Lew Alcindor John Wooden

Attacco UCLA: nel mito del Gioco

Torniamo con X&O dopo un’assenza prolungata e solo in parte giustificata dall’impegno profuso dal sottoscritto e dalla redazione al seguito di playoffs e NBA Finals. Per farmi perdonare ho scelto di anticipare ad oggi un argomento tra i più noti, ma proprio per questo fondamentale nei playbooks di ogni allenatore americano e non: l’Attacco UCLA.

E’ risaputo, e altrimenti si capisce subito dal nome per quei due o tre che non lo sapessero, che il sistema prende il nome dall’università californiana che Coach John Wooden ha portato di diritto sull’Olimpo del gioco, grazie anche alla presenza di centri dominanti come Lew Alcindor prima e Bill Walton poi.

A livello NBA è stata sfruttata a più non posso la fase iniziale del gioco inventato dal “Mago di Westwood”, ovvero la così detta Partenza UCLA. In particolar modo quella utilizzata dagli Utah Jazz per tutto il tempo in cui hanno avuto Stockton e Malone nel proprio roster, sotto la guida di Coach Sloan, è la più famosa tra i Pro. Oggi vediamo qualche applicazione dove sarà facile rivivere le giocate del duo di Salt Lake City ma non solo, proprio perchè questo attacco si presta ad innumerevoli interpretazioni e rivisitazioni.

Point-Guard Cut

01Il set-up iniziale prevede uno schieramento diverso dal classico 2-2-1 che molti altri sistemi offensivi hanno utilizzato nella storia del Gioco, dal Triangolo a tantissimi altri. 1 è la point-guard (playmaker nel gergo italiano) e porta palla lungo la fascia centrale del campo. I due esterni (2 e 3) si appostano al prolungamento della linea di tiro libero mentre 4 e 5, i due lunghi, giocano sulle tacche in posizione di post basso. Il passaggio di apertura di 1 a 2 o a 3 determina lo sviluppo successivo del gioco. Nel diagramma 1 passa a 2 e 4 (il lungo sul lato forte) sale per portare un blocco all’altezza del gomito.
02Sul lato debole 3 (ovvero l’esterno che non ha ricevuto il passaggio di apertura) scende in post e si affianca a 5 per formare un blocco stack. 1 taglia sul blocco di 4 (interno o esterno) e può ricevere da 2 per una conclusione in entrata.
03Dopo il taglio di 1, e se questi non riceve palla, 4 può portare un blocco per due e giocare con lui un pick’n'roll avendo tutto il quarto di campo disponibile. Nell’esempio invece si apre in “punta” dove riceve palla dalla guardia. 1 taglia attorno allo stack formato da 3 e 5 e può ricevere per un comodo arresto e tiro o, tagliando a ricciolo, per un’entrata in palleggio. Dopo il blocco 3 taglia l’area e si posiziona in angolo sul lato debole.

Opzione per il post

04In questo diagramma, dopo una partenza identica a quella vista in precedenza vediamo come 1 dopo il suo taglio non sfrutti lo stack per uscire libero sul lato debole ma porti un blocco (specialità, tra le tante, dello Stockton…) per 5. Il lungo sfrutterà questo blocco per tagliare l’area, prendere posizione in post basso e ricevere da 2. Qui ovviamente può giocare spalle a canestro 1vs1 col proprio difensore. 3 intanto si prepara a bloccare per 1 in una tipica azione di “screen the screener”.
05Se 2 non può passare a 5 in post attende l’uscita di 1 dal blocco di 3 per passargli palla in “punta”. 3 dopo il blocco si apre in angolo e anche 2 adegua la sua posizione per garantire due possibilità di scarico dietro l’arco dei tre punti.
061 gioca un pick’n'roll centrale con 4 che può aprirsi (pop) o tagliare a canestro e concludere da sotto. 2 e 3 offrono come detto dei bersagli ideali per lo scarico di 1, nel caso questi non sia stato in grado di servire 4 o concludere in proprio, in penetrazione o arresto e tiro.

Faking The Cut

07Un’altra possibilità sul primo movimento del sistema è quella di fintare il taglio (per ricevere o andare a bloccare) con 1 che torna immediatamente sui suoi passi appena a contatto con 4. Questo “trucco” usato successivamente anche da Deron Williams ai tempi dei Jazz viene utilizzato soprattutto se il difensore della point guard anticipa il movimento – per non rimanere “inchiodato” sul blocco di 4 – e concede così libertà eccessiva a 1 di tornare indietro, ricevere libero e con molto spazio per un tiro da fuori. 4 dopo la finta di 1 taglia forte verso canestro.
081 se non conclude a canestro può servire proprio 4 che ha tagliato dentro l’area, oppure attendere 5 che sale per giocare un pick’nroll con la point guard. 3 intanto si allarga in angolo per dare all’attacco le opportune spaziature.
Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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