Dave era già divorziata e con 4 figli sul groppone, nacque a Melbourne ma quando aveva 18 mesi la grande famiglia si trasferì a Newcastle, New South Wales, perchè il padre allenava la squadra di quella città. Lì conobbe anche altri sport, come il rugby, che praticò per un periodo. A 10 anni tornarono a Melbourne e Ben cominciò a fare sul serio con la palla a spicchi, giocando con le giovanili della Knox Raiders, ma fece la conoscenza dell’Australian Football, che praticò, e con cui vinse anche alcuni premi a livello giovanile. A 14 anni si trovò di fronte a un bivio, continuare con la pallacanestro o col Football australiano. Fece la scelta giusta. Nel 2012 fu chiamato negli States a partecipare all’All American camp per i giovani prospetti. Fu convocato, sempre in quell’anno, dalla nazionale australiana under 17 per il mondiale in Lituania, dove vinse la medaglia d’argento. Secondi solo agli Stati Uniti di Okafor, MVP della competizione, in quella nazionale si distinse, oltre a Ben, anche Dante Exum. La sua potenza atletica lo constrinse a finire le superiori proprio in America, alla Montverde Academy in Florida. Nell’anno da junior chiuse la stagione a 18.5-9.8-2.7, trascinando la squadra a un record di 28-0 e vincendo il torneo nazionale, dove fece registrare in finale una prestazione da 24-12, con vittoria dell’MVP. L’anno seguente, statistiche un tantino migliori: 28 punti, 11.9 rimbalzi, 4 assist e 2.6 rubate a partita. 24 doppie doppie in 29 partite e 70.7% dal campo. Cominciano ad arrivare le lettere, anche perchè diventa anche All-American e vincitore del Naismith Prep Player of the Year, ma lui decide di accettare la chiamata di LSU, che a quanto pare è un’università americana. Arriva il college, ma le sue aspettative non sono altissime, lui pensa, giustamente, già ai piani alti, lui vuole l’NBA, ecco perchè ha scelto LSU, meno pressioni rispetto a college blasonati come Duke, Kansas o Kentucky. In effetti, il record di squadra nel suo primo, ed unico, anno di college, parla chiaro, 18-13. Per quanto riguarda i premi personali, però, si susseguono a cascata. First Team della Southeastern Conference e giocatore dell’anno, oltre ad essere inserito tra i freshmen più importanti della conference, neanche a dirlo. Le statistiche segnano: 19.2 punti, 11.8 rimbalzi, 4.8 assist, 2 rubate e 0.8 stoppate a partita, giocatore totale.

Draft moment, c’è bisogno di specificare con quale è stato scelto, e soprattutto da chi è stato scelto? E diciamolo, prima scelta assoluta del primo turno dai Philadelphia 76ers. I Sixers di Hink…No! Di Colangelo. Giusto il tempo di farsi notare con sei gare di Summer League, 11-8-5 di media, che la maledizione dei Sixers si avventa su di lui, metatarso, il quinto per la precisione, del piede destro che fa crack e Out! Mesi di stop stimati per il recupero: 3. Mesi effettivi per il recupero: tutta la stagione. Poco male, se quel tempo se l’è preso per dimostrarci quello che sta facendo in questa stagione, anche un anno e mezzo sarebbe potuto rimanere fermo. A metà stagione sta viaggiando con queste medie: 16.6 punti, 7.9 rimbalzi e 7.4 assist a partita, 53% dal campo, giudicate voi. E tra l’altro non che sia l’unico ai Sixers a fare numeri del genere, c’è anche Embiid. E Saric. E tra non si sa quanto anche Fultz.

Scheda tecnica

Leviamoci subito il pensiero dei difetti, che tanto son pochini. Punto primo, il tiro. Male, male, malissimo. Tiri tentati in stagione dall’arco dei 3 punti: 10, tiri a segno dall’arco dei 3 punti: 0. Va dal 74% dal pitturato allo 0% da 3, ovviamente a calare. Ben questo non può assolutamente permetterselo, non è solo un limite tecnico, sta diventando anche un fattore mentale secondo me, “Non sono capace, da dentro sono un fenomeno… non tiro”. È un male pensare così, le uniche cose che deve fare Simmons per costruirsi il tiro sono: tirare in partita, tirare in allenamento. Col tempo tutto arriverà, si spera.

Ora ci possiamo sbizzarrire sui punti di forza, è un fenomeno, in tutti i campi del gioco. I 16 punti di media a partita non sono pochi e non gli si può dire di non essere un realizzatore, quei 16 punti sembrano pochi, ma dobbiamo fare un salto a controllare la voce assist: 7 abbondanti. Questo vuol dire che in una partita media, Ben fa 16/17 punti e 7/8 assist, e non sto contando i rimbalzi. Dovessero essere quegli assist tutti per giocatori che segnano da 2 punti, e non è così, vuol dire che crea punti per un minimo di 30 e per un massimo di 33 punti in media a partita. Adesso, meglio uno che ne fa 35 da solo con zero assist o uno che fa 15 punti e 8 rimbalzi? Punti di vista. Questo discorso mi porta subito a parlare del suo incredibilmente smisurato QI cestistico e della sua sconfinata visione di gioco. 7/8 assist di media a partita, tra le ali piccole, non li fa nessuno, a parte LeBron, che stacca a 9. È il secondo 3 con più assist a partita, segue Durant a 5.6. Che poi 3, Simmons può benissimo giocare in tutti i ruoli, senza essere condizionato dal suo fisico, che in teoria lo renderebbe inadatto a ricoprire il ruolo da playmaker, ma evidentemente non è così. Superando la parte punti/assist, andiamo ai rimbalzi, 8 a partita, terza ala piccola anche qua, dopo Antetokounmpo e LeBron. Ah un altro piccolo particolare, deve fare ancora 22 anni, ma non ditelo a nessuno, ha una maturità, non esclusivamente cestistica, superiore non solo ai suoi pari età, ma anche a molti over 30.

Considerabile l’erede al trono di LeBron? Tra un anno ve lo dico.

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Francesco Cavallo

Francesco Cavallo

Francesco Cavallo, 19 anni, Roma. Ex-studente di liceo classico, attualmente matricola di Informatica alla Sapienza. Non tifo nessuna squadra, ma mi piace vedere il bel gioco. Amore platonico per LeBron James, per il playmaking e per i passaggi di Jason Williams. Citazioni preferite: "Limits, like fears, are often just an illusion" e "Il grande attacco dà spettacolo e porta tifosi al palazzetto, ma la grande difesa fa vincere i campionati"

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