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5 Questions to: Alessandro Mamoli

Per la quarta uscita di “5 Questions to” la redazione di NbaLife.it ha voluto fare una sorpresa piacevolissima a tutti i lettori portando in redazione un ospite d’eccezione, un “Top Player” del giornalismo sportivo italiano, una garanzia se si volesse intavolare una conversazione nella quale l’argomento di riferimento sia il Basket: diamo il benvenuto ad Alessandro Mamoli e ringraziandolo per l’immediata disponibilità partiamo con le canoniche 5 Questions.

1) Alessandro Mamoli e il Basket. Come ti avvicini al Gioco per la prima volta e quali sono state le sensazioni che ti ha trasmesso il primo contatto con la palla spicchi fino a far si che diventasse la tua compagna fedele di viaggio nella vita?

Per caso come tutti. Primo corso di Minibasket a scuola. Credo che il profumo del pallone e della palestra inconsciamente mi abbiano colpito. Il Basket è come una malattia. La prendi e non vuoi più guarire. 

2) Giovanili dell’Olimpia Milano fino ad entrare a far parte delle rotazioni della squadra allenata da Mike D’Antoni a calcare il parquet con giocatori del calibro di Sasha Djordjevic,  Antonello Riva e Davide Pessina con cui attualmente condividi la cabina di cronaca. Cosa significa per un ragazzo delle giovanili raggiungere il traguardo della prima squadra e ti aspettavi che Mike potesse diventare un allenatore rivoluzionario e di altissimo livello oltreoceano?

In ordine. Facevo il panchinaro sparring partner in allenamento. Il mio curriculum parla di 2 minuti e 30 secondi in campo , That’s it. Ma la sola esperienza degli allenamenti fu favolosa. Sapevo che non sarei mai diventato un giocatore di alto livello. Troppo piccolo per giocare Guardia e troppo scarso per fare il playmaker, mi sono goduto ogni secondo in palestra con quei campioni. Ho imparato un sacco di cose. Mike rivoluzionario? Giocava nel 1992 una Pallacanestro che altre squadre avrebbe approcciato decenni dopo …

3) Una delle tue peculiarità in campo era il tiro da tre, che abbiamo visto come negli anni, anche grazie al lavoro di Mike, sia diventato di vitale importanza nel basket NBA e non solo. Quali conseguenze ha portato nel Gioco questa rivoluzione tecnico-tattica e quanto ti sarebbe piaciuto, da tiratore, far parte del roster di una squadra come gli attuali Houston Rockets?

Il tiro da tre ha rivoluzionato e sta rivoluzionando il gioco. A patto che non venga usato fine a se stesso. I Rockets ad esempio lo usano per aprirsi spazi al ferro. Oggi sono molto più utilizzati gli isolamenti di Harden e Paul piuttosto che il tiro da tre. Le difese scelgono che preferiscono prenderne due piuttosto che tre che arriverebbero quasi aritmetici in caso di raddoppio.

I numeri ci dicono che le squadre che utilizzano più e meglio il tiro da tre, sono quelle che vincono.

Oggi non avrei il fisico per giocare a questo livello , ma ammetto che invidio quelli che sparano con tre metri di spazio . 

4) Dal campo ai microfoni di Sky, dagli esordi al fianco di Flavio Tranquillo e Federico Buffa ad un ruolo di primaria importanza nel roster dei commentatori Sky. Fra le tante telecronache mi è rimasto impresso il tuo desiderio di voler assistere dal vivo al derby del college basket tra Duke e North Carolina. Quali emozioni è in grado di darti il Gioco da dietro un microfono, quale sarebbe la telecronaca dei tuoi sogni e chi è stato il tuo punto di riferimento?

Emozioni uniche come quelle che provi nel guardare una partita o nel giocarla, non solo al commento. La telecronaca dei sogni? Un successo della nazionale. Scegli tu se Europei, Olimpiadi o altro.

5) Siamo arrivati all’ultima domanda e non posso esimermi dal chiederti un parere sull’andamento di questa stagione NBA. Nonostante la partenza shock con l’infortunio di Gordon Hayword al Tip Off, abbiamo goduto delle meraviglie di LeBron, delle capacità di sopravvivenza dei Celtics e della crescita del “Processo” Sixers, del talento sconfinato della nuova classe di rookies e del testa a testa nella Western Conference tra Houston e Golden State. Quali spunti di riflessione ti ha lasciato questa annata NBA e non dimenticare di lasciarci il tuo pronostico sulle Finals.

Una stagione indimenticabile che non ha smesso di regalarci sorprese. Nuovi talenti. Un LeBron sempre più dominante. Un italiano a lottare nei playoff. Chris Paul alla prima finale di Conference con il sogno della finale NBA. Nel momento in cui scrivo (Mercoledì 09 Maggio) abbiamo 3 nomi delle finaliste di Conference in attesa della gara 5 tra Celtics e Phila (serie vinta da Boston 4-1 ndr). Tutti i segnali ci dicono che il capitolo 4 tra Warriors e Cavs  sia dietro l’angolo.  Ad inizio playoff non avrei scommesso su nessuna squadra ad Est. Se Boston fosse stata al completo avrei messo il mio dollaro sui ragazzi di Brad Stevens, ma la sfortuna (dopo l’infortunio di Isaiah Thomas dello scorso anno) ha scelto ancora di occuparsi dei Celtics. Finale Warriors-Cavs e Golden State in 6… ma non sai quanto vorrei vedere Mike D’Antoni in finale NBA. La merita.

Siamo giunti al fischio della sirena sul quarto episodio di “5 Questions to” e nel salutarvi mi sento in dovere di ringraziare con il cuore in mano la disponibilità, la professionalità e il rispetto nei confronti del nostro operato messo in mostra da un professionista come Alessandro Mamoli, qualità che esulano dall’immensa competenza nel suo lavoro. L’appuntamento per il prossimo episodio è rinnovato, sempre qui, sempre su su NbaLife.it.

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Francesco Rivano

Francesco Rivano

Nato il 12/11/1980 a Iglesias, nel profondo Sud della Sardegna e cresciuto a Carloforte, mi sono laureato in Economia e Commercio nel 2007 trovando successivamente un impiego nell'ambito della gestione contabile. Calciatore e calciofilo fin da tenera età ho militato nella squadra del mio paese per 15 anni. Nel 2000 sono stato folgorato come Paolo sulla via di Damasco e mi sono convertito al basket. Il mio personalissimo Messia ha un nome e un cognome: Allen Iverson. Attualmente mi occupo di intermediazione immobiliare ma la più grande passione rimane la palla a spicchi color arancio e narrare le vicende della NBA e dei suoi protagonisti è la mia massima espressione di libertà e divertimento.

 

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