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The 2017 NBALife Awards!

E potevamo mancare dall’assegnare anche noi i premi di fine stagione? Sì potevamo, poi però un po’ per scherzo un po’ perchè alla fine sono discorsi che facciamo in redazione al di là del dover preparare un articolo o meno, c’è venuto abbastanza facile azzuffarci (come sempre direi…) sui più meritevoli in questa o quella categoria.

Alla fine abbiamo scelto di istituire 5 premi un po’…particolari, nell’intento di non clonare banalmente gli awards, quelli veri. Di seguito l’esito delle consultazioni condite da un minimo di spiegazione del perchè chiamare così i vari premi. E voi la pensate come la nostra redazione?

The Difference Maker

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C’è una differenza – appunto – forse sottile, forse più marcata, tra il classico titolo di MVP e quello di Difference Maker, colui che – se in campo o meno – fa effettivamente la differenza per la propria squadra. Abbiamo ironicamente pensato di farla anche al contrario sta votazione, cioè indicando chi, una volta tolta la tuta, la differenza la fa a favore degli avversari…ma ci sembrava una cattiveria esagerata, ed è rimasta tra le “mura” della redazione.

The Difference Maker (in positivo) ha acceso più di una discussione, come per l’MVP vero e proprio: ogni anno quante statuette ci vorrebbero? Kobe che ha giocato una ventina d’anni sarà stato un potenziale MVP per almeno 15…Jordan non era sempre un MVP? Il più forte di sempre, non potrebbe essere altrimenti. E Magic? E Bird? E Kareem? E LeBron?

Ecco, LeBron non ha vinto! Eppure è stato palese nelle finali quanto la sua presenza (o assenza) in campo fosse semplicemente determinante per la propria squadra e il conseguente risultato. Premesso che abbiamo cercato di non farci condizionare dagli ultimi atti della stagione, playoffs e Finals, ma dall’intero percorso e in particolare quello lungo 82 fermate della regular season, abbiamo avuto gli unici co-vincitori proprio in questa categoria.

And the winners are… Kawhi Leonard e Giannis Antetokounmpo!!! Entrambi abbastanza chiaramente determinanti per le sorti rispettivamente di Spurs e Bucks. Kawhi fuori per il tristemente famoso episodio con Pachulia, e San Antonio a picco… Giannis tra i top di tutte le principali categorie statistiche dell’anno. Alla fine un pareggio gusto, se vogliamo dirla così, con buona pace di nomi maggiormente altisonanti che…no, da noi non vincono per forza!

Mr. Clutch

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Sì lo sappiamo, è il soprannome di Jerry West, e fin qui…ma scegliendo tra i giocatori impegnati nella stagione appena conclusa, se la tua vita fosse legata a un singolo tiro, o ancora meglio: se la gara si trova in totale equilibrio e ti giochi la vittoria con l’ultimo time-out…a chi affidi le tue uniche chances per strappare un’altra W?

C’è poco altro da aggiungere sul significato di questo premio, che per la cronaca è andato a Kyrie Irving col 38.4% dei voti! Menzione d’onore per il vecchio Joe Johnson che è stato battuto di poco dalla stella dei Cavs, a testimonianza dell’ottima stagione dei suoi Utah Jazz.

Rim Protector

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Anche qui: troppo facile…che ve lo spieghiamo a fare? Il Difensore dell’anno è una cosa, il “protettore del ferro” può anche essere – in generale – il vincitore di quel premio, ma nel nostro caso ci siamo focalizzati su chi difende la sua area, a discapito dei penetratori avversari.

A un certo punto sembrava potesse esserci una vittoria facile per Hassan Whiteside, e in effetti il centro dei Miami Heat è uno dei migliori della Lega in questo…fondamentale. Invece alla distanza è uscito il reale vincitore del nostro Award, e come detto per Johnson a proposito della stagione di Utah, ha goduto dei risultati di squadra anche Rudy Gobert (53.8% di voti) che in volata si è aggiudicato la nostra statuetta virtuale!

Miglior Secondo Violino

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Se storicamente è considerato Scottie Pippen il miglior secondo violino di sempre, è al Robin di His Airness che va intestato il nostro premio. Ad aggiudicarselo per la stagione 2016/2017 è stato Kyrie Irving con il 38% abbondante dei voti. Ben due premi dunque per il #2 di Cleveland a testimonianza del suo talento e del suo essere ormai definitivamente entrato nello star-system della NBA. Come è logico tutti i riflettori sono puntati su LeBron James, ma Kyrie – a partire probabilmente dal tiro decisivo in gara 7 delle Finals 2016 – ha saputo ritagliarsi il suo posto (e che posto!) accanto a The King.

Dietro di lui CJ McCollum, che divide il backcourt con Dame Lillard in quel di Portland e che al pari del compagno di squadra ha disputato una stagione incredibile. Lo attendiamo al varco della conferma nei prossimi anni, per dare continuità al suo gioco e, chissà, vincere il prossimo anno.

In questa categoria mi voglio soffermare su una curiosità: 3 giocatori dei Warriors hanno preso voti: Curry, Durant e Thompson. Cosa ne possiamo dedurre? Che una Squadra, con l’immancabile S maiuscola, è fatta proprio così, composta da tanti giocatori che possono dividersi il palcoscenico, il vero marchio di fabbrica di Golden State in questi ultimi anni.

Miglior Sistema

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Non volevamo premiare il Miglior Allenatore (come succede nella realtà, con il premio intestato a Red Auerbach e portato a casa da Mike D’Antoni) ma l’intero sistema di gioco, quindi tutto il coaching staff e la franchigia che più di altre ha saputo dare un taglio netto al proprio modo di scendere in campo e intendere la pallacanestro.

I Boston Celtics si sono classificati secondi in questa speciale graduatoria, merito del lavoro targato Stevens & Ainge di questi ultimi anni. Poche stelle (forse solo IT4, e in parte Horford) e un lavoro di squadra che ha portato i biancoverdi al miglior record dell’est e alla finale di Conference contro Cleveland.

Formati invece – come detto poco sopra – da un team di all-stars, i Golden State Warriors con quasi il 54% dei consensi, quindi la maggioranza assoluta, hanno strappato un premio che va ad onorare il secondo anello vinto in 3 anni, e un lavoro iniziato dal Reverendo Mark Jackson e portato ai livelli più alti da Steve Kerr. Senza dimenticare chi lo ha coadiuvato e sostituito durante l’assenza per i problemi alla schiena, lo scorso anno Luke Walton, oggi Mike Brown.

Lo stesso ex coach di Cavs e Lakers ha dato la sua impronta a quello che succede nella metà campo difensiva, unico probabile tallone d’Achille dei Warriors negli anni passati (con alcune eccezioni individuali, Draymond Green su tutti) e che invece nell’ultima stagione hanno saputo trasformare in un punto di forza almeno al pari di quello che sanno fare in attacco, dove Kerr ha mischiato – per sua stessa ammissione – un tot di Phil Jackson (e Tex Winter aggiungerei io) con l’estremismo di D’Antoni e la sagacia tattica di Popovich.

Dopo il Draft e in attesa di una free agency che si prospetta più scoppiettante che mai, abbiamo voluto indicarvi i nostri favoriti in queste 5 speciali categorie. Ma ci attendiamo che anche voi diciate la vostra, soprattutto quando non vi doveste trovare d’accordo con i pareri della nostra redazione. Sotto con i commenti!

Andrea Pontremoli

Andrea Pontremoli

Ex-giocatore e poi allenatore di settore giovanile, collaboratore dal 2005 e in seguito capo-redattore NBA per All-Around.net. Partecipa con un suo racconto al libro "All-Around: 12 storie 1 passione" (Orizzonti Editore) ed è autore del testo "Il triangolo sì...io lo rifarei" sullo studio e l'utilizzo della Triple-post Offense di Coach Tex Winter.

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